{"id":243,"date":"2020-04-10T11:14:51","date_gmt":"2020-04-10T09:14:51","guid":{"rendered":"http:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/?p=243"},"modified":"2020-06-18T19:30:56","modified_gmt":"2020-06-18T17:30:56","slug":"le-stanze-della-coscienzathe-rooms-of-consciousness","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/le-stanze-della-coscienzathe-rooms-of-consciousness\/","title":{"rendered":"Le stanze della coscienza<br \/><em>The Rooms of Consciousness<\/em>"},"content":{"rendered":"<p>Intervista a Edoardo Boncinelli<br \/>\ndi Maurizio Rossi<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Nel descrivere la condotta umana si usa contrapporre all\u2019impulso irrazionale il senno di poi, all\u2019istinto la ragione. Quasi a suggerire che la riflessione dell\u2019intelletto \u00e8 confutazione del naturale sentire. La neuroeconomia ha messo poi allo scoperto quanto sia ingannevole la presunta razionalit\u00e0 di certe scelte, dimostrando che incorriamo sistematicamente in illusioni cognitive.<\/em><\/p>\n<p><em>La specie umana \u00e8 davvero affrancata dalle predisposizioni che hanno origine nelle aree pi\u00f9 antiche del nostro cervello?<\/em><\/p>\n<p>Almeno fino a centocinquantamila anni fa le strategie adottate dall\u2019uomo erano quasi tutte suggerite tacitamente dall\u2019istinto. Il mondo \u00e8 cambiato e i problemi che l\u2019uomo contemporaneo deve affrontare sono molto diversi rispetto a quelli di una volta. Se spesso il nostro comportamento \u00e8 il risultato della complementariet\u00e0 di istinto e raziocinio, altre volte tra le due istanze si genera un certo conflitto. Si tratta di una questione che le neuroscienze hanno affrontato approfonditamente nel corso degli ultimi trent\u2019anni, arrivando alla conclusione interessante, ma pur sempre provvisoria, che nell\u2019uomo esistono due diverse strategie decisionali. La prima corrisponde al cosiddetto Sistema Uno: un processo immediato e istintivo basato sulle prime apparenze ed espressione delle nostre naturali propensioni. Sebbene la velocit\u00e0 della scelta comporti un livello di approssimazione che spesso si traduce in inesattezza ed errore, si tratta di una modalit\u00e0 che utilizziamo continuamente nella vita di tutti i giorni. La stessa, ad esempio, che rende preferibile un prodotto che costa \u20ac 9,99 rispetto a quello che riporta un prezzo di cartellino maggiore di un solo centesimo: riflettendoci, il risparmio \u00e8 davvero insignificante ma la percezione immediata \u00e8 che il primo sia decisamente pi\u00f9 conveniente.<\/p>\n<p>La seconda strategia decisionale \u00e8 detta Sistema Due: un processo razionale che, all\u2019occorrenza, si contrappone e corregge la fallacia del Sistema Uno. D\u2019istinto noi adottiamo sempre il primo sistema, perch\u00e9 non ci costa nessuno sforzo: \u00e8 espressione di tutto il nostro corpo e trova la sua origine nell\u2019area subcorticale del nostro cervello. Il Sistema Due \u00e8 pi\u00f9 rigoroso ma pi\u00f9 elaborato e faticoso, richiede sforzo e impegno. L\u2019istinto \u00e8 parte dell\u2019uomo ma, mentre negli altri animali \u00e8 pressoch\u00e9 incontrovertibile, nella nostra specie pu\u00f2 essere deviato, represso, se non invertito. Basti pensare che nonostante la paura istintiva del fuoco condivisa con gli altri animali, molti di noi si riuniscono con piacere attorno a un camino. A mediare fra la nostra spinta istintuale e la nostra capacit\u00e0 raziocinante interviene la capacit\u00e0 repressiva della corteccia cerebrale. Essa si basa sui principi dell\u2019istinto ma accoglie anche ci\u00f2 che abbiamo appreso attraverso l\u2019esperienza e la cultura. Siamo dunque il risultato dell\u2019interazione fra un\u2019evoluzione biologica che ci conduce istintivamente in determinate direzioni e un\u2019evoluzione culturale che ci introduce alla valutazione di aspetti diversi. Nella stragrande maggioranza dei casi le priorit\u00e0 dell\u2019uomo di oggi sono complesse e non coincidono perfettamente con gli obiettivi dell\u2019evoluzione biologica. In fondo la vita dell\u2019uomo primitivo era governata da bisogni primari: scappare davanti a un predatore o affrontarlo, procurarsi da mangiare e trovare una partner per procreare.<\/p>\n<p>Neccessit\u00e0 che non sono scomparse, ma che la nostra cultura ha profondamente trasfigurato. Senza contare poi che l\u2019artificiosit\u00e0 della nostra societ\u00e0 ci porta a fare cose che a noi piacciono tantissimo, come andare al teatro o dedicarci all\u2019arte, ma che dal punto di vista biologico non servono a niente. Attivit\u00e0 che pur interessandoci e coinvolgendoci quanto le altre non sono contemplate dal nostro patrimonio genetico e non hanno un riscontro istintuale. Pertanto la strategie che interessano l\u2019uomo contemporaneo sono ben altre da quelle della mera sopravvivenza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-246\" src=\"http:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/invertita-boncinelli.jpg\" alt=\"\" width=\"600\" height=\"400\" srcset=\"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/invertita-boncinelli.jpg 900w, https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/invertita-boncinelli-300x200.jpg 300w, https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/invertita-boncinelli-768x512.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Che cos\u2019\u00e8 un\u2019emozione? E che influenza ha nelle nostre scelte?<\/em><\/p>\n<p>Anche se inconsapevolmente, l\u2019origine e il fine delle emozioni \u00e8 strategico alle istanze di sopravvivenza. Hanno uno scopo ben preciso: farci vivere al meglio le situazioni che ci troviamo ad affrontare. In altre parole, le emozioni ci indirizzano verso quello che sappiamo ci procurer\u00e0 piacere e ci allontanano da quello che sappiamo ci dar\u00e0 dispiacere. Nel complesso sistema umano di elaborazione dei dati e delle scelte questa dinamica fondamentale e originaria non sempre \u00e8 palese. Una visione essenzialmente utilitaristica della sfera emotiva che, di fatto, si scontra con la diffusa concezione tardo-romantica secondo cui le emozioni sono sempre gratuite e incomprensibili, massima espressione dell\u2019ineffabilit\u00e0 dell\u2019esistenza. In realt\u00e0, noi siamo saldamente incardinati al nostro corpo, strutturati sulle sue spinte. Se \u00e8 pur vero che abbiamo la capacit\u00e0 di volare alto, di andare al di l\u00e0 di tutto questo, non dobbiamo mai dimenticare qual \u00e8 l\u2019impluso vitale all\u2019origine della nostre scelte e delle nostre iniziative. Per millenni le emozioni sono state strettamente funzionali alla nostra sopravvivenza. Nel corso dell\u2019evoluzione culturale sono state metabolizzate, sublimate e trasformate a tal punto da diventare quasi imperscrutabili. Tendiamo a rimuoverne l\u2019origine, imputando la loro esistenza a quella regione immaginaria che gli inglesi chiamano <em>out of the blue. <\/em>Anche se l\u2019uomo \u00e8 libero di seguire condotte antibiologiche come il digiuno e la castit\u00e0, gran parte delle nostre azioni continua ad avere una giustificazione biologica. Nel prendere una decisione, l\u2019emozione vince sulla razionalit\u00e0 novantotto volte su cento, anche se in maniera pi\u00f9 o meno consapevole. E se nel soppesare ragionevolmente i pro e contro di una scelta importante si arriva ad un <em>impasse<\/em>, la decisione finale spetta comunque all\u2019emozione. In conclusione, rimaniamo ancora dei tipi molto emotivi.<\/p>\n<p><em>Esistono, allora, scelte pienamente consapevoli? Possiamo ancora parlare di responsabilit\u00e0 di coscienza e libero arbitrio?<\/em><\/p>\n<p>Su chi decide, non ho dubbi: decide il corpo. Il fatto \u00e8 che la nostra tradizione culturale tende sempre a tenere separato il corpo dalla mente, attribuendo ad esso una funzionalit\u00e0 autonoma oggetto d\u2019indagine della biologia. Mentre intediamo la psiche e l\u2018Io come una realt\u00e0 dissociata dal corpo, terreno di indagine della psicologia, se non addirittura, della filosofia. \u00c8 un atteggiamento assolutamente anacronistico, un errore che trova origine nella visione platonica dell\u2019essere umano.<\/p>\n<p>Io sono il mio corpo. Per comodit\u00e0 posso parlare distintamente di emozione e ragione, di aree celebrali e di lesioni sottocorticali, ma in realt\u00e0 tutto si tiene: non c\u2019\u00e8 nessuna netta separazione tra un aspetto e l\u2019altro.<\/p>\n<p>E\u2019 ormai evidenza scientifica (comprovata, ad esempio, dagli esperimenti di Benjamin Libet) che il nostro cervello prende una decisione diversi millesimi di secondo prima che io me ne renda effettivamente conto. Viviamo sempre in differita. Un preciso intervallo temporale separa la nostra consapevolezza del mondo da quella dei nostri sensi. La nostra coscienza giunge in costante ritardo. Pu\u00f2 sembrare una limitazione della nostra libert\u00e0, ma \u00e8 la natura dell\u2019uomo e non possiamo sfuggirle. In fin dei conti, presa coscienza delle decisioni suggerite in prima battuta dal corpo, abbiamo la facolt\u00e0 di accettarle o meno, e additirttura di sovvertirle. Se non c\u2019\u00e8 fretta, l\u2019ultima decisione spetta sempre alla coscienza.<\/p>\n<p><em>Che origine ha la creativit\u00e0?<\/em><\/p>\n<p>Nonostanti si parli con molta disinvoltura di creativit\u00e0 e inventiva, in realt\u00e0, nessuno ha mai analizzata scientificamente questi fenomeni. Non sappiamo n\u00e9 dove n\u00e9 come nascano esattamente le nostre idee, soprattutto le nostre buone idee. Senza dubbio per\u00f2 nascono in un terreno che attinge tanto alle emozioni e all\u2019istinto quanto alla nostra ragione e al nostro patrimonio di sapere. Quasi sempre la creativit\u00e0 nasce da una solida conoscenza. E dall\u2019assenza di paura di essere diversi e di andare contro la tradizione. La natura della creativit\u00e0 \u00e8 ibrida. Bisogna infatti fare attenzione a non privilegiare, impropriamente, soltanto la sfera emotiva. Per rompere gli schemi \u00e8 prima necessario conoscerli profondamente. Nella scienza, nella filosofia, nell\u2019arte, nella musica o nella letteratira il vero creativo \u00e8 persona di grande cultura, con un interesse quasi ossessivo per la propria materia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<figure id=\"attachment_245\" aria-describedby=\"caption-attachment-245\" style=\"width: 600px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-245\" src=\"http:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/luigi-fiano-parigi-2009.jpg\" alt=\"\" width=\"600\" height=\"411\" srcset=\"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/luigi-fiano-parigi-2009.jpg 1200w, https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/luigi-fiano-parigi-2009-300x205.jpg 300w, https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/luigi-fiano-parigi-2009-768x525.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-245\" class=\"wp-caption-text\">Luigi Fiano, Parigi 2009<\/figcaption><\/figure>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Se come tutti gli altri animali siamo stati forgiati per affrontare i rischi e i contrattempi di un ambiente circostante ostile e infido, l\u2019innaturale senso di sicurezza garantito dal progresso rischia in parte di destabilizzarci? <\/em><\/p>\n<p>Il nostro \u00e8 un corpo assetato di emozioni. Da sempre il nostro sistema nervoso, come anche il nostro sistema endocrino, \u00e8 talmente abituato alle emozioni da esserne quasi assuefatto. La mancanza di movimenti emotivi genera uno straniamento. Anche se l\u2019uomo contemporaneo continua a provare emozioni, queste sono tipo diverso e generalmente non sono cos\u00ec forti come in passato. Nessuno vuole negare che il non dover stare sempre in allerta di imminenti pericoli o di non dover difendere la propria vita e quella del propri cari da predatori e avversari costituisca un grande progresso. Ma il nostro corpo e, di conseguenza, la nostra mente si ritrovano un po\u2019 avviliti dalla carenza di emozioni totalizzanti e capaci di produrre adrenalina. E\u2019 una situazione esistenziale che non era stata prevista dalle diverse componenti del nostro patrimonio genetico, e noi ne paghiamo lo scotto a livello psicologico. L\u2019uomo per rispondere a questo stato delle cose ha due opportunit\u00e0. Quella meno auspicabile consiste nel subire passivamente una simile repressione emotiva, percependo tutto il vuoto di una vita senza senso: \u00e8 la cosiddetta depressione, la cosa peggiore che possa accadere perch\u00e9 toglie il fulcro alla leva dell\u2019esistenza, immobilizzando l\u2019uomo. L\u2019altra \u00e8 quella di imparare a reinventare le emozioni, ad esempio, dedicandosi a un\u2019attivit\u00e0 sportiva che comporta competizione, giocando in Borsa con tutti i rischi del caso o impressionandosi nel guardare un film horror. Insomma, come si dice comunemente, cercare di dare un senso alla nostra vita. E\u2019 l\u2019equilibrio che l\u2019umanit\u00e0 sta cercando di trovare ricercando le emozioni giuste, sia individualmente che collettivamente. In un mondo tanto prevedibile e relativamente sicuro, \u00e8 sempre importante non dimenticare di emozionarsi ancora, trasfigurando in senso umano le emozioni di una volta. L\u2019ideale sarebbe poterle convertire tutte, trasformando quelle evocate da questioni di vita o di morte in emozioni risvegliate da interessi, divertimenti, passioni. Dobbiamo continuare a permetterci una vita emotiva intensa, anche se un poco pi\u00f9 rarefatta e astratta. Magari lasciandoci emozionare dall\u2019ascolto di un brano musicale o appassionandoci a una bella rappresentazione teatrale. Ecco, passione \u00e8 una parola chiave: senza passione non si vive.<\/p>\n<p><em>E il sentimento umano per eccellenza, l\u2019amore?<\/em><\/p>\n<p>L\u2019uomo \u00e8 protagonista di un periodo infantile che, in pratica, non finisce mai. Un\u2019osservazione emersa tante volte, ma la cui portata a mio avviso non \u00e8 stata ancora sufficientemente percepita. Mentre a mio avviso rappresenta una delle caratteristiche fondamentali in grado di segnare la differenza tra la specie umana e le altre specie animali. Di fatto, da quando nasciamo fin quando diventiamo potenzialmente riproduttivi passano circa quindici anni. Nella societ\u00e0 occidentale poi, il momento riproduttivo ritarda ancora di qualche anno. Pertanto, un po\u2019 per conformazione biologica, un po\u2019 per formazione culturale, l\u2019uomo resta bambino molto a lungo. Del resto, il nostro cervello \u00e8 talmente grande e complesso da richiedere uno sviluppo lento, che si protrae per molti anni dalla nascita. Questo lunghissimo periodo nel quale impariamo un tante cose e facciamo un po\u2019 i cucciolotti approfittando delle cure della famiglia e delle istituzioni, rappresenta anche un prolungamento smisurato del rapporto madre-figlio. Un legame che invece nel resto del mondo animale dura normalmente qualche mese o, al massimo, un anno e mezzo. La conseguenza \u00e8 che gli uomini tendono a proiettare il rapporto figlio-madre, ma anche quello madre-figlio, su una serie di situazioni per le quali non era concepito. Per esempio, siamo in grado di riconoscere le persone una per una durante tutto il corso della nostra esistenza, mentre la maggior parte degli animali selvatici pu\u00f2 farlo soltante durante il periodo dell\u2019allattamento, quando il cucciolo deve necessariamente saper individuare la madre e viceversa.<\/p>\n<p>La vita dell\u2019uomo \u00e8 segnata dall\u2019attaccamento nei confronti dell\u2019altro, versione tutta umana del rapporto tra individui della stessa specie. Un fenomeno strettamente correlato alle istanze sessuali e riproduttive. Se \u00e8 assolutamente evidente che, alla stegua di tutti gli altri animali, anche l\u2019uomo adulto tende a cercare partner dell\u2019altro sesso per riprodursi, la differenza sta nel fatto che questo bisogno pu\u00f2 passare in secondo piano, assumendo elaborate forme indirette. Secoli di letteratura raccontano dell\u2019amore come un sentimento che trascende la materialit\u00e0 delle nostre esistenze. In realt\u00e0 oggi sappiamo benissimo che \u00e8 una trasfigurazione specificatamente umana di processi di attaccamento correlati alla procreazione. Un matrimonio del tutto speciale tra i bisogni dell\u2019infanzia e i bisogni della riproduzione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-244 aligncenter\" src=\"http:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/apertura-boncinelli-blog-2020b.jpg\" alt=\"\" width=\"600\" height=\"640\" srcset=\"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/apertura-boncinelli-blog-2020b.jpg 1200w, https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/apertura-boncinelli-blog-2020b-281x300.jpg 281w, https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/apertura-boncinelli-blog-2020b-768x819.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>L\u2019essere umano di oggi \u00e8 il risultato di una lotta culturale per l\u2019affermazione di valori estranei all\u2019istinto animale e che predilige il dubbio alla certezza della semplificazione, per non escludere dalle nostre categorie mentali il diverso, l\u2019altro, la paura? Oppure, provocatoriamente, un valore etico come l\u2019altruismo \u00e8 mascheramento delle stesse strategie di sopravvivenza della specie che subordinano le ragioni del singolo alla salvezza del gruppo?<\/em><\/p>\n<p>Attenzione: non ha senso parlare dell\u2019uomo di oggi come se fosse diverso da quello di ieri. Non ci dimentichiamo che il nostro primo scopo \u00e8 sopravvivere e, quindi, qualsiasi cosa facciamo sostanzialmente ha lo scopo di farci tirare avanti. In buona parte certi aspetti della realt\u00e0 non li vediamo semplicemente perch\u00e9 c\u2019\u00e8 una limitatezza di percezioni. E poi, ovviamente, c\u2019\u00e8 una certa tendenza a buttarsi dietro le spalle le cose pi\u00f9 spiacevoli. Un\u2019inclinazione che, quando pi\u00f9 quando meno, \u00e8 anche indotta dall\u2019ambiente circostante e che varia molto da individuo a individuo come da una fase all\u2019altra della sua esistenza. Culturalmente ci possono essere lievi modifiche della nostra spontaneit\u00e0 biologica. Sempre lievi, perch\u00e9 la storia dimostra che al momento opportuno l\u2019uomo ritorna ad essere l\u2019animale che \u00e8 sempre stato. Appena si allenta il tessuto sociale, appena si allenta la presa dei cosiddetti valori, oppure quando \u00e8 la societ\u00e0 stessa a sviluppare valori diversi, ritorna la spontaneit\u00e0, cio\u00e8 la biologia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><i>Pubblicato per la prima volta in: Nota Bene. I linguaggi della comunicazione\/Communication languages, Anno 1 \u2013 N. 1, 1999, Fausto Lupetti Editore.<\/i><br \/>\n<i>Reprinted in: <a href=\"http:\/\/www.fausto-lupetti-editore.com\/168\/catalogo\/nb.-nota-bene\/\">NB. I\u00a0linguaggi della comunicazione, Logo Fausto Lupetti, Milano 2012.<\/a><\/i><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p><span style=\"color: #00ccff;\">[english]<\/span><\/p>\n<p>Interview with Edoardo Boncinelli<br \/>\nby Maurizio Rossi<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>When describing human behaviour we tend to oppose irrational impulse and hindsight, instinct and reason. Almost as if to suggest that the reflection of the intellect is the confutation of natural feeling. Neuroeconomy has led us to discover how deceptive the presumed rationality behind certain choices is, demonstrating that we systematically run into cognitive illusions.<\/em><\/p>\n<p><em>Is the human species really freed of predispositions which originated in the oldest parts of our brain?<\/em><\/p>\n<p>At least up until a hundred and fifty thousand years ago the strategies adopted by man were almost all suggested tacitly by the instinct. The world has changed and the problems that contemporary man has to face are very much different to those in the past. Often, our behaviour is the result of the complementarity of instinct and reasoning, but other times a certain conflict is generated between the two. This is a question which the neurosciences have studied a great deal the last thirty years, arriving at the interesting but temporary conclusion that in man two different decisional strategies exist. The first corresponds to the so-called System One, an immediate instinctive process based on the first appearance and expression of our natural inclinations. Though the speed of the choice implies a level of approximation which often translates into inexactness and error, we utilize it continuously in everyday life. For example, we are using it when we see a product priced at\u00a0\u20ac 9,99, which we find preferable to \u20ac 10,00. Obviously what we save is really insignificant but the immediate perception is that the first is decidedly cheaper.<\/p>\n<p>The second decisional strategy is called System Two, a rational process which. when needed, counters and corrects the fallaciousness in System One. Instinctively, we adopt the first system always, because it costs us nothing in terms of effort. It is the expression of our whole body and originates in the subcortical area of our brain. Systen Two is more rigorous but more elaborate and tiring, it requires effort and commitment. Instinct is part of man but, whereas in other animals it is practically incontrovertible, in our species it can be deviated, repressed, or even inverted. For example, despite the instinctive fear of fire shared with other animals, many of us like gathering around a fire. Mediating between our instinctive drive and our rational capacity, a repressive capacity of the cerebral cortex intervenes. It is based on the principles of instinct but it also welcomes that which we have learned through experience and culture. Thus, we are the result of the interaction between biological evolution which leads us instinctively in certain directions and a cultural evolution which introduces us to evaluation of other aspects. In most cases the priorities of man nowadays are complex and do not coincide perfectly with the objectives of biological evolution. Basically the life of primitive man was governed by primary needs, escaping from a predator or facing one, getting food to eat and finding a partner, i.e., procreation. Needs which have not disappeared but which our culture has transformed significantly. Not to mention the fact that the artificiality of our society leads us to do things we like a lot, like going to the theatre or dedicating ourselves to art but which from a biological viewpoint we don\u2019t need. Activities which, although interesting us and involving us, like others, are not contemplated by our genetic patrimony and have no instinctive justification. So the strategy which concerns contemporary man goes way beyond those of mere survival.<\/p>\n<p><em>What is an emotion? And how does it influence our choices? <\/em><\/p>\n<p>Albeit unconsciously, the origin and the end of emotions is strategic and concerns survival. They have a clear scope, i.e., making the best of the situations we have to face. In other words, emotions direct us towards what we know will procure pleasure for us and keep us away from what we know causes displeasure. In the complex human system of data elaboration and choices, this fundamental, original dynamic is not always clear. A basically utilitarian vision of the emotional sphere which actually clashes with the widespread late-Romantic conception according to which emotions are always free and incomprehensible, maximum expression of the ineffability of existence. In fact, we are solidly grounded in our bodies, structured in its drives. Whereas it is true that we are able to fly high, to go beyond all this, we should never forget what is the vital impulse behind our choices and our initiatives.<\/p>\n<p>For thousands of years emotions were strictly linked to our survival. During cultural evolution they have been metabolized, sublimated and transformed so much that they have become almost incomprehensible. We tend to remove their origins, imputing their existence to that imaginary region the English call <em>out of the blue.<\/em> Even though man is free to behave in an anti-biological way like fasting or chastity, most of our actions continue to have a biological justification. In taking a decision the emotion beats rationality 98 times out a 100, though in a more or less conscious fashion. And in weighing reasonably the pros and cons of an important choice one arrives at an <em>impasse<\/em> &#8211; the final decision in any case awaits the emotion. In short, we remain still very emotional individuals.<\/p>\n<p><em>So, do fully conscious choices really exist? Can we still speak of conscious responsibility, free will?<\/em><\/p>\n<p>About who decides, I have no doubts: the body. The fact is that our cultural tradition tends always to keep separate the body from the mind, attributing to it an autonomous functionality, the object of biological investigation. While we consider the psyche and the I as a reality dissociated from the body, the investigative ground of psychology, or even philosophy. It is totally anachronistic, an error which derives from the Platonic vision of the human being.<\/p>\n<p>I am my body. To make things easier I can speak clearly of emotion and reason, cerebral areas and subcortical lesions but actually everything holds: there is no clear separation between one aspect and the other.<\/p>\n<p>There is now scientific evidence (proven for example by the experiments of Benjamin Libet) that our brain takes a decision some thousandths of a second before I actually become aware of it. We are always behind. An exact temporal interval separates our awareness of the world from that of our senses. Our consciousness is always arriving late. It might seem a limitation of our freedom but it is the nature of man and we cannot escape it. In the end, becoming aware of the decisions suggested first by the body, we have the ability to accept them or not and even subvert them. If there is no rush, the ultimate decision always awaits consciousness.<\/p>\n<p><em>What is the origin of creativity?<\/em><\/p>\n<p>Though we speak with a certain flippancy about creativity and inventiveness, in fact, no-one has ever analysed these phenomena scientifically. We do not know where or how our ideas are born exactly, above all our good ideas. However, they are born into a condition which draws equally on the emotions and instinct as much as reason and our patrimony of knowledge. Almost always, creativity comes from solid knowledge. And from the absence of fear of being different and of going against tradition. The nature of creativity is hybrid. We need in fact to be careful not to favour, improperly, only the emotional sphere. To break the patterns it is first necessary to know them well. In science, philosophy, in art, music and in literature, the really creative individual is a person of great culture with an almost obsessive interest in his own subject.<\/p>\n<p><em>If, like all other animals, we have been moulded to face the risks and setbacks of a hostile, treacherous surrounding environment, does the unnatural sense of security guaranteed by progress risk destabilizing us partially? <\/em><\/p>\n<p>Ours is a body thirsting for emotions. It has always been the case that our nervous system, like our endocrine system, is so used to emotions to be almost inured. The lack of emotional movement generates estrangement. Though contemporary man continues to feel emotions, these are different and generally not as strong as in the past. No-one wishes to deny that not being on the alert all the time in the expectation of danger or not having to defend our own lives and our dear ones from predators and enemies, has been a great step ahead. But our body and consequently, our mind, find themselves a little dejected by the lack of totalizing emotions, capable of producing adrenalin. It is an existential situation which the different components of our genetic patrimony do not expect and we pay the penalty on a psychological level. Man, to react to this state of things has two opportunities.<\/p>\n<p>The one less to be desired is undergoing passively such an emotional repression, perceiving all the void of a life without sense. This is so-called depression, the worst thing that can happen because it removes the fulchrum at the lever of existence, immobilizing man. The other is that of learning to reinvent the emotions, for example, dedicating oneself to sports, which imply competition, betting on the Stock Exchange with all its risks, or scaring ourselves watching a horror film. Basically, trying to give a sense to our lives. It is the equilibrium which humanity is trying to find by seeking the right emotions, individually and collectively. In such a predictable, and relatively safe world it is always important to remember to be moved still, transforming in a human sense the emotions of the past. The ideal would be to be able to convert all of them, transforming those evoked by life or death questions into emotions awoken by interests, amusement, passion. We have to continue to allow ourselves an intense emotional life, even though more rarefied and abstract. Perhaps being moved by listening to a piece of music or getting passionate about a theatrical production. So, passion is a keyword, without passion we do not live.<\/p>\n<p><em>Is the human being today the result of a cultural struggle to give animal instinct alien values:\u00a0\u00a0 preferring doubt to the certainty of simplification so as not to exclude from our mental categories the different, the other, or fear, even? Or, as a provocation, does an ethical value like altruism simply mask the survival strategies themselves of the species which subordinates the needs of the individual to the salvation of the group?<\/em><\/p>\n<p>We must be careful! It makes no sense to speak of today\u2019s man as if he were different to yesterday\u2019s. Don\u2019t forget that our primary scope is survival and therefore whatever we do, basically, is done because it allows us to cope. On the whole, we don\u2019t see certain aspects of reality simply because perception is limited. Then, obviously, there is a certain tendency to throw out the most unpleasant things. An inclination which, sometimes more sometimes less, is also prompted by the surrounding environment and which varies a great deal from one individual to the next , as when he passes from one phase to another of his existence. Culturally there can be slight modifications of our biological spontaneity. Slight, though, because history has shown that at the right moment man goes back to being the animal he has always been. As soon as the fabric of society loosens, as soon as the grip of so-called values loosens, or when it is society itself which develops different values, spontaneity, i.e., biology, returns.<\/p>\n<p><em>And the human sentiment par excellence, love?<\/em><\/p>\n<p>Man is protagonist in an infantile period which in practice never ends. An observation which has emerged many times, but whose importance I think has not yet been sufficiently perceived. Whereas I think it is one of the fundamental characteristics, it signals the difference between the human species and others. From our birth until we become potentially reproductive about 15 years go by. In western societies the reproductive moment is delayed some years. Therefore, partly because of cultural formation, man stays a child a long time. Anyway our brain is so big and complex it requires slow development, which is prolonged for many years after birth. This very long period, in which we learn so many things and behave a little like cubs taking advantage of the safety of the family and institutions, is also a huge prolongation of the mother-child relation. A tie which, in the rest of the animal world lasts normally a few months or at most a year and a half. The result is that men tend to project the child-mother relation but also the mother-child one on to a series of situations for which it had not been conceived. For example we are able to recognise people one by one during the whole course of existence while most wild animals can do it only during the period of suckling when the baby necessarily has to know how to recognise the mother and vice versa.<\/p>\n<p>The life of man is distinguished by attachment to the other, an entirely human version of the relation between individuals of the same species. A phenomenon closely associated with sexual and reproductive activity. While it is certainly clear that unlike all other animals the adult man tends to seek out his partner from the other sex to reproduce, the difference is in the fact that this need can be put aside, and elaborate indirect forms can be assumed. Centuries of literature tell of love as a sentiment which transcends the materiality of our existences. In fact, today we know very well that it is a specifically human transformation of processes of attachment linked to procreation. A totally special matrimony between the needs of childhood and the needs of reproduction.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Intervista a Edoardo Boncinelli<\/p>\n<p>Viviamo sempre in differita.<br \/>\nWe are always behind.<\/p>\n","protected":false},"author":8,"featured_media":247,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[29],"tags":[15,16,28,30,31,32,33,34,96,114],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/243"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/users\/8"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=243"}],"version-history":[{"count":10,"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/243\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1263,"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/243\/revisions\/1263"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/media\/247"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=243"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=243"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=243"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}