{"id":851,"date":"2020-05-16T19:47:32","date_gmt":"2020-05-16T17:47:32","guid":{"rendered":"http:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/?p=851"},"modified":"2020-06-18T19:33:09","modified_gmt":"2020-06-18T17:33:09","slug":"la-memoria-iperrealehyper-real-memory","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/la-memoria-iperrealehyper-real-memory\/","title":{"rendered":"La memoria iperreale<br \/><em>Hyper-real memory<\/em>"},"content":{"rendered":"<p>Partiremo da un\u2019immagine. Nel film Prima della pioggia, che presenta una notevole variante di struttura narrativa basata su un modello di circolarit\u00e0 e di intersezione temporale, c\u2019\u00e8 una scena nella quale un monaco pronuncia una frase di profonda saggezza: \u201cil tempo non torna mai su se stesso, il cerchio non si chiude\u201d, dice il monaco. Questa sentenza ricorre tre volte, a scandire il racconto e a sottolineare l\u2019intrico temporale della vicenda.<\/p>\n<p>La saggezza del monaco induce a sua volta a una riflessione sulla nostra volont\u00e0 di dominio, che si esprime anche in una manipolazione tecnologica della memoria. C\u2019\u00e8 la sensazione che proprio l\u2019autopercezione della fragilit\u00e0, dell\u2019infondatezza e della pluralit\u00e0 delle possibilit\u00e0 che abbiamo visto come caratteristiche del rapporto tra il soggetto e il mondo attuale si capovolga, con la complicit\u00e0 della tecnologia, in una estrema prova di forza con il tempo. Si tratterebbe di una specifica hybris che rifiuta il passaggio, l\u2019accettazione di un depositarsi del presente nel passato che fa parte del fondo primordiale di una memoria del s\u00e9 biologicamente radicata.<\/p>\n<p>\u00c8 possibile che uno dei versanti della cultura postmoderna esprima questa pulsione di rifiuto, affermando invece una sorta di dominio tecnologico sul tempo attraverso una specifica dimensione della memoria, che ha a sua volta un precipitato fisico in nuove generazioni di oggetti.<\/p>\n<p>\u00c8 iperreale quella memoria che fraintende il suo potere di ricostruzione, violando la posizione naturale del passato, e sono iperreali gli oggetti che presentificano in se stessi un tempo senza tempo, o che sono specificamente progettati, in quell\u2019ora nevrotica di cui si \u00e8 parlato, per illuderci di far rivivere il passato nella loro presenza. Questi oggetti diventano iperreali perch\u00e9 il loro passato non \u00e8 impresso nelle loro fibre: sono fatti ora, sono attuali, e insieme viene sottratta la possibilit\u00e0 di posizionarli in un punto preciso del fiume del tempo, di assegnare loro una temporalit\u00e0, una densit\u00e0, una memoria precisa (1).<\/p>\n<p>Che cos\u2019\u00e8 la memoria? Non una semplice facolt\u00e0 di raccolta e di archiviazione, ma una facolt\u00e0 attiva e ricostruttiva grazie alla quale non solo il passato viene richiamato, ma viene formato il senso stesso del tempo:<br \/>\n\u201cUn punto cruciale su cui convergono diverse ipotesi neuro-scientifiche recenti riguarda l\u2019idea stessa di memoria biologica, intesa sempre meno come \u2018archivio\u2019, sempre pi\u00f9 come processo che riattiva, reimpasta, ritraduce\u201dosserva Furio Di Paola (2). Su questa base Di Paola costruisce un acuto percorso di interpretazione che associa il concetto freudiano di memoria psichica come \u201cposteriorit\u00e0 che attiva e ricompone\u201d (Nachtraeglichkeit) alla teoria della memoria biologica di Gerald Edelman, intesa a sua volta come processo \u201cricategorizzante\u201d e \u201cculmine di una incessante attivit\u00e0 riorganizzativa\u201d.<\/p>\n<p>Ci interessano qui per\u00f2 gli aspetti culturali, sociali, di questa attivit\u00e0 della memoria intesa come ricostruzione attiva del senso. Anche Paul Ricoeur, da un punto di vista assai differente (ma che in modo significativo converge a sua volta sul corpus freudiano) sottolinea il \u201ccarattere selettivo della memoria\u201d per introdurre una riflessione fortemente critica sulle sue attuali patologie sociali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<figure id=\"attachment_949\" aria-describedby=\"caption-attachment-949\" style=\"width: 350px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-949\" src=\"http:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/carmagnola-4-01.jpg\" alt=\"\" width=\"350\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/carmagnola-4-01.jpg 1237w, https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/carmagnola-4-01-212x300.jpg 212w, https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/carmagnola-4-01-987x1400.jpg 987w, https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/carmagnola-4-01-768x1089.jpg 768w, https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/carmagnola-4-01-1083x1536.jpg 1083w\" sizes=\"(max-width: 350px) 100vw, 350px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-949\" class=\"wp-caption-text\"><em>Illustrazione di MAT<\/em><\/figcaption><\/figure>\n<p>La memoria in quanto facolt\u00e0 attiva non ritrova le cose \u201ccome erano\u201d ma le ricostruisce, le modifica anche. Non solo \u201cmemoria privata e pubblica si costituiscono simultaneamente\u201d, ma addirittura l\u2019aspetto ricostruttivo della memoria assume caratteri paradossali dal momento che \u201ci nostri pretesi ricordi sono in realt\u00e0 spesso presi a prestito da racconti ricavati da altri\u201d(3). Viene in mente la scena straordinaria di Blade Runner, dove il detective cacciatore di androidi, rovistando nell\u2019appartamento dei replicanti, scopre un fascio di fotografie di infanzia di uno di loro \u2013 un\u2019infanzia fittizia: esempio estremo di una ricostruzione alienata, di una memoria completamente imposta, di una documentazione vissuta come vera e personale \u2013 ma della quale noi spettatori sappiamo che \u00e8 inventata. La memoria iperreale pu\u00f2 spingersi al punto di far s\u00ec che noi ricordiamo cose che non ci sono mai avvenute &#8230;<\/p>\n<p>Alcuni aspetti della riflessione di Ricoeur ci interessano particolarmente nel presente contesto. La memoria, spiega Ricoeur, dovrebbe mettere a frutto l\u2019assenza \u2013 come l\u2019immaginazione \u2013 ma in un verso differente. La sua missione infatti dovrebbe essere quella di \u201csegnalare la distanza temporale delle cose ricordate\u201d, insomma di serbare il passato in quanto passato, istituendo cos\u00ec un rapporto con l\u2019anteriorit\u00e0 che preservi lo stesso presente dall\u2019affollamento. La memoria \u00e8 una distensione dell\u2019animo nel passato, serbato ma ricollocato al suo posto, la sua specifica virt\u00f9 dovrebbe essere quella di preservare lo spessore del tempo, di salvaguardare l\u2019identit\u00e0 nel suo necessario aspetto diacronico.<\/p>\n<p>\u00c8 a questo punto che diventano evidenti le attuali patologie della memoria sociale, le sue distorsioni che Ricoeur paragona dal punto di vista psicologico a una duplice costruzione freudiana \u2013 quella della melanconia \u2013 che impedisce la rielaborazione del lutto, e quella della coazione che ripresentifica il passato presunto in atti di ripetizione sintomale (Wiederholungzwang). La tesi di Ricoeur \u00e8 che questo costrutto di origine psicologica possa valere anche come interpretazione della memoria sociale e culturale. Quello che ci interessa \u00e8 il nucleo del ragionamento che possiamo cos\u00ec ricostruire: c\u2019\u00e8 oggi una specifica patologia della memoria che consiste in una sua \u201ccolonizzazione\u201d da parte dell\u2019immaginazione. Rispetto alla preservazione della distanza del passato prevale infatti l\u2019aspetto finzionale, proprio dell\u2019attivit\u00e0 immaginativa. L\u2019immaginazione costruisce fiction, e se noi la sostituiamo alla memoria il pericolo \u00e8 quello di perdere la posizione corretta del passato, del ricordo:<\/p>\n<p>\u201c&#8230; l\u2019immaginazione non \u00e8 ingannevole allo stesso modo in cui lo \u00e8 la memoria; \u00e8 la confusione fra l\u2019ideale e il reale, &#8230; che rende quest\u2019ultima sospetta &#8230; Diversa \u00e8 la falsit\u00e0 della memoria; ci\u00f2 su cui s\u2019inganna \u00e8 sull\u2019essere stata, sull\u2019essere accaduta prima &#8230; gli errori della memoria portano continuamente sul \u2018che cosa\u2019 delle cose assenti, senza le quali si ricorda, e sull\u2019anteriorit\u00e0, sulla distanza temporale &#8230; Ma ci si sbaglia perch\u00e9 si \u00e8 mirato alla verit\u00e0, all\u2019esattezza, alla fedelt\u00e0\u201d(4). Nella memoria insomma c\u2019\u00e8 un\u2019istanza di verit\u00e0 che viene confusa nello scambio tra memoria e immaginazione. La memoria crede di essere vera, l\u2019immaginazione sa o dovrebbe sapere di essere \u201cfalsa\u201d. Che cosa accade quando questa istanza viene ingannata? Possiamo credere di aver vissuto ricordi che non ci appartengono \u2013 con la possibile scoperta dolorosa dell\u2019inganno, come accade alla replicante di cui il detective si innamora nel film di Ridley Scott \u2013 o possiamo giocare con le ricostruzioni tecnologiche di una memoria che non pu\u00f2 essere la nostra.<\/p>\n<p>A ben guardare, questa possibilit\u00e0 di colonizzazione della memoria da parte dell\u2019immaginazione si pu\u00f2 rintracciare anche molto indietro nel tempo, fino alla celebre teorizzazione aristotelica della poesia: in Aristotele la poesia (prodotto dell\u2019immaginazione) \u00e8 superiore alla storia (identificabile come il prodotto della memoria) in quanto la storia \u201cricostruisce il passato raccontandolo, mentre la poesia ci fa vedere quello che potremmo essere\u201d(5). Da un lato dunque la memoria \u00e8 riconosciuta dalla modernit\u00e0 non come semplice archivio e luogo di raccolta ma come facolt\u00e0 attiva e ricostruttiva di senso, ma dall\u2019altro, sul piano fenomenologico, per essere attiva la memoria deve pur sempre ancorarsi alla nozione di veridicit\u00e0 (piuttosto che a quella di verosimiglianza) e alla nozione di distanza (di contro all\u2019invadenza della presenza). Entrambe queste condizioni, pare, vengono violate dal fenomeno attuale della memoria iperreale.<\/p>\n<p>Cos\u00ec come nelle nevrosi ossessive al posto del ricordo che posiziona l\u2019evento e lo riconosce nella sua distanza, rimarginando la ferita, compare un continuo ripetersi, un \u201cpassaggio all\u2019atto\u201d, una sorta di presentificazione continua come costrizione nella quale si riproduce il sintomo senza risolverlo allo stesso modo nella memoria sociale colonizzata dall\u2019immaginazione, attraverso un effetto di confusione finzionale, il passato sembra invadere il presente in una sorta di acting out : \u201cla manipolazione passa attraverso l\u2019uso perverso della selezione\u201d, nota Ricoeur. Il passato si presentifica in modo sintomale, irrisolto, \u201cnon vuole passare\u201d e infesta il presente \u201ccome un fantasma senza distanza\u201d.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-951 \" src=\"http:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/carmagnola-3-01-300x297.jpg\" alt=\"\" width=\"385\" height=\"381\" srcset=\"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/carmagnola-3-01-300x297.jpg 300w, https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/carmagnola-3-01-768x761.jpg 768w, https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/carmagnola-3-01.jpg 1007w\" sizes=\"(max-width: 385px) 100vw, 385px\" \/>Mi pare che alcuni aspetti evidenti della memoria iperreale possano essere interpretati come il precipitato artefattuale di questa situazione patologica.<br \/>\nCome abbiamo visto, pare che il darsi-tempo e il darsi-spazio del senso collassino in un unico punto iperdenso. L\u2019appiattimento sul presente non \u00e8 che un altro modo per affermare il predominio della contemporaneit\u00e0, l\u2019affollarsi di tutti i tempi sull\u2019ora, di tutti i tempi nel medesimo predominio dello spazio, che a sua volta si dissolve in spazio senza materia, virtualit\u00e0. Ma anche la materia, quando c\u2019\u00e8, in questa specifica dimensione estetica diventa a sua volta presentificazione ossessiva di tutti i tempi in uno, di tutte le memorie e le storie del mondo in un\u2019unica popolazione presente, acquistabile, di merci&#8230; L\u2019iperrealizzazione \u00e8 un\u2019ulteriore forma di dominio del presente sulle altre dimensioni temporali. Se lo spazio e il corpo si virtualizzano, il tempo non solo si frammenta ma si iperrealizza come memoria onnipotente e confusiva, hybris tecnologica. La dimensione della memoria che ricostruisce per noi le fibre del senso attraverso il filo diacronico del tempo viene compressa nella presenza contemporanea di tutti i tempi di fronte a noi. Come l\u2019estetica della Rete \u00e8 il risultato di una manipolazione tecnologica della spazialit\u00e0 intuitiva, cos\u00ec la memoria iperreale \u00e8 il risultato di una parallela manipolazione della scansione temporale intuitiva, basata sull\u2019inesorabilit\u00e0 del prima e del dopo.<\/p>\n<p>Ma il tempo della memoria pu\u00f2 avere, nel cinema soprattutto, anche una dimensione pi\u00f9 banalmente nostalgica: \u201ca differenza dei film storici che mirano a ricreare la finzione di un\u2019altra et\u00e0 come alterit\u00e0, i film r\u00e9tro mirano a evocare un ambiente ricorrendo a precisi artifici e stratagemmi stilistici che cancellano i limiti temporali\u201d nota Paul Rabinow. Si pensi, a proposito di questa osservazione, a film recentissimi come Frequency di Gregory Hoblit, dove un padre e un figlio si incontrano nello stesso tempo fuori dal tempo, innescato da un cortocircuito tecnologico che incrocia il passato degli anni Sessanta e il presente degli anni Novanta. Qui il trick della contemporaneit\u00e0 impossibile \u00e8 funzionale non solo alla narrazione, ma anche e soprattutto a riproporre l\u2019epoca passata come il tempo della felicit\u00e0 o delle Stardust memories che riviviamo con il protagonista. In questo modo nel r\u00e9tro viene messo in atto un dispositivo narrativo ed estetico definibile come \u201cappiattimento storico\u201d che caratterizzerebbe, secondo Jameson, lo specifico del postmoderno(6). Ancora una volta, siamo di fronte a una nuova forma di incombenza della presenza, che si manifesta in una ulteriore variante. La memoria iperrealizza il tempo, presentificandolo con una sorta di hybris esercitata sui tempi trascorsi. \u00c8 agli oggetti soprattutto che spetta questo ruolo di presentificazione iperreale. Avviene qui un effetto visibile ed evidente di quell\u2019 \u201cuso perverso della selezione\u201d di cui parla Paul Ricoeur.<\/p>\n<p>La manifestazione pi\u00f9 spettacolare e vagamente kitsch di questo precipitato oggettuale della memoria iperreale \u00e8 definibile come il fenomeno della nostalgia o del neo-r\u00e9tro. Si tratta di una delle molte soluzioni artefattuali disponibili \u2013 accanto al feticismo tecnocratico, agli oggetti transizionali, al minimalismo soft, alle etnie dolci, all\u2019esibizionismo dell\u2019affluenza, che abbiamo cercato di descrivere e di commentare. La caratteristica specifica del neo-r\u00e9tro consiste nel fatto che questa tendenza estetica non si limita a rivisitare il passato in modo seriale, prendendo per cos\u00ec dire come suo oggetto di attenzione un\u2019epoca alla volta (come le mode successive degli anni trenta, quaranta, cinquanta, sessanta e cos\u00ec via ). Le prende tutte insieme e le mescola nello stesso presente finzionale. Cos\u00ec il neo-r\u00e9tro iperrealizza il tempo, perch\u00e9 rimescola tutti i tempi, annulla lo spessore temporale del passato e fa della contemporaneit\u00e0, appunto, il luogo in cui tutte le cose accadono insieme. La conseguenza \u00e8 una sorta di spaesamento di fronte agli oggetti che vengono generati da questa memoria tecnologica: quel tostapane, quell\u2019automobile, quel vestito, quell\u2019orologio \u201csono e non sono\u201d macchine e oggetti che ci ricordiamo vagamente di aver visto \u201cuna volta\u201d. A quale epoca appartengono precisa- mente la Chrysler PT Cruiser, la Mazda MX5, il New Beetle, la Mot\u00f2, gli orologi Fossil, la Harley Davidson Dyna Glide o la Triumph Bonneville? A nessuna, alla nostra, a molte&#8230; Gli oggetti non sono il saldo ancoraggio per la memoria della storia, del passato, sono cristallizzazioni di un immaginario avido di riavere tutto il passato davanti a s\u00e9, un passato che come tale non ci \u00e8 mai appartenuto, non \u00e8 mai esistito se non nella nostra nostalgia. Il luogo di nascita del mito, osserva Jean Luc Nancy, \u00e8 il presente e non il passato. Siamo noi che lo generiamo(7). Come l\u2019estetica reticolare realizza nel cyberspazio, ma anche nella narrativa e nel cinema, il modello borgesiano del giardino dei sentieri che si biforcano, cos\u00ec la memoria iperreale condensa differenti temporalit\u00e0 nella contemporanea comparsa delle stesse popolazioni di oggetti. Ipertestualit\u00e0, virtualit\u00e0, reticolarit\u00e0 e memoria iperreale sono manifestazioni parallele e complementari della manipolazione tecnologica e mediale delle categorie centrali dell\u2019intuizione e dell\u2019estetica moderna.<br \/>\nIn sintesi, proprio le diverse manifestazioni dell\u2019estetica nel regno della merce e dei media rendono evidenti queste caratteristiche della nostra attuale rappresentazione e percezione del tempo e dello spazio, in due direzioni distinte e complementari: quella della virtualizzazione e smaterializzazione \u2013 nell\u2019estetica adimensionale della rete e dell\u2019ipertesto \u2013 e quella dell\u2019incombente presenza iperreale di \u201ctutti i tempi in uno\u201d nell\u2019affollamento di oggetti prodotto dalla memoria tecnologica.<br \/>\nTuttavia questa presenza, come gi\u00e0 abbiamo osservato, \u00e8 inquieta, incompleta, confusa. L\u2019umanit\u00e0 postmoderna, come ci viene mostrata in queste tendenze estetiche, \u00e8 quella per la quale ogni realt\u00e0 appare filtrata inevitabilmente dall\u2019infinito spessore degli strati geologici delle culture precedenti, ora disponibili in massa allo sguardo predatore della memoria iperreale. Il suo modello di realt\u00e0, \u00e8 stato osservato, \u00e8 iper-culturale (M. Senaldi), costituito dall\u2019accumulo disponibile di reperti e storie affastellate. Non esiste pi\u00f9 una prima volta come non ne esiste un\u2019ultima.<br \/>\nMentre l\u2019essere umano postmoderno si percepisce incompleto, instabile e senza saldi fondamenti di certezza, allo stesso tempo la sua sensazione di potenza, la percezione di un immenso potere di disposizione oggi lo affascina e lo seduce. Perci\u00f2 la sua percezione del tempo e dello spazio pare avere due distinti versanti entrambi rispecchiati nel sistema delle sue rappresentazioni e dei suoi artefatti: \u00e8 associata all\u2019immagine dispersa del s\u00e9, ma dall\u2019altro lato appare assoggettata a questo potere di disposizione senza pari.<br \/>\nDa un lato ci sentiamo fragili ma dall\u2019altro crediamo di poter dominare lo spazio nei mondi virtuali e il tempo nelle rappresentazioni mediali. Non vogliamo riconoscere quella pulsione elementare che suggerisce in noi, nel nostro essere biologico, l\u2019irreversibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Gli esseri umani delle societ\u00e0 postmoderne mascherano forse la profonda sensazione di fragilit\u00e0 con la pretesa di fermare il tempo in un presente saturo di oggetti o di dilatarlo nell\u2019iperscelta di spazi e tempi virtuali. Ma \u201c&#8230; \u00e8 necessario che tutte le cose che sono nel tempo, siano contenute dal tempo &#8230; ed ogni cangiamento ha per natura la capacit\u00e0 di far uscire le cose fuori di s\u00e9. Nel tempo, invero, tutte le cose nascono e periscono\u201d(8).<\/p>\n<p>Le cose sono nel tempo, ne sono possedute. Queste osservazioni di Aristotele riconducono alla saggezza del monaco di Prima della pioggia: in realt\u00e0 non c\u2019\u00e8, se non nella memoria iperreale colonizzata dall\u2019immaginazione, un circolo: il tempo ci possiede, ancora e sempre. Tuttavia al posto della consumazione dei corpi nella signoria del tempo, dell\u2019accettazione del divenire di cui facciamo parte, l\u2019umanit\u00e0 postmoderna ha posto la condensazione violenta del tempo nella vertigine dell\u2019ora, l\u2019affollamento degli oggetti, la complessificazione reticolare.<\/p>\n<p>Forse dunque la radice ultima di questa enfatizzazione della presenza risiede in quello che L\u00e9vi-Strauss in Tristi Tropici definiva \u201ccannibalismo nostalgico\u201d, ma mostra anche il desiderio di far tacere il residuo della saggezza del corpo che ci parla di un divenire comunque irreversibile, dove lo splendore del presente pu\u00f2 solo essere richiamato, non ripresentificato dall\u2019istanza ricostruttiva della memoria e dove la saggezza consisterebbe nel lasciar scorrere il proprio tempo, denso e ricco quanto pi\u00f9 possibile, verso la propria giusta fine.<\/p>\n<p>\u201cFa\u2019 che ogni istante che ti \u00e8 dato sia pieno di significato, e lascia che la tua vita scorra nel suo deflusso naturale verso il passato. Fa\u2019 che il passato sia restituito alla sua dimensione propria perch\u00e9 gli d\u00e8i possano parlare di noi serenamente nei giorni a venire\u201d come recita un verso di Pound. Cos\u00ec suonerebbe forse il precetto di un\u2019estetica della saggezza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h6>(1)\u00a0Le nozioni di iperralt\u00e0 e simulacro sono complementari e ubique nell\u2019opera di Jean Baudrillard, come \u00e8 noto. Cfr. in particolare Lo scambio simbolico e la morte, tr. it. Feltrinelli, Milano, 1979, e Le strategie fatali, tr. it. Feltrinelli, Milano, 1984. Cfr. anche M. Perniola, La societ\u00e0 dei simulacri, Cappelli, Bologna, 1980.<\/h6>\n<h6>(2)\u00a0F. Di Paola, Osservazioni su psicoanalisi e neuroscienze, Aut aut, 277-78, 1997, p. 161<\/h6>\n<h6>(3)\u00a0P. Ricoeur, Passato, memoria, oblio in L. Ruggiu, cit. p. 216<\/h6>\n<h6>(4) Ivi, p. 221 e 228<\/h6>\n<h6>(5) L\u2019osservazione a proposito di Aristotele si trova in U. Fabietti, R. Malighetti, V. Matera, Dal tribale al globale. Introduzione all\u2019Antropologia, cit. p. 195<\/h6>\n<h6>(6)\u00a0P. Rabinow, Le rappresentazioni sono fatti sociali. Modernit\u00e0 e postmodernit\u00e0 in antropologia, in Scrivere le culture. Poetiche e politiche in etnografia, a cura di J. Clifford e G.F. Marcus, tr. it. Meltemi, Roma, 1997 p. 321<\/h6>\n<h6>(7)\u00a0J. L. Nancy, Il mito interrotto, in La comunit\u00e0 inoperosa, tr. it. Cronopio, Napoli, 1995 pp. 93 sgg.<\/h6>\n<h6>(8)\u00a0Aristotele, Fisica, IV,12,221 a e 222b, tr. it. in Opere, Laterza, Bari, 1973, vol. 3, pp. 108 e 111, sottolineature mie; cfr. anche Ricoeur, cit. p. 214<\/h6>\n<hr \/>\n<p><span style=\"color: #3366ff;\"><b>[<\/b><b>english<\/b><b>]<\/b><\/span><\/p>\n<p>Let\u2019s start with an image. In the film Before the Rain, a singular narrative structure variation of a model of temporal circularity and intersection, there is a scene in which a monk makes a statement of great wisdom: \u201ctime never turns back on itself, the circle does not close\u201d, says the monk. This sentence recurs three times, marking out the story, stressing the story\u2019s temporal muddle.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>The wisdom of the monk in turn leads to a reflection on our will to domination, which is also expressed in a technological manipulation of memory. There is the sensation that precisely the self-perception of the fragility, groundlessness and plurality of possibilities which we have seen as features of the relation between the subject and today\u2019s world, is turned upside down, with the complicity of technology, in an extreme test of strength with time. It is a specific hybris which refuses the past, the acceptance of depositing the present in the past which is part of the primordial reserve of a biologically rooted memory of self.<br \/>\nHyper-real is that memory which miscontrues its power of reconstruction, violating the natural position of the past, and hyper-real are those objects which presentify in themselves a time without time or are specifically planned, in that neurotic now, which has been spoken of, to deceive us into getting the past to live again the past, in their presence. These objects become hyper-real because their past is not imprinted in their fibres: they are made now, they are current, and together the possibility of positioning them at a clear point in the river of time, the possibility to assign them a temporality, a density, a precise memory, is removed (1). What is memory? Not the simple capacity of gathering and archiving, but an active and reconstructive faculty, thanks to which not only is the past recalled, but the sense of time itself is formed: \u201cA crucial point at which recent neuroscientific hypotheses have converged, concern the idea itself of a biological memory, understood increasingly less as an \u2018archive\u2019, and more and more as a process which reactivates, remixes, retranslates\u201das Furio Di Paola observes (2). On this basis Di Paola constructs an acute interpretative path which associates the Freudian concept of psychic memory as \u201cposterity which activates and recomposes\u201d (Nachtraeglichkeit) with Gerald Edelman\u2019s theory of biological memory, understood as a process of \u201crecategorisation\u201d and \u201cclimax of an incessant reorganising activity\u201d.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>However, here, we are interested in the cultural and social aspects of this memory activity understood as active reconstruction of sense. Paul Ricoeur too, from a rather different angle (but which also clearly converges with the Freudian corpus) stresses the \u201cselective character of memory\u201d so as to introduce a clearly critical reflection on its current social pathologies.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Memory as active faculty does not find things \u201cas they were\u201d but reconstructs them, modifies them even. Not only do \u201cprivate and public memory constitute themselves simultaneously\u201d, but indeed, the reconstructive aspect of memory takes on paradoxical features since \u201cour supposed memories are in fact borrowed from stories drawn from others\u201d(3). That extraordinary scene in Blade Runner springs to mind where the detective-hunter of androids, rummaging in the replicants\u2019 flat, discovers a bundle of photographs of the childhood of one of them \u2013 a fictional childhood. This is an extreme example of an alienated reconstruction, a memory which has been completely imposed, a documentation lived as real and personal, but which we viewers know is invented. Hyper-real memory can push itself to the point where we remember things that have never happened.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Certain aspects of Ricoeur\u2019s reflection interest us particularly in the present context. Memory, Ricouer explains, should make use of absence \u2013 like the imagination, but in a different way. Its mission in fact, should be that of \u201csignalling the temporal distance of things remembered\u201d, in short, to store up the past in that it is past, instituting a relation with precedence which preserves the present itself from overcrowding. Memory is a relaxation of the soul in the past, stored up but re-positioned in its place; its specific virtue should be that of preserving the depth of time, protecting the identity in its necessary diachronic aspect.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>It is at this point that the current social memory pathologies become clear, their distortions which Ricouer compares, from a psychological point of view, to a double Freudian construction \u2013 that of melancholy, which hinders the re-elaboration of mourning, and that of compulsion which representifies the presumed past in acts of symptomal repetition (Wiederholungzwang). Ricouer\u2019s point is that this construct of a psychological origin can also constitute an interpretation of social and cultural memory.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>That which interests us is the nucleus of reasoning which we can thus reconstruct: there is today a specific pathology of memory which consists of its \u201ccolonisatation\u201d by the imagination. Compared to the preservation of the distance of the past, what in fact prevails is the fictional aspect, of precisely the imaginative activity. The imagination constructs fiction, and if we put it in memory\u2019s place, we risk losing the correct position of the past, of memory: \u201c&#8230;the imagination is not deceitful in the same way memory is; it is the confusion between the ideal and the real, &#8230;which renders the latter suspect &#8230; The falsity of memory is another thing; that which one is deceived about is the \u201chas been\u201d, the \u201chas happened before\u201d &#8230; the errors of the memory lead continuously towards the \u2018what\u2019 of things absent, without which we remember, and precedence, temporal distance &#8230; But we make mistakes because we aim at truth, exactness, fidelity\u201d(4).<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>In short, in memory there is an expectation of truth which gets mixed up in the exchange between memory and imagination&#8230; Memory believes it is true, the imagination knows or should know it is \u201cfalse\u201d. What happens when this expectation is deceived? We might think we have lived memories which do not belong to us \u2013 with the possibly painful discovery of the deceit, as happens to the replicant the detective falls in love with in Ridley Scott\u2019s film \u2013 or we can play with the technological reconstructions of a memory which cannot be ours.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>In actual fact, this possibility of colonisation of the memory by the imagination can be traced way back into the past, as far back as the famous Aristotelian theorisation of poetry: in Aristotle, poetry (produced by the imagination) is superior to history (identifiable as memory\u2019s product) in that history \u201creconstructs the past, narrating it, while poetry shows us that which we could be\u201d(5). Thus, on the one hand, memory is recognised by modernity not as a simple archive, a place where things are gathered, but as an active and reconstructive faculty of sense. But on the other, on a phenomenological plane, to be active, memory still has to anchor itself in the notion of veracity (rather than that of similarity) and the notion of distance (opposed to the intrusiveness of the presence). Both these conditions, it seems, are violated by the current phenomenon of the hyper-real memory.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>As in obsessive neuroses, in the place of the memory, which positions the event and recognises it in its distance, healing the wound, a continuous repetition appears, a \u201cpassage to action\u201d, a sort of continuous presentification, like constraint, in which the sympton is reproduced but not solved. In the same way, in social memory colonised by the imagination, by means of a fictional confusion effect, the past seems to invade the present in a sort of acting out: \u201cthe manipulation passes through the perverse use of selection\u201d, Ricouer notes. The past presentifies in a symptomal fashion, unsolved, \u201cit does not want to pass\u201d and infests the present \u201clike a ghost without distance\u201d.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>It seems to me that certain obvious aspects of hyper-real memory can be interpreted like the artificial precipitate of this pathological situation.<br \/>\nAs we have seen, it seems that the \u201cgiving time\u201d and \u201cgiving space\u201d of sense collapse into a single hyperdense point. The flattening out at the present is nothing other than another way of stressing the predominance of contemporaneity, the overcrowding of all times at the now, of all times in the same predominance of space, which, in turn, is dissolved into space without material, virtuality. But material too, when there is material, in this specific aesthetic dimension becomes in turn obsessive presentification of all times into one, of all memories and histories of the world into a single present population, purchasble, of goods &#8230;<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Hyper-realisation is another form of dominion of the present over the other temporal dimensions. If space and the body are virtualised, time is not only fragmented but also hyper-realised as an omnipotent confusive memory, technological hybris. The dimension of memory which reconstructs for us the fibres of sense by means of the diachronic thread of time, is compressed in the contemporary presence of all the times ahead of us. Just as the aesthetics of the Net is the result of a technological manipulation of intuitive spaciality, hyper-real memory is the result of a parallel manipulation of the intuitive temporal scanning, based on the inexorability of the before and the after.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>But the time of memory can also have, especially in cinema, a more tritely nostalgic dimension: \u201cas opposed to historical films which aim at recreating the fiction of another age like otherness, the r\u00e9tro films aim at evoking a setting, recurring to precise stylistic devices and stratagems which erase temporal limits\u201d as Paul Rabinow says.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>We might recall, as regards this observation, a recent film like Frequency by Gregory Hoblit, in which a father and son meet in the same time outside time, triggered off by a technological short circuit which brings together the past of the sixties and the present of the nineties. Here the trick of impossible contemporaneity assists not only the narration, but also and above all the presenting of the past age as the time of happiness or of the Stardust memories we relive with the character.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>In this way in the r\u00e9tro a narrative and aesthetic device is set up, which can be defined as a \u201chistorical flattening\u201d which characterises, according to Jameson, the feature of the postmodern (6). Once more, we are dealing with a new form of task for the presence, which manifests itself in a further variation. Memory hyper-realises time, presentifying it with a sort of hybris exercised on times past. Above all, it is objects which have this role of hyper-real presentification. Here we have a visible and obvious effect of that \u201cperverse use of selection\u201d of which Paul Ricouer speaks.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>The most spectacular and vaguely kitsch manifestation of this object precipitate of hyper-real memory is definable as the phenomenon of nostalgia or the neo-r\u00e9tro. It concerns one of the many artificial solutions available \u2013 alongside technocratic fetishism, transitional objects, soft minimalism, sweet ethnic groups**, exhibitionism of wealth, which we have attempted to describe and comment. The specific characteristic of the neo-r\u00e9tro consists in the fact that this aesthetic tendency is not limited to revisting the past in a serial fashion, taking an era at a time, so to speak, as its object of attention (like the successive fashions of the 1930s, 40s, 50s and so on). They take them altogether and mix them in the same fictional present. Thus, the neo-r\u00e9tro hyper-realises time, because it remixes all times, annuls the temporal depth of the past and makes of contemporaneity, in fact, the place in which all things happen together. The result is a sort of disorientation in front of the objects that are generated by this technological memory: that toaster, that car, that suit, that watch \u201care and are not\u201d machines and objects which we vaguely remember having seen \u201conce\u201d. What epoch do these belong to: the Chrysler PT Cruiser, the Mazda MX5, the New Beetle, the Mot\u00f2, Fossil watches, the Harley Davidson Dyna Glide or the Triumph Bonneville? To no epoch, to ours, to many&#8230;<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Objects are not the firm anchor for the memory of history, the past, they are crystallisations of an imaginary, hungry for all the past ahead of it \u2013 a past, which, as such, never belonged to us, never existed, if not in our nostalgia.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>The place of birth of the myth, observes Jean Luc Nancy, is the present and not the past. It is we who generate it (7). Just as reticular aesthetics realises &#8211; in cyberspace, but also in narrative and cinema &#8211; the bourgeois model of the garden of paths which divide, so the hyper-real memory condenses different temporalities in the contemporary appearance of the same populations of objects. Hypertextuality, virtuality, reticularity and hyper-real memory are parallel and complementary manifestations of the technological and media manipulation of the central categories of modern intuition and aesthetics.<br \/>\nIn short, precisely those different manifestations of aesthetics in the reign of goods and media make clear these characterisitcs of our current representation and perception of time and space, in two different and complementary directions: that of virtualisation and \u201csmaterialisation\u201d \u2013 in the \u201cadimensional\u201d aesthetics of the Net and the hypertext \u2013 and that of the imminent hyper-real presence of \u201call times in one\u201d in the overcrowding of objects produced by technological memory.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>However, this presence, as we have already observed, is unquiet, incomplete, confused. Postmodern humanity, as we see in these aesthetic tendencies, is that for which every reality appears filtered inevitably by the infinite depth of the geological strata of previous cultures, now available in mass to the predatory gaze of the hyper-real memory. Its model of reality, it has been said, is hyper-cultural (M. Senaldi), consisting of the available accumulation of finds and heaped up stories. There no longer exists a first time as there no longer exists a last.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>While the postmodern being perceives himself as incomplete, instable, and without clear bases of certainty, at the same time his sensation of power, the perception of an immense power of disposition today, fascinates and seduces him. Thus, his perception of time and space seems to have two distinct sides, both reflected in the system of his representations and his artefacts: it is associated with the dispersed image of the self, but on the other hand, it seems subjected to this power of unequalled disposition.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>On the one hand, we feel fragile but on the other we think we can dominate space in virtual worlds and time in media representations. We do not want to recognise that elementary pulsion which suggests in us &#8211; in our biological being &#8211; an irreversibility. Human beings in a postmodern society perhaps conceal the deep sensation of fragility with the excuse of stopping time in a present saturated with objects, or extend it in the hyper-choice of virtual and temporal spaces. But \u201c&#8230;it is necessary for all things that are in time, to be contained by time &#8230; and every change has, by definition, the capacity to bring things out of themselves\u2019 . In time, indeed, all things are born and die\u201d(8).<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Things are in time, they are possessed by it. These observations by Aristotle lead us back to the wisdom of the monk in Before the Rain: in reality, there is no circle \u2013 unless in the hyper-real memory colonised by the imagination.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Time possesses us, still and always. However, postmodern humanity has replaced the consumption of bodies in the dominion of time, the acceptance of becoming of which we are a part, with the violent condensation of time in the vertigo of the now, the overcrowding of objects, reticular complexification.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Thus, perhaps the final root of this emphasis on the presence resides in that which L\u00e9vi-Strauss in Tristi Tropici defined \u201cnostalgic cannibalism\u201d, but it also shows the desire to silence the residue of the wisdom of the body which speaks to us of a becoming, which is in any case irreversible, where the splendour of the present can only be recalled, not re-presentified by the reconstructive instance of the memory and where wisdom consists of letting one\u2019s time flow, dense and rich as much as is possible, towards its own right end. \u201cMake sure that every instant given to you is full of meaning, and let your life run its natural downflow towards the past. Make sure the past is given back to its own dimension so that the gods can speak of us calmly in the days to come\u201d as a poem by Pound recites. Perhaps a precept of an aesthetics of wisdom would sound like this.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<h6><\/h6>\n<h6>(1)\u00a0Notions of hyper-reality and simulacrum are complementary and ubiquitous in the works of Jean Baudrillard, as is known. Cf. in particular Lo scambio simbolico e la morte, It. tr. Feltrinelli, Milan, 1979, and Le strategie fatali, It. tr. Feltrinelli, Milan, 1984. Cf. also M. Perniola, La societ\u00e0 dei simulacri, Cappelli, Bologna, 1980.<\/h6>\n<h6>(2)\u00a0F. Di Paola, Osservazioni su psicoanalisi e neuroscienze, Aut aut, 277-78, 1997, p. 161.<\/h6>\n<h6>(3)\u00a0P. Ricoeur, Passato, memoria, oblio in L. Ruggiu, op.cit. p. 216.<\/h6>\n<h6>(4) Ibid, p. 221 e 228<\/h6>\n<h6>(5)\u00a0The observation concerning Aristotle is to be found in U. Fabietti, R. Malighetti, V. Matera, Dal tribale al globale. Introduzione all\u2019Antropologia, op.cit. p. 195.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/h6>\n<h6>(6)\u00a0P. Rabinow, Le rappresentazioni sono fatti sociali. Modernit\u00e0 e postmodernit\u00e0 in antropologia, in Scrivere le culture. Poetiche e politiche in etnografia, ed. by J. Clifford and G.F. Marcus, It. tr. Meltemi, Rome, 1997 p. 321.<\/h6>\n<h6>(7)\u00a0J. L. Nancy, Il mito interrotto, in La comunit\u00e0 inoperosa, It. tr. Cronopio, Naples, 1995 pp. 93 et seq.<\/h6>\n<h6>(8)\u00a0Aristotle, Fisica, IV,12,221 a and 222b, It. tr. in Opere, Laterza, Bari, 1973, vol. 3, pp. 108 e 111, my italics; cf. also Ricoeur, op. cit. p. 214.<\/h6>\n<hr \/>\n<p><em>(Tratto da\/from: <a href=\"http:\/\/www.faustolupettieditore.it\/catalogo.asp?id=173\">NB. I linguaggi della comunicazione, Shake the wor(l)ds, N.1, Anno II, Logo Fausto Lupetti Editore, Milano 2010.<\/a>)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Partiremo da un\u2019immagine. 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