{"id":800,"date":"2020-05-15T16:37:04","date_gmt":"2020-05-15T14:37:04","guid":{"rendered":"http:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/?p=800"},"modified":"2020-06-18T19:34:01","modified_gmt":"2020-06-18T17:34:01","slug":"bel-paese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/bel-paese\/","title":{"rendered":"Bel Paese"},"content":{"rendered":"<p>Il paesaggio non \u00e8 l\u2019esito di una serie di atti intenzionali volti alla costruzione di una realt\u00e0 estetica. In effetti esso non nasce dalla volont\u00e0 di creare qualcosa di <i>artistico. <\/i>Alla sua origine ci sono solo alcuni interventi, ripetuti nel tempo, tesi ad assicurare agli esseri umani un abitare stabile e sicuro. Da questo punto di vista il paesaggio \u00e8 nella tradizione mediterranea &#8211; nell\u2019Europa del Nord le cose sono molto diverse &#8211; il rapporto tra un intorno naturale e le modificazioni ad esso apportate dagli abitanti dello stesso intorno perch\u00e9 per loro sia possibile un\u2019esistenza il pi\u00f9 possibile solida e agevole. \u00c8 proprio questa radice antropica che ha dato al paesaggio <i>latino <\/i>un nome nel quale c\u2019\u00e8 il centro urbano elementare, <i>il paese<\/i>. Nella cultura germanica e anglosassone il paesaggio \u00e8 invece <i>landschaft <\/i>e <i>landscape<\/i>. Con questi due termini si vuole indicare come carattere primario la radice naturale del paesaggio, il suo essere riferito sempre alla scena nativa, in qualche modo prescindendo dall\u2019intervento umano.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Il paesaggio pu\u00f2 essere visto in pi\u00f9 modi. In prima istanza esso pu\u00f2 essere infatti considerato come una <i>scrittura terrestre <\/i>nella quale, al posto dei segni della scrittura normale, sono i percorsi, i canali, i filari di alberi, i muri di contenimento, le recinzioni, i solchi delle arature a dare vita a un sistema di <i>notazioni <\/i>che possono essere lette come parole di una pagina scritta. Non a caso la scrittura bustrofedica si chiama cos\u00ec perch\u00e9 ricalca il movimento dei buoi che arano, un movimento che alterna in andate e ritorni per tutta la lunghezza del campo l\u2019atto del tracciare i solchi. In secondo luogo il paesaggio \u00e8 una <i>scultura decorata<\/i>. Piani e rilievi hanno una sostanza plastica animata dalla luce che modella i rilievi scavandoli con ombre mobili. In terzo luogo il paesaggio \u00e8 un <i>tessuto drappeggiato<\/i>, vale a dire un <i>panneggio <\/i>che mescola e modifica visivamente il disegno disteso sul tessuto stesso. Forse la tela che Penelope tesse di giorno e che di notte disfa non \u00e8 altro che una mappa del paesaggio che in quel momento del suo errare Ulisse sta attraversando. Con questo rito Penelope probabilmente vuole tenere lontano Ulisse dalla sua reggia, non si sa se per proteggerlo o perch\u00e9 ha smesso, in realt\u00e0, di amarlo.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Si \u00e8 detto che il paesaggio non nasce perch\u00e9 si vuole realizzare un\u2019opera d\u2019arte. Esso \u00e8 riconosciuto come tale, a volte, solo a posteriori. Perch\u00e9 ci\u00f2 avvenga occorre costruire una <i>narrazione paesistica <\/i>che pu\u00f2 essere <i>poetica <\/i>(Giacomo Leopardi), <i>letteraria <\/i>(Stendhal), <i>pittorica <\/i>(Nicolas Poussin), <i>filmica <\/i>(Michelangelo Antonioni), <i>televisiva <\/i>(Mario Soldati), <i>musicale <\/i>(Philip Glass). Tramite questa narrazione ci\u00f2 che \u00e8 fisico diventa <i>immateriale<\/i>, si fa tema, significato, immagine.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Un paesaggio viene letto attraverso la successione di <i>fasce temporali di narrazione. <\/i>Ci\u00f2 che emerge da questa lettura \u00e8 un insieme costituito da misure, da scale, da <i>gerarchie di segni<\/i>, dalla compresenza di <i>elementi fisici desueti <\/i>ed <i>elementi in attivit\u00e0<\/i>. Durante queste letture si procede per un <i>accumulo <\/i>crescente di visioni che produce una <i>saturazione <\/i>la quale precede, a sua volta, una fase di <i>astrazione<\/i>. Emerge in questo modo una <i>sintesi paesistica <\/i>consistente in una accentuazione di quella narrazione alla quale si \u00e8 fatto cenno. C\u2019\u00e8 da chiarire che la narrazione non ha un tempo illimitato. Secondo scadenze non programmabili, la sintesi paesistica permessa dalla narrazione subisce una sorta di <i>collasso<\/i>, di caduta improvvisa della capacit\u00e0 di un paesaggio di comunicare il suo senso. Tale evento traumatico impone la definizione di una <i>nuova narrazione <\/i>la quale, dopo un periodo pi\u00f9 o meno lungo, sar\u00e0 anche essa dissolta in modo da una dissoluzione pi\u00f9 o meno inatteso.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>La dualit\u00e0 tra realt\u00e0 e narrazione, ovvero tra la concretezza di un paesaggio e la sua rappresentazione idealizzata nasconde un grave rischio, quello di conservare nel tempo la seconda mentre la prima viene alterata. \u00c8 ci\u00f2 che \u00e8 accaduto in Italia. Il paesaggio italiano \u00e8 stato conservato come entit\u00e0 narrativa nel momento stesso in cui la realt\u00e0 fisica veniva sottoposta a una distruzione crescente. In una incessante dialettica tra permanenze e mutamenti la scena idealizzata si \u00e8 mantenuta pressoch\u00e9 indenne, mentre luoghi di straordinaria bellezza subivano l\u2019assalto dell\u2019abusivismo o le ingiurie dell\u2019abbandono. Il paesaggio italiano ha un carattere pressoch\u00e9 unico. Esso \u00e8 composto di <i>stanze<\/i>, vale a dire di <i>intorni spaziali dotati di riconoscibilit\u00e0 dimensionale e morfologica. <\/i>Queste stanze sono una diversa dall\u2019altra. Esse hanno una dimensione media, che consente di vederne i contorni; sono inoltre ambienti <i>finiti<\/i>; hanno un loro carattere fortemente <i>scenografico<\/i>; possono essere interpretate come altrettanti <i>interni<\/i>.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<figure id=\"attachment_804\" aria-describedby=\"caption-attachment-804\" style=\"width: 1243px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-804 size-full\" src=\"http:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/purini-interno.jpg\" alt=\"\" width=\"1243\" height=\"1342\" srcset=\"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/purini-interno.jpg 1243w, https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/purini-interno-278x300.jpg 278w, https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/purini-interno-768x829.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 1243px) 100vw, 1243px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-804\" class=\"wp-caption-text\"><em>\u00a0Five Village Soundscapes (a cura di R.M. Schafer), SKRUV, Sweden LESCONIL. France<\/em><\/figcaption><\/figure>\n<p>Ciascuna stanza \u00e8 conclusa in s\u00e9 e nello stesso tempo \u00e8 connessa alle altre in un avvincente gioco di continuit\u00e0 e di discontinuit\u00e0.<br \/>\nIl paesaggio italiano vive da almeno due decenni una crisi sempre pi\u00f9 grave. Esso ha perduto il suo ruolo unificante, la sua funzione di struttura culturale del paese, il suo essere in qualche modo la <i>forma simbolica <\/i>dell\u2019idea stessa dell\u2019Italia. Dopo aver visto ridotta, se non proprio distrutta, la sua riconoscibilit\u00e0, il paesaggio italiano si \u00e8 trasformato in una congerie di residui informi, di frammenti dispersi, di <i>isole <\/i>circondate da un mare, sempre pi\u00f9 esteso, di <i>non luoghi<\/i>, ambiti nei quali l\u2019identit\u00e0 si annulla in un anonimato totale.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Se si confronta la sua condizione attuale con l\u2019immagine che emerge dalla <i>Convenzione Europea del paesaggio <\/i>occorre riconoscere che ci\u00f2 che era un universo magico, toccato da una grazia unica e irripetibile &#8211; quel carattere nello stesso tempo unitario e diverso che aveva incantato il Goethe del <i>Viaggio in Italia <\/i>&#8211; \u00e8 oggi una <i>waste land<\/i>, un mondo che attende un\u2019urgenza di essere ricostruito. La <i>registrazione storica <\/i>dell\u2019<i>assenza <\/i>attuale del paesaggio italiano non \u00e8 stata ancora effettuata. Essa costituisce la premessa perch\u00e9 la ricostruzione possa essere intrapresa. Su come questo obbiettivo possa poi essere raggiunto occorre al pi\u00f9 presto aprire una discussione che sar\u00e0 lunga e difficile. Una discussione quanto mai incerta, alla quale dovranno partecipare non solo gli urbanisti e gli architetti, ma tutti coloro che sono convinti che nel contesto vasto e accidentato della globalizzazione il paesaggio \u00e8 l\u2019unico <i>futuro <\/i>in cui la penisola possa credere.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<hr \/>\n<p><span style=\"color: #3366ff;\">[<b>english<\/b>]<\/span><\/p>\n<p>The landscape isn\u2019t the result of a series of acts meant to build an aesthetic reality. It doesn\u2019t come from the wish to create something artistic. In the early phase of its development there are only a few operations, repeated over time, meant to ensure a stable and safe life-style for its inhabitants.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>From this viewpoint, the landscape is, in the Mediterranean tradition \u2013 in Northern Europe things are quite different \u2013 , the relationship between a natural surrounding and the way in which its inhabitants change it to make their lives easier and more secure. Human impact on the environment gave rise to the Latin landscape (paesaggio) in which we find the word \u201cpaese\u201d (town), the basic urban centre. In the Germanic and Anglo-Saxon culture \u201cpaesaggio\u201d is Landschaft and landscape. These terms indicate the natural aspect of the surroundings, regardless of human intervention.<br \/>\nLandscape can be seen in many ways. At first it can be considered a sort of earth writing in which trails, canals, trees, fences, and plowed fields substitute the written word giving rise to a system of annotations which can be read like a book. It is no coincidence that the ancient system of writing known as bustrophedon is so-called because it imitates the back-and-forth movement of oxen as they plow a field into continuous furrows. Secondly, the landscape is a decorated sculpture. Light and shadows shape the hills and valleys. And thirdly, the landscape is a drapery which visibly blends and modifies the underlying fabric. Perhaps Penelope\u2019s web is nothing more than a symbolic map of Ulysses\u2019 wanderings. In her ritual weaving and undoing of the web Penelope may have only wanted to keep Ulysses away from his kingdom, we don\u2019t know whether to protect him or because she no longer loved him.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>It has been said that a landscape doesn\u2019t start out as a work of art. It becomes recognized as such, sometimes, only after the fact. (\u2026) The Italian \u201cpaesaggio\u201d has undergone much deterioration over the past two decades. It has lost it\u2019s unifying role, its function as part of the cultural structure of the country, its symbolic meaning as the idea of Italy itself. After having been witness to the slow degradation, almost destruction, of its identity, the Italian landscape has become a jumble of shapeless residue, scattered fragments, islands surrounded by a growing sea of non-places whose identity is lost in total anonymity. (&#8230;) Historical documentation of the present-day absence of the Italian landscape has not yet been compiled. It will be the starting point for reconstruction.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>The only way this goal can be reached is by initiating a long and arduous discussion, calling not only on city planners and architects but on all those who are convinced that on the vast and rocky road of globalization, the landscape is the only future which Italy can believe in.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>(Tratto da\/from:<a href=\"http:\/\/www.faustolupettieditore.it\/catalogo.asp?id=232\"> NB. I linguaggi della comunicazione, Foreste urbane, N.3, Anno IV, Logo Fausto Lupetti Editore, Milano 2012<\/a>)<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il paesaggio non \u00e8 l\u2019esito di una serie di atti intenzionali volti alla costruzione di una realt\u00e0 estetica. 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