{"id":272,"date":"2020-04-24T12:08:42","date_gmt":"2020-04-24T10:08:42","guid":{"rendered":"http:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/?p=272"},"modified":"2020-05-05T12:43:59","modified_gmt":"2020-05-05T10:43:59","slug":"la-citta-e-la-sua-ombrathe-city-and-its-shadow","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/la-citta-e-la-sua-ombrathe-city-and-its-shadow\/","title":{"rendered":"La citta\u0300 e la sua ombra<br \/><em>The city and its shadow <\/em>"},"content":{"rendered":"<p>(tratto da\u00a0NB. Numero\u00a01, Anno\u00a0II &#8211; gennaio 2000 &#8211; aprile 2001)<\/p>\n<p>Dagli scavi di via dell\u2019Abbondanza a Pompei emergono, in un tratto di cinquecento metri, duecentottantacinque lampade per l\u2019illuminazione notturna, mentre trecenonovantasei sono quelle collocate nei cinquecentosettantasei metri della seconda via cittadina. La strada maestra per Stabia, settecento metri di lunghezza, conta cinquecento lampade. Il Vesuvio coprira\u0300 tutto di cenere e lapilli, le vie delle citta\u0300 torneranno al calar della notte buie come il cielo, dentro le porte serrate, nel tentativo di lasciare fuori da se\u0301 i padroni del buio, i briganti, i barbari, i malintenzionati, i vagabondi. Tentativo vano. Mentre chi ha lavorato duramente di giorno raggiunge finalmente il riposo, vagano per le strade ubriachi e giovinastri, incuranti delle ronde; qua si accende una rissa, la\u0300 scintilla la lama di un pugnale. La citta\u0300 ripete cosi\u0300 il dualismo tra bene e male, tra luce e tenebre, tra giorno e notte. Il trionfo della ragione si chiamera\u0300 \u201cilluminisimo\u201d, il suo il \u201csecolo dei lumi\u201d. Il grande sforzo di illuminare le citta\u0300 alla fine del secolo XIX, prima con il gas poi finalmente con l\u2019elettricita\u0300, e\u0300 un tentativo di ricacciare indietro un male (l\u2019irrazionalita\u0300, l\u2019irregolarita\u0300) che la scienza positivista, codificando lo spazio e il tempo (i fusi orari, il metro e le unita\u0300 di misura) crede di poter annullare. E\u0300 una luce diversa da quella che Luigi XIV aveva collocato nelle strade di Parigi, che era un simbolo del potere come le luminarie che da sempre i regnanti avevano offerto in occasioni speciali ai loro sudditi. La luce dell\u2019Ottocento e\u0300 l\u2019incarnazionee la pubblicita\u0300 del progresso, un\u2019illuminazione irradiata da un servizio a rete, alimentata e industrializzata dai tubi del gas e dai cavi della luce, costante, uniforme, centralizzata, scenografica. Una notte bianca. Mau- passant (Claire de lune): <em>Tout e\u0301tait clair dans l\u2019air le\u0301ger, depuis les plane\u0300tes jusqu\u2019aux becs de gaz. Tant de feux brillaient la\u0300-haut et dans la ville que les te\u0301ne\u0300bres en semblaient lumineuses. Les nuits luisantes son plus joyeueses que les grans jours de soleil. <\/em><\/p>\n<p>La luce artificiale e\u0300 anche controllo, ordine pubblico, tentativo di contenere le classes dangereux dell\u2019universo urbano. Reprimere quell\u2019oscurita\u0300 da sempre associata alla devianza, al pericolo, al rischio, in opposizione con le calvinistiche attivita\u0300 economiche che si svolgono \u201calla luce del sole\u201d, nella societa\u0300 del lecito, di giorno. Il buio viene \u201ccolonizzato\u201d dalla luce artificiale come la ferrovia ha colonizzato il West americano. Man mano che procede l\u2019annessione al giorno di porzioni della notte, ormai illuminate, si creano nuovi insediamenti (come i carri dei coloni che seguivano la conquista del West): le fabbriche aperte di notte e rischiarate dalle lampade ad arco, gli edifici dei giornali illuminati in cui si prepara l\u2019edizione dell\u2019indomani, tram e treni che viaggiano con i fari accesi in quello che fu il buio. La giornata non e\u0300 piu\u0300 sufficiente a contenere gli ambiti in continua espansione della vita produttiva e sociale, che debordano verso la notte.<\/p>\n<p>Questo sconfinamento tuttavia &#8211; ed e\u0300 il punto piu\u0300 importante &#8211; non e\u0300 riuscito a cancellare la distinzione, di ordine culturale ed etico, fra attivita\u0300 diurne e notturne, fra eventi del giorno e della notte. Non poteva uccidere la propria ombra. La maggiore praticabilita\u0300 della metropoli nelle ore in cui i lavoratori diurni cercano il riposo, fatta di luce, trasporti pubblici, negozi e ritrovi aperti, e\u0300 servita a traghettare nel mondo notturno molto del bisogno di altro, di trasgressione, di ludus, di sperimentazione che un assetto fordista, da etica protestante, dell\u2019organizzata citta\u0300 diurna non puo\u0300 esprimere. Ha favorito, piuttosto che reprimere, l\u2019ombra.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<figure id=\"attachment_273\" aria-describedby=\"caption-attachment-273\" style=\"width: 362px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-273 size-full\" src=\"http:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/foto-luigi-fiano.jpg\" alt=\"\" width=\"362\" height=\"481\" srcset=\"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/foto-luigi-fiano.jpg 362w, https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/foto-luigi-fiano-226x300.jpg 226w\" sizes=\"(max-width: 362px) 100vw, 362px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-273\" class=\"wp-caption-text\">Foto di Luigi Fiano<\/figcaption><\/figure>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La colonizzazione della notte e\u0300 sostanzialmente fallita, come e\u0300 fallita la pretesa positivista, mascherata da scienza, di dominare lo spazio e il tempo in modo totalitario. Nell\u2019era della mobilita\u0300 di massa, in cui milioni di persone e di giovani non lavorano in modo cosi\u0300 stancante da non poter uscire di notte (o non lavorano affatto) la notte resta il dominio dell\u2019altro. Nel territorio della notte si addensano i controluoghi, dove tutti gli altri luoghi reali che si trovano all\u2019interno della cultura vengono al contempo rappresentati, contestati e sovvertiti (Foucault). Si tratta di varcare una soglia, di andare \u201cdi la\u0300\u201d, attraverso speciali riti ingressivi, verso una notte che sempre piu\u0300 si connota come un \u201cevento unico\u201d che talvolta riesce a prendere di contropiede il giorno, effettuando sortite, colonizzando a sua volta porzioni del tempo diurno come il week end, inglobato fra la notte del venerdi\u0300 e quella della domenica. Lo stesso teatro urbanistico, architettonico, sociale comprende la citta\u0300 del giorno e quella della notte. Due meta\u0300, due polarita\u0300; una duplice e contraddittoria offerta di luoghi, di culture, di forme del consumo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p><span style=\"color: #00ccff;\">[english]<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>(from\u00a0NB. Issue 1, Year II &#8211; january 2000 &#8211; april 2001)<\/p>\n<p><em>The excavations in via dell\u2019Abbondanza in Pompei, covering a stretch of five hundred metres, 285 lamps for night lighting have emerged; 396 have come to light in the 576 metres of the second street in the city. The main road to Stabia, 700 metres long, has 500 lamps. Vesuvius covered all this with cinders and lapilli, the streets went back to being as dark as night, behind closed doors, in an attempt to shut out the lords of darkness, brigands, barbarians, wrong\u2013doers, vagabonds. All in vain. While those who worked hard all day finally take their rest, it was drunks and louts, who wandered the streets, heedless of the watch: here, a brawl would break out, there a dagger would flash. <\/em><\/p>\n<p><em>It is thus that the city repeats the dualism between good and evil, light and darkness, day and night. The triumph of reason is defined as \u201cenlightenment\u201d, its century is the \u201cthat of light\u201d. The great effort to illuminate the city at the end of the 19th century, first with gas then finally with electricity, aimed at warding off evil (the irrational, the irregular) which positivistic science, codifying space and time (time zones, the rule and units of me- asurement) thought it could eliminate. It was a different light to that which Louis IV had provided the streets of Paris with, a symbol of power like the illuminations which rulers had always offered on special occasions to their subjects. This 19th century light was the incarnation, the advertising, of progress, the lighting of the grid, fed and industrialised by gas tubes and light cables, constant, uniform, centralised, scenic. <\/em><em>White nights. Maupassant (Claire de lune); Tout e\u0301tait clair dans l\u2019air le\u0301ger, depuis les plane\u0300tes jusqu\u2019aux becs de gaz. Tant de feux brillaient la\u0300 haut et dans la ville que les te\u0301ne\u0300bres en semblaient lumineuses. Les nuis luisantes son plus joyeusses que les grands jours de soleil. <\/em><em>Artificial light is also control, law and order, an attempt at keeping in check the dangerous classes of the urban universe. <\/em><\/p>\n<p><em>Repressing that obscurity which has always been associated with deviancy, danger, risk, in contrast to the economic Calvinistic activities which are carried out \u201cby the light of day\u201d, in the society of the legitimate, the day. Darkness was \u201ccolonised\u201d by artificial light, like the railway colonised the American west. Little by little, as the annexation of portions of the night \u2013 now lit up &#8211; by the day, took place, new settlements were created (like the wagons which followed the conquest of the west): factories open at night and lit up by arc lamps, the illuminated buildings of newspapers in which the next day\u2019s edition is being prepared, trams and trains, illuminated, passing through what was once darkness. The day is no longer sufficient to contain the spheres of social and productive life, in continuous expansion, which spill over into the night. However, this going beyond the limits \u2013 and this is the most important point \u2013 was not able to erase the distinction, of a cultural and ethical order, between daily and nightly activity, between the events of the day and those of the night. It could not eliminate its own shadow.The greater practicability of the metropolis in those hours in which day workers seek relaxation, the hours of light, public transport, shops and meeting places in the open, meant that much of the need for something else, tran- sgression, fun, experimentation, was carried over to the nocturnal world \u2013 those things that the industrialied world of the protestant work ethic, that of the organised daily city, could not express. It favoured, rather than repressed, the shadows. <\/em><\/p>\n<p><em>The colonisation of the night has, on the whole, failed, as has the positivist claim, disguised as science, of dominating space and time in a totalitarian manner. In an age of mass mobility, in which millions of people and particularly young people do not work so hard that they cannot go out in the evening (should they work at all) the night remains the dominion of the other. It is in the territory of the night that the \u201ccounterplaces\u201d are concentrated, where all the other real places to be found within culture are represented, challenged, subverted, all at the same time (Foucault). It is like crossing a threshold, going \u201cbeyond\u201d, by means of ingressive rites, towards a night which is increasingly a \u201cunique event\u201d. It some- times manages to catch the day off-guard, carrying out sorties, colonising in turn portions of daytime like the weekend &#8211; the night of Friday and that of Sunday. The urban, architectural, social, theatre includes the city of the day and that of the night. Two halves, two polarities; one double and contradictory offer of cultures, forms of consumption. <\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(tratto da\u00a0NB. 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