{"id":1556,"date":"2020-06-08T15:45:32","date_gmt":"2020-06-08T13:45:32","guid":{"rendered":"http:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/?p=1556"},"modified":"2020-06-18T19:22:21","modified_gmt":"2020-06-18T17:22:21","slug":"la-trasformazione-del-paesaggio-urbano-dalla-storia-alla-globalizzazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/la-trasformazione-del-paesaggio-urbano-dalla-storia-alla-globalizzazione\/","title":{"rendered":"La trasformazione del paesaggio urbano: dalla storia alla globalizzazione"},"content":{"rendered":"<h3><b>Arte, contemporaneit\u00e0, storia.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/b><\/h3>\n<figure id=\"attachment_1557\" aria-describedby=\"caption-attachment-1557\" style=\"width: 356px\" class=\"wp-caption alignright\"><img decoding=\"async\" class=\" wp-image-1557\" src=\"http:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/Auge-per-apertura-e-per-interno-01-300x173.jpg\" alt=\"\" width=\"356\" height=\"205\" srcset=\"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/Auge-per-apertura-e-per-interno-01-300x173.jpg 300w, https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/Auge-per-apertura-e-per-interno-01.jpg 692w\" sizes=\"(max-width: 356px) 100vw, 356px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-1557\" class=\"wp-caption-text\"><em>&#8220;Muji City&#8221; prodotto da MUJI<\/em><\/figcaption><\/figure>\n<p>La concezione del tempo rappresenta, oggi, una sfida e una necessit\u00e0. Una sfida perch\u00e9 tutto ci suggerisce che stiamo vivendo all\u2019interno di un sistema che si colloca definitivamente al di fuori della storia. E una necessit\u00e0 in quanto, per tutti coloro che sono esclusi dal sistema globale, la questione della fine della storia significa la perdita di ogni speranza ed \u00e8 quindi portatrice di violenza. Nell\u2019interrogarsi su quale potrebbe essere la concezione del tempo nel contesto della globalizzazione economica e tecnologica, pu\u00f2 essere utile effettuare un\u2019incursione per trattare la questione dell\u2019arte e dell\u2019estetica. L\u2019arte e, pi\u00f9 diffusamente, la creazione artistica o letteraria, sollevano in effetti il problema della contemporaneit\u00e0. Sotto diversi aspetti, esse testimoniano il nostro rapporto con il tempo e, pi\u00f9 precisamente, il nostro rapporto simultaneo con il passato e con futuro che, quando \u00e8 condiviso, definisce una forma di contemporaneit\u00e0. Per rispondere alla domanda \u2018che cosa significa oggi essere artista o creativo?\u2019 \u00e8 necessario porsi diversi interrogativi, tutti di natura antropologica e, in particolare, cercare di rispondere alle tre seguenti domande seguenti:<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>1) Che cosa significa \u2018appartenere al proprio tempo\u2019?<br \/>\n2) Cosa significa oggi \u2018il nostro tempo\u2019?<br \/>\n3) Dove si trovano i punti di contatto tra la nostra epoca e la creazione artistica o letteraria?<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Michel Leiris nel suo saggio <i>Le ruban au cou d\u2019Olympia <\/i>propone due osservazioni contrastanti. Da una parte, sottolinea che nella vita pu\u00f2 arrivare un momento in\u00a0cui si pu\u00f2 avere l\u2019impressione di non appartenere pi\u00f9 pienamente all\u2019epoca in cui tuttavia continuiamo a vivere. Questa sensazione pu\u00f2 essere particolarmente frustrante per il creativo &#8211; scrittore o artista che sia &#8211; il quale constata di non avere pi\u00f9 niente da dire sulla sua epoca perch\u00e9 quest\u2019ultima non ha pi\u00f9 niente da dirgli. Ma Michel Leiris fa anche notare come sia sempre difficile definire o individuare le caratteristiche specifiche dell\u2019epoca in cui viviamo. Guardando indietro, verso il passato, possiamo invece percepire pi\u00f9 chiaramente gli elementi che pongono in collegamento un artista o un autore con il suo tempo. In pittura, il dettaglio sembra essere uno degli elementi in grado di segnalare la pertinenza di un artista rispetto al suo tempo e, non di meno, la sua presenza o, se vogliamo, il suo sopravvivere nella storia dell\u2019arte. Il \u2018dettaglio\u2019 pu\u00f2 quindi apparire in retrospettiva come un promettente segno di pertinenza storica. Il nastro di raso nero intorno al collo di Olympia, quel misero collare, quel piccolo lusso nella povert\u00e0, evoca a distanza l\u2019interesse e l\u2019attenzione di Manet nei confronti della gente del popolo e, pi\u00f9 in generale, verso la citt\u00e0 e la rivoluzione industriale: un interesse assente nel resto dell\u2019arte dell\u2019epoca e, ancor di pi\u00f9, nella nobile arte del ritratto. Ma Manet era un artista inquieto, deluso di non veder riconosciuto dai suoi contemporanei il proprio valore. Dovr\u00e0 passare del tempo prima che sia riconosciuto il suo essere in piena sintonia con l\u2019epoca, la sua \u2018pertinenza\u2019, e che la sua \u2018presenza\u2019 venga consacrata agli occhi dei posteri. In conclusione, deve essere motivo di speranza per l\u2019artista o l\u2019autore contemporaneo il fatto che egli possa ritrovare in alcune opere del passato tracce di pertinenza storica e che risulti sensibile alla loro presenza (queste gli parlano ancora).<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>La contemporaneit\u00e0 non \u00e8 l\u2019attualit\u00e0.<br \/>\nIl paradosso \u00e8 che quindi un\u2019opera \u00e8 veramente contemporanea soltanto quando \u00e8 sia originaria (dell\u2019epoca) che originale, quando non si accontenta di riprodurre l\u2019esistente. Sono coloro che innovano, e che eventualmente sorprendono o disorientano, quelli che<br \/>\npoi in retrospettiva risulteranno appartenere pienamente al loro tempo. C\u2019\u00e8 bisogno del passato e del futuro per essere contemporanei. In altri termini, l\u2019arte si misura\u00a0sulla capacit\u00e0 che ha di stabilire relazioni, ovvero sulla sua capacit\u00e0 simbolica. Senza audience, senza pubblico, l\u2019arte \u00e8 una prova di solitudine assoluta. L\u2019arte ha l\u2019obbligo di essere sociale. Questa capacit\u00e0 simbolica si afferma ancor pi\u00f9 quando riesce a sopravvivere al tempo e rimane attuale anche quando la domanda di cui \u00e8 oggetto si evolve o cambia. Se prescindiamo dalle leggi del mercato dell\u2019arte<br \/>\n&#8211; dobbiamo ammetterlo, cosa oggi alquanto difficile<br \/>\n&#8211; si arriva alla conclusione che la legge della domanda e dell\u2019offerta nell\u2019arte tende quasi ribaltarsi: l\u2019offerta dell\u2019artista \u00e8 in forma di domanda (mi comprendete?) e la domanda del pubblico \u00e8 in forma di invito (ha qualcosa da dirci?).<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>In sintesi, oggi come ieri, l\u2019opera si misura facendo riferimento a tre parametri:<br \/>\na) Il suo essere inscritta in una storia specifica, la storia \u2018interna\u2019, foss\u2019anche a titolo rivoluzionario.<br \/>\nb) Il suo articolarsi rispetto al proprio tempo, la sua esistenza in rapporto alla storia \u2018esterna\u2019, contestuale, sebbene questa non si manifesti che a distanza.<br \/>\nQuesti due primi parametri definiscono la \u2018pertinenza\u2019 di un\u2019opera, pertinenza si rispetto alla sua epoca che alla storia dell\u2019arte.<br \/>\nc) La sua capacit\u00e0 simbolica, nonostante questa possa manifestarsi in ritardo.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>La capacit\u00e0 simbolica dell\u2019opera \u00e8 la sua attitudine a stabilire un legame (intellettuale, affettivo e sociale) con coloro che la scorgono. Essa definisce la presenza di un\u2019opera.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>In quanto al nostro tempo, il tempo in cui abbiamo l\u2019impressione di vivere oggi, si tratta di un tempo accelerato che ci obbliga a confrontarsi con altri tre paradossi che si aggiungono a quelli individuati finora.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Il primo paradosso, gi\u00e0 evocato precedentemente, \u00e8 di ordine spazio-temporale. La misurazione del tempo e dello spazio cambia. La Terra non \u00e8 che un punto infinitesimale rispetto al quale misuriamo in anni-luce la distanza dalle stelle, ma i cambiamenti sulla Terra sono tali che per misurarli avremo bisogno di intervalli brevi.<br \/>\nIl secondo paradosso \u00e8 la comparsa di un nuovo spazio- tempo che oggi sembra consacrare la perennit\u00e0 del presente, come se l\u2019accelerazione del tempo fosse tale<br \/>\nda impedire di percepire il suo trascorrere. Da qui, la pregnanza dello spazio nel tempo. La contrapposizione di globale e locale appartiene alla geografia e alla strategia. Riprendiamo brevemente le caratteristiche della nuova dimensione spazio-temporale in cui sembra essere inscritta la vita economica e politica del pianeta:<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>a) Il riferimento a una dimensione di scala planetaria \u00e8 naturalmente all\u2019opera nelle rappresentazioni della globalizzazione economica e tecnologica, ma anche nella coscienza ecologica e nella coscienza sociale di chi con preoccupazione assiste alla crescita del divario tra i pi\u00f9 ricchi dei ricchi e i pi\u00f9 poveri dei poveri. Uniformit\u00e0 e disuguaglianza camminano dello stesso passo.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>b) La circolazione di immagini e messaggi intorno al globo e in ogni angolo del pianeta rappresenta quella che possiamo definire \u2018cosmotecnologia\u2019. Contemporaneamente si assiste alla diffusione sul pianeta di spazi del codice. Questi spazi della comunicazione, della circolazione e del consumo, questi \u2018non-luoghi\u2019 &#8211; per riprendere un concetto avanzato nel 1992 &#8211; sono riservati a degli utenti individuali e non prevedono la creazione di particolari relazioni sociali durevoli. In questi non- luoghi coabitano provvisoriamente delle individualit\u00e0, dei passeggeri, dei passanti.<\/p>\n<p>c) A questo sistema che scompone la Terra in caselle senza per\u00f2 avvolgerla, corrisponde una teoria sulla fine della storia formulata da Fukuyama, che in un certo senso \u00e8 stata anticipata da Lyotard quando ha evocato la fine dei \u2018grandi racconti\u2019. La fine della storia non \u00e8 la fine degli avvenimenti, ma \u00e8 l\u2019affermazione di una posizione generale che sancisce la natura definitiva della formula che associa economia di mercato e democrazia rappresentativa. La fine dei grandi racconti era messa in relazione, da un parte, con la scomparsa delle cosmogonie particolaristiche (ovvero, proprie di un determinato gruppo) per effetto della modernit\u00e0 del XVIII secolo e, dall\u2019altra, con la scomparsa dei miti escatologici universalistici e delle visioni sul futuro dell\u2019umanit\u00e0 con la comparsa della condizione post- moderna, figlia delle disillusioni del XX secolo.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Il terzo paradosso, estensione del secondo, \u00e8 che la nuova ideologia del presente \u00e8 quella di un mondo che, se potessimo prescindere per un momento dalle apparenti evidenze diffuse dall\u2019attuale sistema politico e tecnologico, ci apparirebbe per quello che \u00e8: un mondo in piena eruzione storica. Il progresso scientifico non ha mai seguito un ritmo tanto veloce. L\u2019idea che oggi possiamo farci dell\u2019universo, ma anche dell\u2019uomo, \u00e8 destinata in pochi anni a subire cambiamenti radicali. D\u2019altro canto, \u00e8 la prima volta nel corso della storia che ci troviamo ad affrontare quelle che sono le sfide di una storia planetaria comune in via di realizzazione. Infine, con l\u2019urbanizzazione del mondo stiamo vivendo un cambiamento paragonabile, secondo il demografo Herv\u00e9 Le Bras, a quello del passaggio dal nomadismo all\u2019agricoltura.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Se i punti di contatto tra la creazione artistica e il tempo in cui viviamo sono oggi cos\u00ec difficili da individuare,\u00a0\u00e8 proprio a causa di un tempo talmente accelerato da diventare inafferrabile, del monopolio del linguaggio spaziale su quello temporale; la supremazia del codice (che prescrive comportamenti) sul simbolico (che stabilisce relazioni) ha delle ripercussioni dirette sulle condizioni della creazione. Il mondo circostante e l\u2019epoca in cui vive si mostrano all\u2019artista attraverso forme mediatizzate &#8211; immagini, avvenimenti, messaggi &#8211; le quali, gi\u00e0 di per s\u00e9, rappresentano gli effetti, gli aspetti e i principi del sistema globale. Questo sistema \u00e8 l\u2019ideologia di se stesso; contiene in s\u00e9 le proprie istruzioni d\u2019uso; diventa letteralmente lo \u2018schermo\u2019 della realt\u00e0 che sostituisce, o meglio, della quale prende il posto. Il disagio e lo smarrimento degli artisti di fronte a questa situazione sono anche i nostri o, piuttosto, tendono ad amplificarli a tal punto che, anzich\u00e9 porci il problema della loro pertinenza rispetto ai tempi, ci interroghiamo sulla natura e il significato della loro presenza: cosa hanno da dirci?<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Per questo talvolta possiamo avere l\u2019impressione che gli architetti siano i grandi artisti del nostro tempo. Essi sposano la propria epoca, elaborandone le immagini e i simboli. I pi\u00f9 celebri erigono in ogni angolo del pianeta delle \u2018singolarit\u00e0\u2019, nella doppia accezione del termine: opere singolari perch\u00e9 segnate e contrassegnate da uno stile personale, e opere concepite, al di l\u00e0 della loro giustificazione locale, come curiosit\u00e0 planetarie in grado di attirare flussi turistici da tutto il mondo. Il colore globale ha preso il posto del colore locale.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Il paesaggio surmoderno \u00e8 un paesaggio essenzialmente urbano, ma bisogna aggiungere che l\u2019urbanizzazione trasforma la citt\u00e0 urbanizzando il pianeta. L\u2019estensione del tessuto urbano \u00e8 un fenomeno che corrisponde alla moltiplicazione degli spazi di circolazione, di consumo e di comunicazione. Questa moltiplicazione ha a sua volta degli effetti sullo spazio urbano e sullo sguardo che lo riconosce come paesaggio.<br \/>\nLe grandi citt\u00e0 si definiscono innanzitutto per la loro capacit\u00e0 di importare o esportare uomini, prodotti, immagini e messaggi. Da un punto di vista spaziale, la loro importanza si misura sulla qualit\u00e0 e l\u2019ampiezza della rete autostradale e ferroviaria che le collega ai rispettivi aeroporti. La loro relazione con l\u2019esteriore si inscrive nel paesaggio nel momento in cui i cosiddetti centri \u2018storici\u2019 costituiscono sempre pi\u00f9 un oggetto d\u2019attrazione per i turisti del mondo intero.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Allo stesso tempo, le opere pi\u00f9 significative dell\u2019architettura mondiale sembrano alludere a una societ\u00e0 planetaria ancora assente. Rappresentano luccicanti frammenti di un\u2019utopia esplosa, di una societ\u00e0 della trasparenza che ancora non esiste affatto. In un certo senso, alimentano le illusioni dell\u2019ideologia del presente, sono espressione del trionfo del sistema nei nodi cruciali della rete planetaria. Allo stesso tempo, configurano qualcosa che appartiene all\u2019ordine dell\u2019utopia e dell\u2019allusione designando, e disegnando, un tempo che non \u00e8 ancora arrivato, che forse non arriver\u00e0 mai, ma che rimane nell\u2019ordine del possibile.<br \/>\nIn questo senso, il rapporto con il tempo espresso dalla grande architettura urbana contemporanea riproduce capovolgendolo il rapporto con il tempo espresso dallo spettacolo delle rovine. Le rovine contengono troppa storia per esprimere una storia. Ci\u00f2 che esse ci mostrano non \u00e8 la storia. Al contrario quello che percepiamo \u00e8 l\u2019impossibilit\u00e0 di immaginare tutto quello che rappresentavano agli occhi di coloro che le vedevano prima che queste diventassero delle rovine. Le rovine ci fanno percepire il tempo della storia, ma il tempo, il tempo puro.<br \/>\nQuando contempliamo le piramidi maya nella foresta tropicale del Messico o del Guatemala, oppure i templi di Angkor che emergono dalla foresta cambogiana, abbiamo sotto gli occhi uno spettacolo inedito che non ci mostra alcuna storia: rovine si innalzano sulle rovine per ritornare alla natura appena vengono abbandonate dagli uomini. Quello che proviamo di fronte allo spettacolo delle rovine \u00e8 l\u2019impossibilit\u00e0 di percepire e comprendere la storia, una storia concreta, datata e vissuta. Poich\u00e9 anche questa impossibilit\u00e0 \u00e8 percepibile. La percezione estetica del tempo puro \u00e8 percezione di un\u2019assenza, di una mancanza. Questa coscienza della mancanza \u00e8 relativa all\u2019appercezione estetica dell\u2019opera originale. Per questo le copie riconosciute come tali deludono: mancano di mancanza.<br \/>\nE sappiamo bene che se oggi un pittore dipingesse come Rubens o come qualsiasi altro grande classico non desterebbe l\u2019interesse di nessuno poich\u00e9 le opere di Rubens, come quelle dei pi\u00f9 grandi classici, sono percepite tuttora come presenti e pertinenti.<br \/>\nMa ci\u00f2 che \u00e8 vero del passato \u00e8 probabilmente vero anche del futuro. Il tempo puro \u00e8 indifferentemente passato (sebbene non si tratti della storia) o futuro (sebbene\u00a0sia estraneo alla prospettiva o alla pianificazione). La percezione del tempo puro \u00e8 la percezione presente di una mancanza che struttura il presente orientandolo verso il passato o l\u2019avvenire. una percezione che sorge sia di fronte allo spettacolo dell\u2019Acropoli che al museo di Bilbao. L\u2019Acropoli e il museo di Bilbao posseggono un\u2019esistenza allusiva, una forte presenza che mostra un\u2019indefinibile pertinenza.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Oggi gli artisti e gli scrittori sono probabilmente condannati a ricercare la bellezza dei non-luoghi, a scoprirla opponendo resistenza alle prove evidenti dell\u2019attualit\u00e0. Vi si dedicano ritrovando il carattere enigmatico degli oggetti, delle cose private di ogni esegesi o istruzione d\u2019uso; mettendo in scena e assumendo per oggetto i media (che vorrebbero presentarsi come mediazioni) e rifiutando il simulacro e la mimesi. L\u2019ermetismo dell\u2019arte, oggi, consiste nel prendere per oggetto le evidenze del contesto per destrutturarle. Del resto \u00e8 sempre stato cos\u00ec, ma oggi l\u2019arte si scontra con l\u2019invadenza delle immagini, con la confusione tra realt\u00e0 e fiction, con avvenimenti mediatizzati e definiti dalla loro mediatizzazione, con il regime dell\u2019evidenza e con il liberalismo che recupera l\u2019arte per farne un prodotto di mercato, assegnarla alla residenza museale o, pi\u00f9 semplicemente, ignorarla. Il processo di accelerazione della storia rende ancor pi\u00f9 difficile valutarne la pertinenza e la presenza rispetto ai modelli del passato e alle aspettative del futuro.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>L\u2019arte contemporanea subisce costantemente la minaccia di essere fagocitata dal consumo planetario. L\u2019organizzazione della vita artistica attraverso le fondazioni, le biennali\u00a0e i forum, configura un mercato dell\u2019arte che ha tutte le sembianze del mercato liberale globale. Per contro, una simile situazione rende evidente la necessit\u00e0 di un\u2019arte distaccata che non si lasci assorbire dalla cultura dominante (Dubuffet, nel suo pamphlet <i>Asphyxiante Culture<\/i>, edito dalle Editions de Minuit, agli inizi degli anni Ottanta aveva scritto che il primo dovere dell\u2019artista era di sfuggire alla cultura). Ma \u00e8 altrettanto chiaro quanto sia difficile perseguire questa auspicabile \u2018presa di distanza\u2019. Yves Michaud, ne\u2019 <i>L\u2019art \u00e0 l\u2019\u00e9tat gazeux<\/i>, afferma che l\u2019estetica ha preso il posto dell\u2019arte, che la grande arte \u00e8 morta, che l\u2019arte contemporanea \u00e8 un\u2019esperienza legata al mondialismo alla stregua del turismo di massa, che non esistono pi\u00f9 opere, aura e contemplazione, ma soltanto delle mode. Le attitudini e gli atteggiamenti avrebbero preso il posto delle opere: eventi, incontri, perfomance e installazioni non sarebbe altro che una reduplicazione del contesto. in altre parole, il contenuto dell\u2019arte consisterebbe nel contesto. L\u2019arte pur avendo mantenuto una certa pertinenza (rispetto all\u2019epoca), avrebbe perso ogni presenza, ogni capacit\u00e0 simbolica, rifuggendo le evidenze dell\u2019immagine soltanto attraverso una nuova forma di ermetismo.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Si tratta di una posizione indubbiamente troppo severa o troppo pessimistica; tuttavia ha il merito di evidenziare quanto, nell\u2019arte come altrove, il contesto ha subito un tale sconvolgimento che oggi \u00e8 necessario ripensare con urgenza le condizioni della pertinenza, ristabilendo il legame tra storia interna e storia esterna, tra storia della disciplina e storia del contesto.<br \/>\nIn altre parole si tratta, per gli artisti, ma anche per gli osservatori della societ\u00e0 e per i politici, di ritrovare il senso del tempo, al di l\u00e0 della coscienza storica, per costruire una contemporaneit\u00e0 reale. Nel bene e nel male, arte, societ\u00e0 e storia sono solidali. Le contraddizioni della grande architettura urbana e lo spettacolo della citt\u00e0 contemporanea ne sono la dimostrazione.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<h3><b>La trasformazione del paesaggio urbano: dalla storia alla globalizzazione.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/b><\/h3>\n<p>Il paesaggio, in particolar modo il paesaggio urbano, riflette senza dubbio la natura del mondo attuale. La citt\u00e0 \u00e8 cambiata. Del resto la scenario urbano \u00e8 sempre stato territorio di decostruzione e ricostruzione. Nelle citt\u00e0 europee i monumenti storici si sono accumulati nel corso dei secoli, dando luogo a una stratificazione irregolare e complessa. Nel periodo storico in cui l\u2019Europa si accingeva a colonizzare il mondo intero, il modello urbano tipico del Vecchio Continente \u00e8 stato esportato in tutto il mondo: le citt\u00e0 coloniali sono state edificate come replica della citt\u00e0 europea. Fino al XX secolo, quest\u2019ultima si \u00e8 sviluppata per accumulazione e sovrapposizione di storia, stili e genti. Basti pensare alla Parigi moderna descritta da Baudelaire: una distesa di differenti architetture, testimonianza del succedersi di periodi storici che si confondevano e ritrovavano unit\u00e0 nel paesaggio sotto i suoi occhi. In quell\u2019epoca la capitale francese, come molte altre citt\u00e0 europee, viveva una vera e propria rivoluzione del tessuto urbano. \u201cLa Parigi di un tempo non esiste pi\u00f9\u201d constatava il poeta che osservava con sguardo critico, altre volte romantico, la modernit\u00e0 di una citt\u00e0 dove le ciminiere fumanti delle fabbriche e gli antichi campanili delle chiese condividevano lo stesso cielo. La possibilit\u00e0 di poter percepire accumulazione e sovrapposizione presuppone per\u00f2 una certa distanza. \u00e8 proprio dalle alture del cimitero di P\u00e8re-Lachaise che, nell\u2019ultime pagine del <i>Pap\u00e0 Goriot <\/i>di Balzac, Rastignac contempla la citt\u00e0 di Parigi gettando il suo sguardo tra la colonna di Place Vend\u00f4me e la cupola della Chiesa degli Invalidi. Il panorama \u00e8 quello di un mondo aggrovigliato, di un labirinto tortuoso adagiato sulla Senna. Ma la visibile stratificazione di periodi storici diversi, la coesistenza di pi\u00f9 stili, la coabitazione di antico e nuovo &#8211; che per molto tempo ha rappresentato un vero e proprio paradigma urbano &#8211; non caratterizza pi\u00f9 il paesaggio contemporaneo. La sensazione \u00e8 che quel genere di modernit\u00e0 non sia pi\u00f9 proponibile. Solo in rarissimi casi possiamo osservare paesaggi urbani che continuano a evocare la modernit\u00e0 della Parigi di Baudelaire. \u00e8 venuto meno quel gusto per l\u2019accumulazione che nel corso dell\u2019Ottocento, tra l\u2019altro, aveva segnato la diffusione dei musei anche se con l\u2019intenzione di catalogare e classificare distintamente periodi storici e generi. Oggi i musei si sono trasformati e suscitano pi\u00f9 curiosit\u00e0 come monumenti che per il patrimonio custodito al loro interno. La moltiplicazione degli spazi di circolazione e di comunicazione ha prodotto i suoi effetti non solo sullo spazio urbano, ma anche sul modo di guardare al paesaggio. Il patrimonio artistico, culturale e naturalistico si presenta come un oggetto di consumo pi\u00f9 o meno decontestualizzato, o come un oggetto il cui vero contesto \u00e8 il mondo della circolazione planetaria o surmodernit\u00e0. La surmodernit\u00e0 non si contrappone alla modernit\u00e0, ma ne \u00e8 al contrario un prolungamento: \u00e8 l\u2019accelerazione e la complicazione degli effetti della modernit\u00e0 per come era stata concepita nel XVIII e nel XIX secolo. Il paesaggio surmoderno \u00e8 un paesaggio essenzialmente urbano, risultato dell\u2019accelerazione della storia, della contrazione dello spazio, dell\u2019individualismo consumistico. E l\u2019urbanizzazione ha trasformato la citt\u00e0 urbanizzando il pianet. La tendenza \u00e8 quella di isolare i quartieri storici nella loro purezza, facendone degli autentici musei a cielo aperto, luogo di visita per i turisti; mentre la parte vitale della citt\u00e0 \u00e8 dislocata all\u2019esterno. Abitiamo sempre pi\u00f9 un mondo di giustapposizioni anzich\u00e9 di coniugazioni. Abbiamo perso lo spirito di quella modernit\u00e0 che, senza soluzione di continuit\u00e0, si ricongiungeva alla storia attraverso l\u2019accumulazione. L\u2019esplosione della citt\u00e0 ha trasformato ogni brano urbano in una sorta di periferia. L\u2019architetto e urbanista Bernard Huet fa risalire una certa forma di contrapposizione tra architettura e citt\u00e0 al Movimento Moderno impegnato a fronteggiare la crisi degli alloggi urbani tra le due guerre mondiali. Le <i>Unit\u00e9 d\u2019habitation <\/i>progettate da Le Corbusier avevano inaugurato il concetto di appartamento come cellula-base per la gestione razionale degli alloggi di massa nella societ\u00e0 industriale. Un processo che andava in direzione della monumentalizzazione dell\u2019alloggio, rivestito di tutti gli attributi dell\u2019opera d\u2019arte. Huet fa per\u00f2 notare che la singolarizzazione delle unit\u00e0 abitative comporta un rischio: l\u2019architettura diventa il risultato del ripiegamento del progettista su se stesso, pura espressione della sua individualit\u00e0 artistica, a discapito di qualsiasi riferimento al contesto e alla storia. Cos\u00ec le attuali periferie urbane evocano un museo disordinato, messa in scena di singolarit\u00e0 autonome che si impongono laddove si dissolve la citt\u00e0 storica. Ebbene nel mondo surmoderno sottoposto alla triplice accelerazione della conoscenza, della tecnologia e del mercato aumenta il divario tra la rappresentazione di una modernit\u00e0 senza frontiere in cui beni, persone, immagini e messaggi circolano liberamente e la realt\u00e0 effettiva di un pianeta diviso, frammentato. Una realt\u00e0 in cui le divisioni che l\u2019ideologia del sistema si ripromette di eliminare, di fatto, sono l\u2019elemento fondante del sistema stesso. Ogni giorno, all\u2019immagine del mondo-citt\u00e0 &#8211; o della meta-citt\u00e0 virtuale, secondo la definizione di Paul Virilio- che descrive l\u2019intero pianeta come un\u2019unica grande rete di circolazione e comunicazione, si contrappone la dura realt\u00e0 delle citt\u00e0 del mondo dove si manifestano e si scontrano le differenze e le disuguaglianze. Il processo di urbanizzazione si traduce principalmente in due fenomeni: da un lato la crescita dei grandi centri urbani gi\u00e0 esistenti, dall\u2019altro la comparsa e l\u2019estensione lungo le vie di comunicazione, i fiumi e le coste marittime di quelli che il demografo Herv\u00e9 Le Bras ha chiamato \u2018filamenti urbani\u2019. La diffusione di filamenti urbani che saldano tra di loro le citt\u00e0 esistenti lungo le vie di circolazione, i fiumi o le coste marittime disegnano un tessuto tanto interconnesso da configurarsi come una grande meta-citt\u00e0 virtuale. Il diffuso \u2018collegamento virtuale\u2019 di tutti i grandi centri urbani trasforma il mondo intero in una sconfinata citt\u00e0 (<i>le monde-ville<\/i>). Come se le aree pi\u00f9 urbanizzate del pianeta non fossero altro che frammenti di un unico mondo-citt\u00e0.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Ma, a sua volta, ogni citt\u00e0 tende a diventare essa stessa un \u2018mondo\u2019 (<i>la ville-monde<\/i>) abitato da gente proveniente da ogni angolo del pianeta e pervaso da un flusso incessante di informazioni che esalta le interrelazioni di distanza e rende marginali le relazioni di prossimit\u00e0 immediata. \u00e8 dunque altrettanto vero che ogni grande citt\u00e0 \u00e8 un mondo: le differenze culturali, sociali, religiose ed economiche ospitate fanno di ogni singolo centro urbano una sintesi e una ricapitolazione del contesto globale. E anche se tentati dall\u2019affascinante spettacolo della globalizzazione tendiamo a dimenticarlo, la discriminazione abita ancora un tessuto urbano lacerato e diviso da frontiere e barriere. Quando parliamo di citt\u00e0 parliamo anche di quartieri difficili, di ghetti, di povert\u00e0 e di sottosviluppo. Oggigiorno una grande metropoli racchiude anche tutte le differenze e le disuguaglianze che caratterizzano il mondo intero. Cos\u00ec come nelle citt\u00e0 del Terzo Mondo possiamo trovare quartieri di affari collegati alla rete mondiale, anche nelle pi\u00f9 grandi citt\u00e0 del mondo occidentale possiamo ritrovare tracce di sottosviluppo. Il concetto di citt\u00e0-mondo contiene gi\u00e0 in s\u00e9 i presupposti per smascherare l\u2019illusione di una citt\u00e0 diffusa senza muri, separazioni e barriere. L\u2019esperienza quotidiana sia su scala individuale che locale ci conferma come in realt\u00e0 il mondo globale \u00e8 quello delle limitazioni, delle discontinuit\u00e0 e dei divieti. Quando, invece, l\u2019estetica dominante \u00e8 estetica delle distanze che si preoccupa di cancellare rotture e difformit\u00e0: le foto scattate dal satellite, le riprese aeree ci abituano a un\u2019immagine globale delle cose. Autostrade, treni ad alta velocit\u00e0, collegamenti aerei intercontinentali: tutto ci\u00f2 restituisce l\u2019immagine di un mondo globale, come ci piacerebbe che fosse. Stiamo anche assistendo alle prime forme di turismo spaziale e alla visione del pianeta Terra come paesaggio visto dall\u2019alto a centinaia di chilometri di distanza.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Nell\u2019antropologia architettata dalla societ\u00e0 dei consumi l\u2019essere umano \u00e8 gi\u00e0 dipendente dalle protesi che lo investono: bisogna consumare per esistere e il culmine dell\u2019esistenza \u00e8 riuscire a passare dall\u2019altra parte dello schermo, farsi immagine. La telerealt\u00e0, come anche la creazione di siti personali sulla Rete, traducono la necessit\u00e0 di questo passaggio all\u2019immagine, senza dimenticare ci\u00f2 che potremmo chiamare la \u2018pregnanza della fiction\u2019, un fenomeno non nuovo (al largo di Marsiglia si pu\u00f2 visitare la segreta del conte di Montecristo, protagonista del romanzo di Alexandre Dumas), ma che oggi \u00e8 generalizzato e trae origine dalle immagini viste sullo schermo anzich\u00e9 dalle elaborazioni dell\u2019immaginazione. Oggi non solo i turisti cercano di ritrovare a New York i luoghi di serie televisive americane come Sex &amp; the City, ma accanto a Eurodisney \u00e8 sorta una vera e propria citt\u00e0 che somiglia molto a quella <i>fictional <\/i>dell\u2019immaginario Disney e chi vi abita si ritiene molto fortunato di poter vivere in questa citt\u00e0 da sogno. Di fronte all\u2019immagine della citt\u00e0-mondo si pu\u00f2 avere l\u2019impressione che la citt\u00e0 in quanto tale non esista pi\u00f9. Indubbiamente i cambiamenti che hanno interessato l\u2019organizzazione del lavoro, la precariet\u00e0 (il lato oscuro della mobilit\u00e0) e i nuovi media impongono un\u2019immagine in cui le tradizionali opposizioni citt\u00e0\/campagna e urbano\/non-urbano perdono di significato. Il mondo-citt\u00e0 e la citt\u00e0-mondo appaiono intrecciati l&#8217;uno all&#8217;altra, ma in modo contraddittorio: il mondo-citt\u00e0 rappresenta l&#8217;ideale e l&#8217;ideologia del sistema della globalizzazione, mentre nella citt\u00e0-mondo si esprimono le contraddizioni e le tensioni storiche generate dal sistema.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>La contrapposizione tra mondo-citt\u00e0 e citt\u00e0-mondo riflette il sistema della storia e, per certi versi, ne \u00e8 la traduzione spaziale o paesaggistica concreta. La preminenza del sistema sulla storia e del globale sul locale ha conseguenze nell\u2019ambito dell\u2019estetica, dell\u2019arte, dell\u2019architettura. Ogni contesto locale, oggi, \u00e8 anche contesto globale; proprio per questo, paradossalmente, l\u2019architettura urbana rappresenta la massima espressione del sistema e rischia di esserne l\u2019espressione pi\u00f9 caricaturale (come quando a Time Square adotta l\u2019estetica dei parchi di divertimento, o come quando a Disneyland mette in scena il regno della fiction). Se l\u2019architettura d\u00e0 letteralmente forma alle illusioni dell\u2019ideologia presente, esprimendo un\u2019estetica della trasparenza, del riflesso e dell\u2019altezza che \u00e8 derivazione diretta dell\u2019estetica della distanza, allora, nel tener in vita un simile immaginario e nel segnare la vittoria del sistema presso i nodi principali della rete planetaria, l\u2019architettura urbana assume una dimensione essenzialmente utopica. Gli esempi pi\u00f9 significativi dell\u2019architettura contemporanea sembrano alludere a una societ\u00e0 planetaria ancora inesistente, ma alla quale vorremmo credere. Quindi su scala planetaria si parla di altri mondi, iniziamo ad assumere coscienza incerta grazie alla nostra capacit\u00e0 di immaginare. Gli urbanisti, come gli architetti un po\u2019 come gli artisti, gli scrittori, sono condannati oggi forse a ricercare la bellezza dei non luoghi resistendo alle apparenti evidenze dell\u2019attualit\u00e0.<br \/>\nI non-luoghi empirici che compongono il paesaggio dominante del nostro nuovo mondo (aeroporti, ipermercati, stazioni ferroviarie, etc.) sono stati immaginati dai pi\u00f9 grandi architetti come spazi comuni, se non propriamente pubblici, in grado trasmettere a tutti coloro che li attraversano in qualit\u00e0 di utenti, di passanti o di clienti che n\u00e9 il tempo n\u00e9 la bellezza sono assenti dalla loro storia. La citt\u00e0 \u00e8 sempre pi\u00f9 il luogo di questa attesa e di questa speranza. Il nostro sguardo, educato dal cinema e della televisione, si posa su paesaggi assolutamente utopici. Mentre cerchiamo di gestire la nostra vita nella conquista del domani, continuano ad essere proiettate intorno a noi immagini di metropoli sfolgoranti di luci, sequenze cinematografiche di grattacieli ripresi dall\u2019elicottero.<br \/>\nMa nella dimensione spaziale si riproduce la crudelt\u00e0 dell\u2019esperienza temporale: la storia non finisce mai, mentre la vita individuale \u00e8 breve. La dimensione utopica e sognata che caratterizza il paesaggio surmoderno come promessa di un\u2019unit\u00e0 e di bellezza, anche se non dovesse essere disillusa dalle contraddizioni della storia non potr\u00e0 comunque vedersi realizzata nell\u2019arco della esistenza del singolo. \u00e8 lo spettacolo di una citt\u00e0 in trasformazione, come accadeva nel XIX secolo quando tutti i poveri del mondo rurale si precipitarono verso la citt\u00e0, i dannati di oggi preferiscono rischiare la morte per fuggire nelle grandi metropoli. E per quanto fallace o promettente sia, la luce della citt\u00e0 continua a brillare.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<hr \/>\n<p><em>Trascrizione dell\u2019intervento di Marc Aug\u00e9 al Secondo Convegno internazionale di studio<\/em>\u00a0<em><b>\u201cLa citt\u00e0 senza nome. Segni e segnali nel paesaggio contemporaneo\u201d<\/b> (Villa Romanazzi-Carducci, Bari | 22-23 ottobre 2009).<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Arte, contemporaneit\u00e0, storia.\u00a0 La concezione del tempo rappresenta, oggi, una sfida e una necessit\u00e0. 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