{"id":1384,"date":"2020-05-29T15:47:00","date_gmt":"2020-05-29T13:47:00","guid":{"rendered":"http:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/?p=1384"},"modified":"2020-06-18T19:25:22","modified_gmt":"2020-06-18T17:25:22","slug":"la-citta-degli-deithe-city-of-the-gods","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/la-citta-degli-deithe-city-of-the-gods\/","title":{"rendered":"La citt\u00e0 degli d\u00e8i<br \/><em>The city of the gods<\/em>"},"content":{"rendered":"<h4>Intervista a Enzo Mari<\/h4>\n<p><i>Enzo Mari: artista e designer, per parafrasare il titolo di un noto libro di Bruno Munari. Una relazione oggi imprescindibile nell\u2019attivit\u00e0 di un protagonista della ricerca e del progetto come lei?<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/i><\/p>\n<p>Sono pi\u00f9 di cinquanta anni che faccio questo lavoro. Inizialmente solo in qualit\u00e0 di artista. Ma gi\u00e0 dai primi anni Sessanta, soffrendo la cattiva qualit\u00e0 formale di ci\u00f2 che l\u2019industria andava producendo, ho deciso di occuparmi del cosiddetto design. Mettere a disposizione della produzione seriale competenze e strumenti progettuali, per poi consentire all\u2019industria il raggiungimento, anche autonomo, di qualit\u00e0 formali imprescindibili: questa la vocazione, probabilmente utopica, che ha segnato tutta la mia vita. E rendere attuale quanto imparato attraverso lo studio dei grandi maestri del passato. Maestri che, talvolta, non hanno un nome: coloro che nell\u2019Antico Egitto, nella Magna Grecia o nel Rinascimento italiano hanno realizzato grandi capolavori. Modelli artistici di perfezione formale a cui dobbiamo ancora guardare non per elaborare sterili declinazioni neoclassiche ma, pi\u00f9 concretamente, per comprendere qual \u00e8 il livello di qualit\u00e0 possibile da perseguire. Opere d\u2019arte che hanno originato tutte le riflessioni e le successive dissertazioni relative all\u2019estetica. E l\u2019estetica, non solo per assonanza fonetica, rimanda sempre all\u2019etica. Se personaggi come Gandhi rappresentano la forza eccezionale di una vita esemplare vissuta interamente all\u2019insegna dell\u2019impegno etico, vivere eticamente non significa necessariamente passare alla storia. Anche nella nostra attuale societ\u00e0, l\u2019etica sopravvive ancora nella condotta di vita di persone come gli operai o i contadini che, quotidianamente, affrontano con dignit\u00e0 l\u2019esistenza. Al contrario gran parte degli spazi che percorriamo, delle citt\u00e0 che abitiamo e dei manufatti che utilizziamo sono totalmente privi di etica. Siamo circondati dalla banalit\u00e0. Banale \u00e8 ci\u00f2 che all\u2019interno di un certo periodo storico viene prodotto esclusivamente per soddisfare con superficialit\u00e0 il \u2018gusto\u2019 dell\u2019epoca, per assecondare i rituali sociali imperanti. Certamente nessun manuale potr\u00e0 mai insegnare razionalmente e pragmaticamente come pervenire alla qualit\u00e0 della forma. Soltanto la fruizione e la decodifica dei grandi capolavori dell\u2019arte come della letteratura e della musica possono rappresentare l\u2019unica lezione di estetica davvero utile. Confrontarsi con l\u2019eccellenza \u00e8 la strada da perseguire con severit\u00e0 per giudicare i nostri risultati progettuali: valutare se, davvero, la forma realizzata \u00e8 l\u2019unica forma possibile, se abbiamo colto l\u2019essenza della forma. Oggi, al contrario, quando si parla di forma, non solo a livello generale ma anche a livello accademico, in realt\u00e0 ci si riduce a parlare di formalismo: il contrario dell\u2019essenza della forma. Il formalismo, di fatto, implica l\u2019incrostazione della cosa che si sta costruendo. \u00c8 riconducibile a un \u2018abbellimento\u2019 fine a se stesso, spesso ottenuto con la giustapposizione di segni appartenenti a culture differenti realizzata nella pi\u00f9 totale ignoranza del significato profondo presentato da questi elementi nel loro contesto di origine. Il risultato, allora, \u00e8 un insensato bisticcio di segni scelti esclusivamente in virt\u00f9 della loro presunta \u2018stranezza\u2019 e delle loro valenze edonistiche. Quando, invece, design vuol dire disegnare e realizzare oggetti utili alla vita di tutti i giorni. La forma ha bisogno di tener presente la conoscenza di tutto il mondo, di tutto quello che esiste, e anche della conoscenza di quello che non esiste ancora, della proiezione sugli scenari possibili. Tuttavia, oggi, non esiste nel mondo un\u2019universit\u00e0, un luogo di studio e preparazione professionale dove ci si occupi del globale. Certo, esistono finissimi intellettuali e grandi scienziati ma ciascuno primeggia nel recinto delle proprie competenze, nei limiti della propria disciplina. \u00c8 proprio questo a rendere difficile qualsiasi dialogo sulla forma. Forma che nell\u2019accezione pi\u00f9 alta del termine \u00e8, per definizione, qualcosa di incomprensibile alla scienza. Perch\u00e9 uno scienziato deve fare necessariamente riferimento a un ambito di ricerca immediatamente possibile. Mentre il progettista \u00e8 chiamato ad intervenire concretamente nel presente, senza per\u00f2 dover trascurare la dimensione utopica del suo intervento e cio\u00e8 progettando in visione &#8211; e previsione &#8211; di un uomo e di una societ\u00e0 che non esistono ancora. Per poi trovare il giusto compromesso. Del resto, pur amandomi definire un utopista, di fatto, ho realizzato oltre duemila progetti dei quali ne sono andati in produzione quasi la met\u00e0. Ma nonostante le necessit\u00e0 di confrontarsi con le esigenze materiali del mondo della produzione, resta sempre importante pensare nell\u2019ambito di una visione assolutamente globale. Ogni oggetto dovrebbe portare in s\u00e9 la sua valenza monumentale. E non dimentichiamo che l\u2019etimo della parola \u2018monumentale\u2019 \u00e8 \u2018ammonimento\u2019. Un ammonimento che non subisce l\u2019azione del tempo, che resta immutato nei secoli: la nostra societ\u00e0 \u00e8 profondamente diversa da quella antica ma, tuttavia, quando ci troviamo di fronte ai grandi capolavori dell\u2019antichit\u00e0 la forma ci parla ancora. Nei secoli, continua ad essere un ammonimento.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-1386\" src=\"http:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/mari-1-01-220x300.jpg\" alt=\"\" width=\"355\" height=\"484\" srcset=\"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/mari-1-01-220x300.jpg 220w, https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/mari-1-01-1026x1400.jpg 1026w, https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/mari-1-01-768x1048.jpg 768w, https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/mari-1-01-1126x1536.jpg 1126w, https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/mari-1-01-1501x2048.jpg 1501w, https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/mari-1-01.jpg 1593w\" sizes=\"(max-width: 355px) 100vw, 355px\" \/><\/p>\n<p><i>Citt\u00e0 come forma, come codice di rappresentazione etica e civica di chi vi abita\u2026<\/i><\/p>\n<p>Oggi ci si dimentica della Storia. \u00c8 un grosso sbaglio, perch\u00e9 soltanto guardando agli eventi e alle dinamiche del passato possiamo farci meno ingenui nel giudicare il tempo presente. Dibattiti, opinioni, interventi si sovrappongono l\u2019un l\u2019altro continuamente in ogni media contemporaneo. Questa \u00e8 l\u2019epoca della globalizzazione, siamo circondati da una ridondanza infinita: leggiamo, ascoltiamo, vediamo di tutto e il contrario di tutto.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Cos\u00ec, quando sono chiamato a progettare il nuovo, il mio sguardo si rivolge subito al passato, cercando di andare alle origini. E se penso alla citt\u00e0, ricordo subito che un tempo erano i sacerdoti ad indicare il luogo dove edificare il luogo dedicato alla divinit\u00e0 protettrice della citt\u00e0 da fondare. La citt\u00e0 doveva sorgere in un luogo ideale. Il solco dell\u2019aratro segnava il perimetro su cui poi sarebbe sorta la cinta muraria di difesa. Oggi, sarebbe anacronistico pensare alle mura dell\u2019urbe antica come presidio bellico, ma l\u2019idea di segnare lo spazio entro cui accogliere la citt\u00e0 non \u00e8 del tutto insensata. Se guardiamo la conformazione urbana di citt\u00e0 italiane come Milano, Roma e Bari che contano meno di un milione di abitanti, oppure di metropoli internazionali come New York, Citt\u00e0 del Messico e Shangai con decine di milioni di abitanti ci rendiamo conto che le periferie continuano ad allargarsi a macchia d\u2019olio, generando una situazione assurda.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Intanto, oggi, andrebbe chiarito che cos\u2019\u00e8 la citt\u00e0: quali sono le caratteristiche distintive di ci\u00f2 che appartiene e descrive la citt\u00e0, rispetto a ci\u00f2 che ne sta al di fuori. Spesso si declama la possibilit\u00e0 di risiedere nei posti pi\u00f9 sperduti del globo terrestre e, grazie alle moderne tecnologie, poter comunque essere connessi con il resto del mondo. Credo che il vero dialogo non possa prescindere dal rapporto diretto con i nostri interlocutori. E nella mia idea di citt\u00e0 le persone si incontrano. Nella mia idea di citt\u00e0 non esistono automobili, forse qualche mezzo pubblico. Nella mia citt\u00e0 le persone camminano.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><i>Forse non abbiamo ancora digerito bene l\u2019insegnamento della modernit\u00e0. Modernit\u00e0 che avrebbe potuto informare meglio la nostra contemporaneit\u00e0&#8230;<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/i><\/p>\n<p>\u00c8 chiaro perch\u00e9 non l\u2019abbiamo affatto digerito. Provocatoriamente potrei dire che molti degli architetti di oggi sono diventati dei vetrinisti: appartengono alla sempre pi\u00f9 diffusa categoria di addetti al mondo della merce. \u00c8 decisivo comprendere che i produttori di merce non aspirano ad immettere sul mercato degli oggetti immortali. Gli antichi miravano a fare oggetti immortali, di lunga durata. Ai giorni nostri, lo status di merce che interessa tutti i prodotti determina la necessit\u00e0 continua di rinnovamento: si progettano oggetti che gi\u00e0 sei mesi dopo la loro immissione sul mercato risultano superati, e devono essere nuovamente progettati. Tutti progettano merce in risposta alla banalit\u00e0, finendo per progettare una vera e propria discarica. Sono banali gli obiettivi promozionali di una banca, sono banali gli obiettivi di immagine di una grande azienda, sono banali gli obiettivi di promozione sociale \u2013 l\u2019oscenit\u00e0 del politicamente corretto \u2013 delle amministrazioni. Per non parlare della banalit\u00e0 della speculazione edilizia, e di tutto ci\u00f2 che dovrebbe appartenere al codice penale. Parte di queste contraddizioni erano sicuramente presenti anche nell\u2019antichit\u00e0, ma certamente non con le forme di degrado di oggi. Il progetto si fa per l\u2019Uomo, si fa per l\u2019evoluzione dell\u2019Uomo, non per soddisfare i bisogni pi\u00f9 banali e immediati delle persone. La professione del designer dovrebbe corrispondere ad un progetto di tipo religioso. Il grande artista \u00e8 colui che riesce, spesso soltanto intuitivamente, a realizzare qualcosa che magari non cambier\u00e0 il mondo, ma sopravviver\u00e0 al suo tempo come un monumento, continuando a raccontare le sue ragioni alle generazioni a seguire.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<figure id=\"attachment_1387\" aria-describedby=\"caption-attachment-1387\" style=\"width: 396px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-1387\" src=\"http:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/mari-2-300x204.jpg\" alt=\"\" width=\"396\" height=\"269\" srcset=\"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/mari-2-300x204.jpg 300w, https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/mari-2-768x523.jpg 768w, https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/mari-2.jpg 1123w\" sizes=\"(max-width: 396px) 100vw, 396px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-1387\" class=\"wp-caption-text\"><em>Enzo Mari, progetto di\/project of &#8220;Sedici animali puzzle&#8221;<\/em><\/figcaption><\/figure>\n<p>Per questo, a dover progettare anche la forma di un edificio non possono essere genericamente dei laureati in architettura o dei tecnici portatori di visioni assolutamente parziali. \u00c8 necessario che gli artefici dei progetti che vanno a comporre la citt\u00e0 siano degli artisti, come avveniva fino ad un passato piuttosto recente. Non dimentichiamo il periodo del cosiddetto Grand Tour, quando i figli delle famiglie abbienti di America e di tutta Europa risiedevano, un anno o due, a Firenze come a Roma, formandosi sugli antichi. Lo stesso Le Corbusier a diciotto anni, prima ancora di iscriversi alla facolt\u00e0 di architettura, trascorse mesi ad Atene a studiare l\u2019acropoli. Tradizionalmente, c\u2019\u00e8 sempre stato questa sorta di passaggio del testimone da una generazione all\u2019altra. \u00c8 un <i>modus operandi <\/i>che bisognerebbe recuperare, perch\u00e9 nessun corso di laurea pu\u00f2 insegnare davvero cos\u2019\u00e8 l\u2019essenza della forma. E, in questo senso, ecco che la forma di una citt\u00e0 non \u00e8 altro che l\u2019espressione del codice civile di una data comunit\u00e0. Gli edifici dovrebbero rappresentare questo. Se dovessimo progettare una citt\u00e0 nuova e ideale \u2013 chiss\u00e0 mai se sar\u00e0 possibile&#8230; &#8211; prima di costruire le fabbrichette e le case per dormire, andrebbero realizzati gli edifici degli d\u00e8i: gli edifici della religione tradizionale e quelli della religione laica, come le sedi delle istituzioni, le scuole, le biblioteche, i teatri. \u00c8 impressionante come nelle citt\u00e0 antiche le grandi architetture siano state prevalentemente quelle degli edifici religiosi. Oggi il concetto di laicit\u00e0 viene ricondotto a livello collettivo alla pura negazione della religione, dimenticando che l\u2019essenza della laicit\u00e0 ha anch\u2019essa una valenza profondamente religiosa. Costruire gli edifici della religione laica, dovrebbe rappresentare il modo moderno di parlare di religione. Mentre, negli ultimi duecento anni, il pensiero laico sembra non aver espresso autentici edifici. In tempi recenti, con lo sviluppo delle cosiddette citt\u00e0-satellite e dei grandi quartieri periferici si \u00e8 cominciato subito con il costruire solo abitazioni. I luoghi di aggregazione, di lavoro, di vita sono rimasti quelli del centro storico e il nuovo tessuto urbano si \u00e8 risolto in ghetto, teatro di forme di degrado sociale costosissime. Senza dubbio pianificare la costruzione del microclima urbano necessario, prima delle abitazioni, comporterebbe dei costi maggiori nell\u2019immediato. Ma a lungo termine si presenterebbe come una scelta socialmente ed economicamente vantaggiosa: perch\u00e9 le persone vivrebbero meglio. Vivrebbero in luogo dove pulsa un cuore, e non in un dormitorio.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<figure id=\"attachment_1409\" aria-describedby=\"caption-attachment-1409\" style=\"width: 880px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-1409 size-full\" src=\"http:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Ambrogio_Lorenzetti_buon_governo.jpg\" alt=\"\" width=\"880\" height=\"194\" srcset=\"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Ambrogio_Lorenzetti_buon_governo.jpg 880w, https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Ambrogio_Lorenzetti_buon_governo-300x66.jpg 300w, https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Ambrogio_Lorenzetti_buon_governo-768x169.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 880px) 100vw, 880px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-1409\" class=\"wp-caption-text\">Ambrogio Lorenzetti, Affresco del Buon Governo\/A fresco of Buon Governo<\/figcaption><\/figure>\n<p><i>Quali le sue esperienze di progetto per la citt\u00e0?<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/i><\/p>\n<p>Per molti anni mi sono tenuto lontano dall\u2019architettura. Anche se, per un\u2019evidente gerarchia, il segno architettonico influisce sempre, pi\u00f9 o meno consapevolmente, sul design. Con il tempo mi sono reso conto che il degrado osservabile nel mondo del progetto delle forme interessava parimenti il mondo dell\u2019architettura.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>La prima volta che mi sono occupato direttamente di progettazione architettonica \u00e8 stato pi\u00f9 di quindici anni fa, quando mi venne chiesto di occuparmi dell\u2019arredo urbano di piazza del Duomo a Milano. Quando si parla di arredo urbano spesso si banalizza riducendo tutto a panchine e fioriere; per me, accettato con passione ed entusiasmo il compito, significava invece confrontarsi con due secoli di storia, con le contraddizioni e i vincoli del luogo pubblico per eccellenza, con le esigenze e le istanze dell\u2019amministrazione comunale e dei comuni cittadini. Presentai tre soluzioni diverse, tre alternative culturali per affrontare la piazza. La critica immediata degli architetti \u2018ufficiali\u2019 fu che \u00e8 sempre preferibile proporre un solo progetto! \u00c8 stata allestita una grande mostra, pubblicato un volume sui tre progetti, e la situazione \u00e8 rimasta immutata. Ma almeno posso ritenermi soddisfatto per aver conseguito quello che era il mio principale intento: aprire un dibattito, un confronto.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Nel 2003 il sindaco di Gela mi chiam\u00f2 per realizzare un monumento. Invitato per un sopralluogo mi rendo conto che l\u2019opera sarebbe dovuta sorgere in un\u2019immensa area degradata, contornata da un quartiere abusivo &#8211; o meglio &#8211; un quartiere il cui progetto urbanistico era abusivo, ma che era stato debitamente condonato. Pensare di intervenire in quell\u2019area cos\u00ec com\u2019era mi pareva completamente assurdo. Un luogo privo dei servizi pi\u00f9 basilari: senza verde, negozi, sedi di lavoro. Chi vi abitava era costretto a camminare lungo l\u2019autostrada per pi\u00f9 di mezz\u2019ora prima di arrivare al centro della citt\u00e0. Sono andato nella chiesa dove si riuniva la comunit\u00e0 dei residenti per conoscerli ed esprimere le mie perplessit\u00e0 circa l\u2019idea di pensare ad un monumento prima che a tutto il resto. Ho raccolto le loro proteste, ho ascoltato i loro problemi. Ma la soluzione non poteva essere semplicemente quella di farmi portavoce con l\u2019amministrazione affinch\u00e9 si risolvessero le situazioni pi\u00f9 immediate, come le infiltrazioni di umidit\u00e0 negli edifici e cose del genere. Avrebbe voluto dire \u2018accontentarli\u2019 sulle urgenze presenti, ma non intervenire sostanzialmente su quella realt\u00e0. Mentre invece la mia sfida era rendere questo quartiere un modello per il futuro sviluppo della citt\u00e0. Gela \u00e8 una citt\u00e0 senza storia: si \u00e8 sviluppata di fianco a una grandissima raffineria di petrolio tuttora in attivit\u00e0. Intervenire globalmente su quel quartiere pu\u00f2 rappresentare l\u2019occasione per definire un nuovo modello di sviluppo per l\u2019intera citt\u00e0. Cos\u00ec, ho redatto una proposta molto articolata, discussa punto per punto con gli abitanti del quartiere. Contempla anche aspetti che potrebbero essere definiti utopizzanti: un museo archeologico, una sede espositiva, una ludoteca per i bambini, ristoranti, esercizi commerciali e poi ancora, un grande parco con gli alberi storici della Sicilia, un passaggio pedonale sopraelevato sulla ferrovia. E i cittadini hanno perfettamente capito e condiviso l\u2019intenzione. Il progetto \u00e8 stato approvato dall\u2019amministrazione comunale. Ma siamo ancora in attesa che si passi alla fase esecutiva&#8230;<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-1389\" src=\"http:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/mari-4-01-166x300.jpg\" alt=\"\" width=\"355\" height=\"643\" srcset=\"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/mari-4-01-166x300.jpg 166w, https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/mari-4-01-773x1400.jpg 773w, https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/mari-4-01-768x1390.jpg 768w, https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/mari-4-01-848x1536.jpg 848w, https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/mari-4-01.jpg 933w\" sizes=\"(max-width: 355px) 100vw, 355px\" \/><\/p>\n<p><i>Il design delle interfacce. Quali sono i parametri che possono conferire ai prodotti dell\u2019attuale produzione elettronica lo status di oggetto di design? Perch\u00e9 non apprezzare un iPhone, cos\u00ec come si \u00e8 apprezzato e celebrato in passato il televisore Brionvega disegnato da Marco Zanuso?<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/i><\/p>\n<p>Non dimentichiamo che tutto ci\u00f2 che viene costruito diventa prodotto industriale. E diventa merce, con tutti gli aspetti degradati della merce.<br \/>\nPer assurdo, oggi, sarebbe auspicabile smettere di ideare nuovi progetti di design: evitare di disegnare l\u2019ennesimo televisore, il centesimo modello di asciugacapelli. Un\u2019affermazione certamente provocatoria ed eccessiva perch\u00e9, in realt\u00e0, ci sarebbe ancora spazio per progetti di autentico design. Ma, per poterli attuare, bisognerebbe cambiasse la mentalit\u00e0 delle persone, il sentire collettivo. Quando cammino per le strade e mi guardo intorno, vedo prevalentemente <i>cyborg<\/i>, non persone. Il <i>cyborg <\/i>nella fantascienza \u00e8 l\u2019uomo-macchina, \u00e8 l\u2019uomo munito di protesi per soddisfare diverse funzioni. Il progresso tecnologico attuale consente indubbiamente di progettare protesi utili, in alcuni casi vitali. Ma le protesi-merce che affollano il mercato contemporaneo non appartengono a questa categoria: oggi la funzione pi\u00f9 marginale dei telefonini cellulari \u00e8 proprio quella di consentire una telefonata. Anche lo stesso computer \u00e8 una grande invenzione del nostro tempo e ne ho rispetto. Ma sono fermamente contro la sua declinazione in oggetto-merce: il personal computer. Perch\u00e9 il personal computer porta in s\u00e9 un messaggio pericolosissimo: con questa macchinetta tu puoi fare qualsiasi cosa, anche se tu non la sai fare. Non \u00e8 importante saper fare un lavoro grafico o un lavoro di progettazione, ma avere l\u2019impressione di saperlo fare e credere di farlo.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>L\u2019uomo \u00e8 l\u2019animale che ha conquistato totalmente il mondo grazie alla sua capacit\u00e0 di realizzare protesi: dall\u2019invenzione del fuoco, dell\u2019amigdala scalfita nella selce all\u2019invenzione della parola. All\u2019inizio della nostra storia ogni protesi era il risultato di una lunga conquista intellettuale. Oggi, in tutto il mondo, vengono inventati quotidianamente nuovi dispositivi. E se prima erano le protesi ad essere utili all\u2019uomo, adesso sono gli uomini stessi ad essere diventati protesi di un sistema cieco. Nella nostra societ\u00e0, la gente condivide un sogno \u2013 o meglio, un\u2019illusione- di comodit\u00e0 infinita. Le nuove generazioni delle classi pi\u00f9 abbienti escludono a priori la possibilit\u00e0 di una professione che non sia riconosciuta come \u2018intellettuale\u2019. Il risultato \u00e8 che le industrie trovano difficolt\u00e0 nel reperire falegnami o altri lavoratori artigiani, mentre migliaia di laureati si dichiarano disoccupati. Uno degli aspetti pi\u00f9 eclatanti di questa societ\u00e0 composta di protesi: uomini inconsapevoli di appartenere ormai al totalizzante meccanismo di parcellizzazione della merce. \u00c8 urgente riabituare le persone a rimboccarsi le maniche per conquistare il mondo, costi quello che costi.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<hr>\n<p><span style=\"color: #3366ff;\"><b>[english]<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/b><\/span><\/p>\n<h4>Interview with Enzo Mari &nbsp;<\/h4>\n<p><em>Enzo Mari: artist and designer, to paraphrase the title of a well-known book by Bruno Munari. Is this relation indissoluble now, as far as the activity of a protagonist of research and the project like you is concerned?<\/em>&nbsp;<\/p>\n<p>I have been doing this job for more than fifty years. At the beginning, as an artist only. But already from the beginning of the 1960s, tired of the bad quality of that which industry was producing, I decided to concern myself with so-called design. Making project skills and instruments available for serial production, so as then to allow industry to achieve, also autonomously, the essential formal qualities &#8211; this is the vocation, Utopian probably, which has influenced my whole life. And making what we have learnt by studying the great masters of the past, meaningful today. Masters who sometimes have no name, those of Ancient Egypt, Magna Graecia or the Italian Renaissance realised masterpieces. Artistic models of formal perfection which we should still be looking at, not to elaborate sterile neoclassical declinations but, in more realistic terms, to comprehend what the possible level of quality to pursue is. Works of art which produced all aesthetic reflections and the dissertations which followed on from them. And aesthetics, not only in terms of phonetic assonance, always recalls ethics.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>If characters like Gandhi represent the exceptional strength of an exemplary life lived entirely for ethical commitment, living ethically does not necessarily mean going down in history. In our present-day society too, ethics survives still in the conduct of life of people like workers and farmers who handle existence on a daily basis with dignity. Whereas most of the spaces we cross, the cities we live in and the objects we use are totally devoid of ethics. We are surrounded by triteness. The trite is that which is, within a certain historical period, produced exclusively to satisfy superficially the \u2018taste\u2019 of an era, to pander to reigning social rituals. Certainly, no handbook will ever be able to teach rationally and pragmatically how to achieve quality of form. Only fruition and decodification of great masterpieces of art, like literature and music, represent the only aesthetics lesson of any real use. Observing excellence is the road to follow, single-mindedly, to judge our project results, evaluate whether, really, the form realised is the only form possible, if we have actually grasped the essence of form. Nowadays, on the contrary, when one speaks of form, not only on a generalistic plane but also academically, in actual fact we are reduced to talking about formalism, the opposite of the essence of form. Formalism, in fact, implies the encrustation of the thing which is being built.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>It can be traced back to a \u2018beautifying\u2019 for its own sake, often obtained thanks to the juxtaposition of signs belonging to different cultures realised in the most total ignorance of the deep significance these elements have in their original context. Thus, the result is a nonsensical mixture of signs chosen exclusively for their presumed \u2018strangeness\u2019 and hedonistic values. When, however, design means designing and realising objects which are useful to everyday life. Form needs to take account of knowledge concerning the whole world, all that exists, and also knowledge of that which does not yet exist, projection on to possible scenarios. However, today, there is no university anywhere in the world, no place of study, professional preparation in which the global is dealt with. Of course, there are extremely refined intellectuals and great scientists but each excels within the enclosure of his own skills, within the limits of his own discipline.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>It is just this which makes it difficult to partecipate in any dialogue concerning form. Form, in the highest sense of the word is, by definition, something of incomprehensible to science. Because a scientist has necessarily to refer to a sphere of research which is immediately possible. Whereas the project designer is called upon to intervene in real terms, in the present, without however, neglecting the Utopian dimension of his intervention, i.e., projecting in terms of a vision \u2013 and prevision &#8211; of man and society which do not exist yet. And then have to find the right compromise. Moreover, even though I love the idea of calling myself a Utopian, in fact, I have signed more than two thousand projects, all unfailingly realised. But despite the need to deal with material needs of the world of production, it is still always important to think within a sphere of an absolutely global vision. Every object should carry within itself its monumental value. And let us not forget that the etymon of the word \u2018monumental\u2019 is \u2018admonition\u2019. An admonition which does not undergo the action of time, which remains unaltered over the centuries. Our society is very different indeed to the ancient one but, nevertheless, when we find ourselves in front of the great masterpieces of antiquity, form still speaks to us. Over the centuries, it continues to be an admonition.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><em>City as form, as the ethical and civic code of representation of those who live there&#8230;<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/em><\/p>\n<p>Nowadays we forget history. This is a big mistake, because only by looking at the events and the dynamics of the past can we become less na\u00efve in judging the present time. Debates, opinions, interventions are superimposed on each other constantly in every contemporary media. This is the era of globalization, we are surrounded by superabundance, we read, listen, see everything and the opposite of everything.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Thus, when I am called upon to project the new, my eye appeals to the past, trying to go back to the origins. And if I think of the city, I remember immediately that at one time, it was the priests who indicated where the building housing the patron divinity of the city was to be built. The city had to rise in an ideal place. The furrow of the plough traced out the perimeter on which the defensive city walls were to rise. Today, it would be anachronistic to think of the walls of the ancient urbe as a garrison, but the idea to trace out the space inside which the city is to grow is not altogether foolish. If we look at the urban conformation of Italian cities like Milan, Rome and Bari which have fewer than a million inhabitants, or international metropoli like New York, Mexico City and Shanghai, with tens of millions of inhabitants we become aware of the fact that the suburbs continue to spread like wildfire, generating absurd situations. In the meantime, today it is necessary to clarify what the city is, what are the distinctive features of that which belongs to and describes the city, compared to what we find outside. Often we recite the possibility of residing in the most out-of-the-way spots on the planet and, thanks to modern technology, of being able to connect with the rest of world. I think the real dialogue cannot avoid the direct connection with our interlocutors. And in my idea of the city people meet. In my idea of the city there are no cars, perhaps there is public transport. In my city people walk.<\/p>\n<p><em>Perhaps we have not digested the teaching of modernity very well. A modernity which could have shaped our contemporaneity better\u2026<\/em><\/p>\n<p><span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span>It is obvious why we have not actually digested it. As a provocation, I might say that many architects today have become window dressers, they belong to the increasingly widespread category of goods handlers. It is essential to understand that goods producers do not aspire to marketing immortal objects. The ancients aimed at making immortal objects, of long duration. In our day, the status of goods &#8211; all products &#8211; determines the continuous need to renew: objects are projected which, six months after their arrival on the market are out of date, they have to be projected once more.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Everyone projects goods in response to banality, and the result is projecting nothing other than rubbish. The promotional objectives of a bank are trite, the objectives of images of a large company, the objectives of social promotion \u2013 the obscenity of the politically correct \u2013 of administrations. Not to mention the banality of building speculation and all that which should pertain to the Penal Code. Some of these contradictions were certainly present in antiquity too but certainly not with the forms of degradation we have today. Projects are for men , they are done for the evolution of man, not to satisfy the most trite and immediate needs of people. The profession of designer should correspond to projects of a religious type. The great artist is he who manages, often only intuitively, to realise something which perhaps will not change the world but will survive its time, like a monument, continuing to recount its meaning to generations to come.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>For this reason, those who project even the form of a building should not, generically, be graduates in architecture or technical personnel, carriers of absolutely partial visions. We need the creators of projects who go and compose the city, to be artists, as used to happen up to a fairly recent past. We should not forget the period of the so-called Grand Tour, when the children of wealthy American families and from all over Europe stayed, for a year or two, in Florence or Rome, educating themselves by observing the ancient masters. Le Corbusier himself at 18, before even enrolling in the faculty of Architecture, spent months in Athens studying the Acropolis. Traditionally there has always been this sort of passage of the witnesses from one generation to another. It\u2019s a modus operandi which we need to get back, because no degree course can really teach what the essence of form is.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>And, in this sense, here we have the form of a city which is nothing other than the expression of a civil code of a given community. The buildings should represent this. If we had to project a new and ideal city \u2013 who knows whether it will be possible &#8230; &#8211; before we build the factories and the houses to sleep in, we need to realize the buildings of the Gods, the buildings of traditional religion and those of secular religion, like the institutional sites, schools, libraries, theatres. It is amazing how in ancient cities the great architecture was prevalently that of religious buildings. Today the concept of secularity is led back to a collective level, the pure negation of religion, forgetting that the essence of secularity has, this too, a deeply religious value. Constructing buildings of the secular religion, should represent the modern way of speaking about religion. Whereas, in the last two hundred years, secular thought seems not to have expressed authentic buildings. Now, with the development of the so-called satellite-cities and the large suburban areas, only dwellings are built. The places of aggregation, work, life, remained those of the historical centre and the new urban tissue resolves itself inro ghettos, incredibly expensive forms of social degradation. Without doubt, planning the construction of the necessary urban microclimate, before the dwellings, would mean higher costs at the beginning. But in the long run it would be a socially and economically advantageous choice, because people would have better lives. They would live in a place where a heart beats and not in a dormitory.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><em>What are your experiences, project-wise as far as the city is concerned?<\/em><span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>For many years I stayed away from architecture. Clearly, a hierarchy is at work which means the architectural sign always has an influence on design, whether we are aware of this or not. Over the years I became aware that the degradation to be seen in the world of form projects affected the world of architecture in the same way. The first time I got directly involved in architectural projects was more than 15 years ago when I was asked to work on urban decoration in the Piazza del Duomo in Milan. When we speak of urban decoration we often simplify, reducing everything to benches and flower pots. I think that once the task was accepted it meant dealing with two centuries of history, the contradictions and ties of the public place par excellence, the needs and requests of the town council and normal city-dwellers. I presented three different solutions, three cultural alternatives for the work in the piazza. The immediate reaction of the \u2018official\u2019 architects was that it is always preferable to propose a single project! A big exhibition was organized, a book was published on the three projects and the situation remained the same. But at least I can say I was satisfied because I achieved my main goal, to launch a debate.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>In 2003 the mayor of Gela called me about the realisation of a monument. Invited to go and inspect the site I realised that it would have to positioned in an immense degraded area, surrounded by an unauthorized constructed area \u2013 or rather \u2013 an area where the town-planning project had been unauthorized but later condoned. The idea of intervening in that area as it was seemed totally absurd. It was lacking in the most basic, no green, no shops, no workplaces. Those who lived there had to walk half an hour along the motorway to get to the city centre. I went to the church where the community of residents were meeting to get to know them and express my perplexity about the idea of a monument before the other things. I gathered their protests, listened to their problems.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>But the solution couldn\u2019t just be that of making myself a spokesman for them vis-\u00e0-vis the administration until the most immediate problems were solved, like the infiltration of humidity in the buildings, etc. It would have meant \u2018making them happy\u2019 concerning present urgency but without intervening substantially in that reality. It should be a model area of the city. Gela is a city without a history, it has developed alongside an enormous oil refinery which is still open. Intervening globally in this area might be an occasion to define a new model of development for the entire city. Thus I drew up a rather elaborate proposal, which I talked about, point by point, with the people living there. It also includes aspects which might be defined Utopian: an archaeological museum, an exhibition site, a toy library for the children, restaurants, commercial activities and then a large park with the historical trees of Sicily, a pedestrian crossing over the railway. And the people understood and shared the intention. The project has been approved by the city council but we are still waiting to go on to the realization phase&#8230;<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><em>Design of interfaces. What are the parameters which might confer on the products of present-day electronic production the status of design objects? Why not appreciate an iphon, as a Brionvega television designed by Marco Zanuso was appreciated and celebrated.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/em><\/p>\n<p>Let\u2019s not forget that all that which is built becomes an industrial product. And becomes goods, with all the degraded features goods have.<br \/>\nAbsurd as it seems nowadays it would be a good idea to stop creating new design projects, avoid designing the umpteenth television, the hundredth hairdryer model. Yes I\u2019m overdoing it, in actual fact, there is space still for projects of authentic design. But to carry them out we need to change the mentality of the people, the collective sentiment. When I walk along the street and look around me, I see cyborgs mainly, not people. The cyborg of science fiction is a man-machine, it is a man with \u2018artificial limbs\u2019, it satisfies different functions. Present-day technological progress without doubt allows us to project useful \u2018artiticial limbs\u2019, in certain cases vital. But the \u2018limbs-goods\u2019 which crowd the contemporary market do not belong to this category. Today, the most marginal function of cell phones is allowing you to make a phone call. The computer too is a great invention of our times, I have respect for it. But I am firmly against its decline into object-goods. Because the personal computer carries within itself a very dangerous message \u2013 with this machine you can do whatever you like even though you don\u2019t know how. It is not important if you don\u2019t know how to do a graphic work or a design work, you just need the impression of knowing how and believing you know how. Man is the animal who has conquered the whole world thanks to his capacity to realize \u2018limbs\u2019. From the invention of fire, flint scratched into the stone, to the invention of the word. At the beginning of our history every limb was the result of a long intellectual conquest. Today, all over the world, new devices are being invented every day. And while before it was the limbs which were useful to man now it is men themselves who have become limbs for a blind system. In our society people share a dream \u2013 or rather an illusion \u2013 of infinite comfort. The new generations of the wealthier classes exclude a priori the possibility of a profession which is not recognised as \u2018intellectual\u2019. The result is that industry has difficulties in finding carpenters or other artisans, while thousands of graduates declare themselves unemployed. It is one of the most striking aspects of this society made up of \u2018limbs\u2019, men unaware they belong by now to the totalizing mechanism of parcellization of goods. It is urgent we get people used to rolling up their sleeves once more, to conquer the world, at whatever the cost.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<hr>\n<p><em>(Tratto da\/ from: <a href=\"http:\/\/www.faustolupettieditore.it\/catalogo.asp?id=54\">Nota Bene. I linguaggi della comunicazione. Cartografie\/Cartographys, n. 0 Anno 1,<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>Logo Fausto Lupetti Editore, Milano 2009. ISBN 978-8895962-45-0<\/a>)<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><em>Intervista a Enzo Mari<\/em><br \/>\n\u00c8 necessario che gli artefici dei progetti che vanno a comporre la citt\u00e0 siano degli artisti, come avveniva fino ad un passato piuttosto recente.<br \/><em>We need the creators of projects who go and compose the city, to be artists, as used to happen up to a fairly recent past.<\/em><\/p>\n","protected":false},"author":9,"featured_media":1385,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[11],"tags":[9,41,61,63,92,97,102],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1384"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/users\/9"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1384"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1384\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1410,"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1384\/revisions\/1410"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1385"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1384"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1384"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1384"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}