{"id":853,"date":"2020-05-16T16:25:00","date_gmt":"2020-05-16T14:25:00","guid":{"rendered":"http:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/?p=853"},"modified":"2020-06-18T19:33:46","modified_gmt":"2020-06-18T17:33:46","slug":"forma-mentisappunti-sulla-forma-e-sul-diritto-universale-di-esistere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/forma-mentisappunti-sulla-forma-e-sul-diritto-universale-di-esistere\/","title":{"rendered":"Forma mentis<br \/><em>Appunti sulla forma e sul diritto universale di esistere<\/em>"},"content":{"rendered":"<p>Un\u2019entit\u00e0 tanto immediata ai nostri sensi quanto difficile da circoscrivere in poche parole, la forma \u00e8 forse il mondo che riusciamo a immaginare. Un\u2019idea che si fa presenza, una <i>forma mentis<\/i> appunto, l\u2019idea che prende forma.<\/p>\n<p>Proprio per la sua natura mutevole e scivolosa, oltre che per ragioni di spazio, in queste pagine sar\u00e0 preso in considerazione un contesto di applicazione specifico, quello urbano, in quanto pi\u00f9 di altri ambiti \u00e8 in grado di svelarne, non solo la funzione ma, soprattutto, il suo senso pi\u00f9 profondo, ci\u00f2 che dice di noi e del nostro modo di stare al mondo. Ma cosa si intende quando si parla di forme di abitare o di forma urbana? Si possono considerare dei linguaggi universalmente validi? Siamo sempre in grado di scegliere il nostro modo di abitare? Una forma pu\u00f2 farsi ideologia? <span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Per rispondere a questi interrogativi \u00e8 necessario fare un passo indietro e ripercorrere brevemente alcuni momenti storici fondamentali.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Fino al XIX secolo, quando sorsero gli studi di St\u00fcbben (1890) e Sitte (1898) non esisteva una chiara associazione tra architettura dell\u2019edificio e il piano allargato della citt\u00e0. La manipolazione e l\u2019uso dello spazio erano, quindi, una risposta pi\u00f9 o meno diretta alle necessit\u00e0, pratiche e significati degli abitanti. In questo contesto, la forma di un insediamento abitativo &#8211; <i>forma urbis<\/i> \u2013 pu\u00f2 essere considerata come una costruzione culturale, una mappa mentale condivisa che solo gli abitanti riescono a leggere.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Con la nascita dell\u2019urbanistica moderna per la prima volta si costruirono dalla radice intere citt\u00e0 o parti di questa, con il proposito di accompagnare e gestire le trasformazioni della nuova epoca trasformando, inoltre, il ruolo dell\u2019architettura (e dell\u2019architetto) in relazione alla societ\u00e0. Il positivismo inerente al Movimento Moderno port\u00f2 a varie esperienze e correnti che cercavano di instaurare nuove logiche, nuovi modelli sociali e, soprattutto, un nuovo ruolo per l\u2019architettura che, a partire da questo momento, diventer\u00e0 veicolo principale di trasmissione dei nuovi valori alla societ\u00e0. In altre parole, si considerava l\u2019architettura (e l\u2019urbanistica in generale) come un linguaggio<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span>fisico capace di influenzare le persone nei gusti, nell\u2019etica e nei comportamenti, per questo motivo doveva farsi promotrice del \u201cbuon comportamento\u201d. Per la prima volta, si assiste a progetti per la costruzione di intere citt\u00e0 come <i>La Ville Radieuse <\/i>di Le Corbusier (1930) e all\u2019introduzione di nuovi concetti di abitare come l\u2019<i>Unit\u00e9 d\u2019Habitation<\/i>, dove, sempre privilegiando la funzionalit\u00e0, l\u2019estetica e la salubrit\u00e0, si cerca di portare al limite minimalista gli spazi abitativi.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Questa nuova concezione dell\u2019architettura, e delle forme abitative in generale, implica un altro tipo di sguardo: non solo l\u2019architettura e le forme urbane sono un prodotto della societ\u00e0 ma, a partire da questo momento, diventano anche uno strumento per modificarla, per incidere su di essa e, l\u2019architetto, nelle parole dell\u2019antropologo La Cecla (1993) un \u201ceducatore\u201d della societ\u00e0. Una visione che si rifletter\u00e0 in tantissimi esperimenti e modelli che a partire da questo momento si propagheranno in Europa e nel mondo. <span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Un altro concetto fondamentale a supporto di questa teoria \u00e8 quello di <i>unit\u00e0 di vicinanza<\/i>, sorto con la scuola americana di sociologia a inizio XX secolo e sviluppato in particolare da Park (1925) Cooley (1913), Woods (1913)<i> <\/i>e Ward (1915), affonda le sue radici nella constatazione di un indebolimento dei legami sociali nelle citt\u00e0 industriali relazionati alla crescita esponenziale delle stesse. <i>L\u2019unit\u00e0 di vicinanza<\/i> \u00e8 dunque l\u2019area dentro la quale si instaurano i legami pi\u00f9 stretti tra le persone (ci si conosce personalmente, si scambiano servizi e beni ecc.), permette lo sviluppo di reti sociali solide, spontanee o organizzate.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 \u00a0<\/span><\/p>\n<p>Questi due concetti rappresentano le basi sulle quali si sono costruite diverse esperienze nel mondo, tra le quali ricordiamo le pi\u00f9 celebri come <i>Sunnyside Gardens<\/i> e <i>Radburn<\/i> di Henry Wright e Clarence Stein, le <i>Superquadras<\/i> a Brasilia, i <i>Dom Komplex<\/i> sovietici, <i>Alton Estate<\/i> in Inghilterra o <i>Lake Meadows<\/i> a Chicago.<\/p>\n<p>Nonostante la validit\u00e0 teorica di questi modelli, la realt\u00e0 dei fatti \u00e8 che questi concetti, nati con il proposito di regolarizzare, dar vita a nuove comunit\u00e0 dove non esistevano o, pi\u00f9 in generale, creare migliori condizioni di vita per chi viveva nei sobborghi affollati e precari delle grandi citt\u00e0, non hanno avuto l\u2019effetto sperato. Le migliori intenzioni messe in atto da studiosi e architetti si sono rivelate presto un\u2019utopia o non sono state sufficienti a creare la nuova \u201ccitt\u00e0 ideale\u201d, un modello universale che potesse mettere fine al degrado abitativo in continuo aumento soprattutto nei centri industrializzati. Ma proviamo ad entrare un po\u2019 pi\u00f9 nel dettaglio con qualche esempio.<\/p>\n<p><i><strong>Il principio e la fine: due esempi.<\/strong><span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/i><\/p>\n<p>Il progetto del Karl Marx Hof (Vienna, 1926-30) \u00e8 certamente il pi\u00f9 emblematico e conosciuto, oltre a costituire il primo esempio, in Europa, di architettura in grande scala: un edificio lungo pi\u00f9 di un chilometro, 1382 appartamenti e circa 5000 abitanti. Un caso interessantissimo di residenze economiche pubbliche o <i>social housing<\/i> che contribuir\u00e0 parecchio negli anni successivi a rafforzare il mito dell\u2019abitare in comunit\u00e0. Ad oggi, certamente uno degli esempi pi\u00f9 riusciti nel suo genere e che gli \u00e8 valso il nome di \u201cmontagna incantata\u201d o \u201cVersailles del popolo\u201d agli occhi dell\u2019osservatore esterno. Lo stesso tipo di progetto per\u00f2 non ha avuto la stessa fortuna quando riprodotto in altre parti del mondo, citiamo ad esempio Corviale a Roma che ripropone le stesse dimensioni e la stessa organizzazione interna. Ci\u00f2 che cambia radicalmente nei due casi \u00e8 il contesto storico-sociale in cui si inserisce l\u2019opera e quindi la sua capacit\u00e0 di essere significativa per una data comunit\u00e0. Il Karl Marx Hof funziona perch\u00e9 rappresenta il risultato della lotta di migliaia di operai per migliorare la loro condizione sociale, un accordo con il governo che li vedr\u00e0 coinvolti direttamente in questo grande progetto. Ultimo baluardo della resistenza contro gli austro-fascisti (1934), il Karl Marx Hof dovette essere bombardato per conquistare Vienna. Un monumento, un mito che nemmeno il tempo riesce ad affievolire, oggi meta ricercata anche dai turisti.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 \u00a0<\/span><\/p>\n<p>Se il Karl Marx Hof rappresenta il principio di questa avventura, il progetto di Pruitt-Igoe a Saint Louis, Missouri (1955) ne \u00e8 certamente la fine.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>Costruito secondo i criteri elaborati dal CIAM e vincitore nel 1952 del premio attribuito dall\u2019Istituto Americano di Architettura (Jenks, 1977), il progetto di Pruitt-Igoe \u00e8 costituito da una serie di blocchi paralleli, formati da quattordici piani e organizzati al loro interno da: appartamenti, percorsi pedonali di accesso agli stessi, servizi comuni e locali di convivio. Anche la scelta formale degli edifici segue i principi individuati dalla tradizione razionalista: forme pure, linee semplici e geometriche, pianificazione intelligente dello spazio. La buona forma che, parafrasando il famoso storico dell\u2019architettura Jenks (1977), dovrebbe riflettere o, almeno, promuovere il \u201cbuon comportamento\u201d. Il progetto, di iniziativa pubblica e destinato agli strati popolari pi\u00f9 in difficolt\u00e0, appena qualche anno dopo la sua costruzione, si trovava in una situazione di povert\u00e0 estrema, soggetto a vandalizzazioni costanti e rifugio per attivit\u00e0 criminali (Jenks, 1977).<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>Tutti gli investimenti pubblici in manutenzione, per tentare di mantenere il decoro degli edifici, non si sono rivelati sufficienti, per questo il 15 luglio 1972, Pruitt-Igoe \u00e8 stato demolito. La dimensione del suo fallimento divenne presto un caso mondiale aprendo la discussione sulle politiche urbane, in particolare a proposito delle residenze economiche pubbliche e mettendo<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span>in discussione le ragioni del Movimento Moderno, al punto che questo evento sar\u00e0 ricordato dallo storico, come il giorno in cui \u00e8 morta l\u2019architettura moderna. <span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 \u00a0 \u00a0<\/span><\/p>\n<p>Abbiamo citato due casi tra i pi\u00f9 conosciuti, ma potremmo ricordare ancora il progetto di Marine Baie des Anges di Villeneuve-llubet (Patrimonio architettonico del XXI secolo) che ha ispirato il progetto di edilizia popolare \u201cLe Vele\u201d di Scampia a Napoli o ancora il piccolo borgo \u201cTroia, Citt\u00e0 Giardino\u201d sorto per rispondere alle esigenze della nuova classe media portoghese, sulla penisola di Troia, a sud di Lisbona e il quartiere di edilizia popolare Zona J nella stessa Lisbona. Quest\u2019ultimo, realizzato su modello del primo, \u00e8 passato alla storia come \u201cVilla Miseria\u201d, al punto che dal 2001 si decise, oltre che ad abbattere parte degli edifici, di cambiare il nome al quartiere (passando da \u201cZona J\u201d a \u201cBairro do Condado\u201d) perch\u00e9 ormai troppo stigmatizzante per i suoi abitanti.<\/p>\n<p>Questi esempi mostrano come sia difficile pensare a modelli universalmente validi ma, soprattutto, che pur mossi dalle migliori intenzioni e da valide teorie, si pu\u00f2 finire facilmente vittime di ideologie e attivare meccanismi di coercizione. Non tanto errori di forma, quanto di metodo.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>A questo punto \u00e8 utile definire meglio i legami che intercorrono tra linguaggio, forma e ideologia.<\/p>\n<p><strong><i>Forma e ideologia Vs forma e identit\u00e0.<\/i><\/strong><\/p>\n<p><i>\u201cA partire dal momento in cui si sta nella societ\u00e0, qualunque uso si converte in segno di quell\u2019uso\u201d (Roland Barthes, 1975:9)<\/i><\/p>\n<p>In linea generale, quando si parla di linguaggio, tendenzialmente consideriamo il linguaggio verbale, scritto, i segni e il comportamento che, sebbene utilizzino sistemi di sintesi diversi, hanno la funzione di comunicare contenuti, significati e valori. Quando si tratta di altre costruzioni o prodotti umani, come nel caso degli oggetti di consumo, dell\u2019architettura e della produzione dell\u2019ambiente in generale, non siamo tanto abituati a considerarli come tali, ossia, linguaggi, sistemi di comunicazione, per norma prevale l\u2019associazione alla funzione che esercita.<\/p>\n<p>Questo aspetto \u00e8 molto ben argomentato da Umberto Eco (1968), l\u2019autore sostiene infatti che <i>\u201cuna considerazione fenomenologica della nostra relazione con l\u2019oggetto architettonico ci dice, prima di tutto, che comunemente fruiamo l\u2019architettura come un fatto di comunicazione senza, tuttavia, escludergli la funzionalit\u00e0\u201d<\/i> (Eco, 1968).<\/p>\n<p>Le possibilit\u00e0 comunicative, quindi, sono diverse: da un lato, abbiamo una dimensione meramente denotativa, la prima funzione dell\u2019edificio \u00e8 quella di riparo, essere abitato, dall\u2019altro lato, abbiamo una dimensione connotativa che risulta da un modo specifico di dare forma all\u2019abitazione, ad esempio la disposizione e organizzazione delle funzioni, la scelta formale degli spazi, non rappresentano solo una funzione, essi portano con s\u00e9 significati strettamente legati a specifiche concezioni di abitare, trasmettono l\u2019ideologia globale che ha presieduto l\u2019operazione dell\u2019architetto\u201d (Eco, 1968). \u00c8 il modo di concepire la funzione. In questo senso, la funzione corrisponde alla parte denotativa dell\u2019oggetto (risponde alla domanda \u201cche cosa?\u201d) mentre la forma che assumer\u00e0 corrisponde alla dimensione connotativa (risponde alla domanda \u201ccome?\u201d) ed \u00e8 esattamente questo secondo aspetto la parte critica, dove si pu\u00f2 insinuare la dimensione ideologica o mitologica di un progetto o qualunque altro artefatto, nelle parole di Roland Barthes (1957): <i>\u201cil mito non pu\u00f2 essere in nessun modo un oggetto, un concetto o un\u2019idea; \u00e9 un modo di significazione, una forma\u201d <\/i>(Barthes, 1957:11).<\/p>\n<p>Sintetizzando, l\u2019ideologia non sta nelle cose, persone o istituzioni in s\u00e9, ma queste la rendono visibile. Di fatto, esistono diversi modi di concepire e realizzare un prodotto qualunque e questi modi sono sempre influenzati da valori, principi, concezioni del mondo che sono circostanziati, anche nello spazio e nel tempo.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 \u00a0<\/span><\/p>\n<p>La dimensione ideologica che pu\u00f2 assumere la forma risiede quindi nel tentativo di egemonizzare secondo i canoni prestabiliti del gruppo dominante. Ha carattere coercitivo e moralista volendo in qualche modo promuovere un certo modo di esistere a discapito di altri.<\/p>\n<p>La forma intesa come libera rappresentazione dei valori e delle concezioni del mondo rimane la testimonianza pi\u00f9 pura delle nostre vite, di culture individuali e collettive. Ogni individuo, gruppo, societ\u00e0 o popolo ha necessit\u00e0 di essere riconosciuto ed \u00e8 a questo che serve la forma, a renderci visibili. <span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><strong><i>Considerazioni finali.<\/i><\/strong><\/p>\n<p>Il tema \u00e8 certamente vasto e meriterebbe maggiori approfondimenti, tuttavia senza la pretesa di essere esaustivi, tornando alle questioni iniziali e alla luce di quanto analizzato fino a qui, possiamo affermare che la forma \u00e8 molto di pi\u00f9 di quello che appare all\u2019immediatezza dei sensi, troppo importante per essere declassata a mero ornamento, proprio per questo \u00e8 difficile pensarla come un linguaggio universale. Ci\u00f2 che invece si pu\u00f2 considerare universale \u00e8 l\u2019importanza che qualunque popolo, gruppo sociale e individuo attribuisce alla forma, all\u2019<i>habitat<\/i>, in quanto costruzione simbolica del proprio ambiente. La forma riveste un ruolo importante perch\u00e9 rappresentazione fisica del nostro modo di stare al mondo e di essere riconosciuti. A questo proposito si \u00e8 fatta distinzione tra rappresentazione identitaria (da intendersi come libert\u00e0 di scelta, di stare al mondo) e l\u2019imposizione dall\u2019alto, la coercizione. La potenza comunicativa dell\u2019arte e dell\u2019architettura \u00e8 storicamente riconosciuta, spesso, infatti, sono state messe al servizio del potere dominante con il fine di promuovere questa o quella ideologia. Ma se consideriamo vero quanto sostenuto da Dorfles (2010) che <i>\u201cla libert\u00e0 di scelta \u00e8 la dimensione pi\u00f9 vitale dell\u2019essere umano\u201d<\/i>, allora sarebbe certamente pi\u00f9 efficace pensare a un modo per far s\u00ec che queste scelte diventino realt\u00e0 per tutti. Diventa quindi indispensabile investire in politiche pubbliche in grado di fornire possibilit\u00e0 e meno nella politica del pr\u00eat-\u00e0-porter.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<figure id=\"attachment_855\" aria-describedby=\"caption-attachment-855\" style=\"width: 985px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-855 size-full\" src=\"http:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/immagini-de-vinvenzi-forma-mentis-2-3.jpg\" alt=\"\" width=\"985\" height=\"462\" srcset=\"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/immagini-de-vinvenzi-forma-mentis-2-3.jpg 985w, https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/immagini-de-vinvenzi-forma-mentis-2-3-300x141.jpg 300w, https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/immagini-de-vinvenzi-forma-mentis-2-3-768x360.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 985px) 100vw, 985px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-855\" class=\"wp-caption-text\"><em>Vista parziale Karl Marx Hof, M. De Vincenzi, luglio 2019<\/em><\/figcaption><\/figure>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<figure id=\"attachment_856\" aria-describedby=\"caption-attachment-856\" style=\"width: 977px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-856 size-full\" src=\"http:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/immagini-de-vinvenzi-forma-mentis-4-5.jpg\" alt=\"\" width=\"977\" height=\"640\" srcset=\"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/immagini-de-vinvenzi-forma-mentis-4-5.jpg 977w, https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/immagini-de-vinvenzi-forma-mentis-4-5-300x197.jpg 300w, https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/immagini-de-vinvenzi-forma-mentis-4-5-768x503.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 977px) 100vw, 977px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-856\" class=\"wp-caption-text\"><em>Entrata e interno scale nel Karl Marx Hof, M. De Vincenzi, luglio 2019<\/em><\/figcaption><\/figure>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<figure id=\"attachment_859\" aria-describedby=\"caption-attachment-859\" style=\"width: 746px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-859 size-full\" src=\"http:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/devincenzi-6.jpg\" alt=\"\" width=\"746\" height=\"542\" srcset=\"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/devincenzi-6.jpg 746w, https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/devincenzi-6-300x218.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 746px) 100vw, 746px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-859\" class=\"wp-caption-text\"><em>Vista di Pruitt-Igoe dall\u2019alto negli anni Sessanta. Saint Luis Public Radio, luglio 2011.<\/em><\/figcaption><\/figure>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<figure id=\"attachment_860\" aria-describedby=\"caption-attachment-860\" style=\"width: 773px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-860 size-full\" src=\"http:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/devincenzi-7.jpg\" alt=\"\" width=\"773\" height=\"473\" srcset=\"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/devincenzi-7.jpg 773w, https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/devincenzi-7-300x184.jpg 300w, https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/devincenzi-7-768x470.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 773px) 100vw, 773px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-860\" class=\"wp-caption-text\"><em>Demolizione degli edifici di Pruitt-Igoe, (Saint Louis, 1972). Ellis Woodman, in Architects\u2019 Jornal, 2015.<\/em><\/figcaption><\/figure>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p><b><i>Riferimenti bibliografici<\/i><\/b><\/p>\n<p><b>Barthes, R.<\/b>\u00a0(1957). Mitologias. Versione tradotta da Jos\u00e9 Augusto Seabra. Lisboa: Edi\u00e7\u00f5es 70, 1975.<\/p>\n<p><b>Dorfles, G.\u00a0<\/b>(2010). Dal significato alle scelte. Roma: Castelvecchi.<\/p>\n<p><b>Eco, U.\u00a0<\/b>(1968). La struttura assente. Milano: Editrice La Nave di Teseo.<\/p>\n<p><b>Jenks, C.<\/b>\u00a0(1977), \u201cA Linguagem da Arquitetura P\u00f3s-Moderna\u201d in Teoria e critica de arquitetura \u2013 s\u00e9culo xx, Caleidosc\u00f3pio, Casal de Cambra: 2010.<\/p>\n<p><b>La Cecla F.<\/b>, (1993). Mente Locale. Per un\u2019antropologia dell\u2019abitare. Milano, El\u00e8uthera.<\/p>\n<p><span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0\u00a0<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un\u2019entit\u00e0 tanto immediata ai nostri sensi quanto difficile da circoscrivere in poche parole, la forma \u00e8 forse il mondo che [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":23,"featured_media":854,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[11],"tags":[41,61,74,78,120],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/853"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/users\/23"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=853"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/853\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":861,"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/853\/revisions\/861"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/media\/854"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=853"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=853"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=853"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}