{"id":1297,"date":"2020-05-26T18:30:38","date_gmt":"2020-05-26T16:30:38","guid":{"rendered":"http:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/?p=1297"},"modified":"2020-06-18T19:23:19","modified_gmt":"2020-06-18T17:23:19","slug":"una-buona-reputazionea-good-reputation","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/una-buona-reputazionea-good-reputation\/","title":{"rendered":"Una buona reputazione<br \/><em>A good reputation<\/em>"},"content":{"rendered":"<p>Reputazione non significa immagine: le immagini possono contribuire a crearla, anzi a questo fine strumentale (tecnologico) sono essenziali, ma esse non bastano a trasformarsi in reputazione. per quanto avere una immagine, disporre di un <i>abito<\/i>, abbia a che vedere con la possibilit\u00e0 di percepire un individuo o un apparato o una marca (e la percezione \u00e8 sempre un rispecchiamento reciproco, una relazione asimmetrica ma comunque una relazione), proprio per questo e al di l\u00e0 di questo la reputazione pretende qualcosa che non riguarda soltanto il farsi vedere e l\u2019essere visti, ma riguarda \u2013 e sempre di continuo riguarda, torna a guardare, toccare, investire \u2013 il sentire, la sua estensione e intensit\u00e0 di campo. Dunque uno spazio relazionale fondato sulla fiducia e sulla partecipazione dei suoi attori reali e immaginari. <i>Insieme <\/i>reali e immaginari: quindi un territorio che \u00e8 al tempo stesso materiale e immateriale, concreto e astratto.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<figure id=\"attachment_1299\" aria-describedby=\"caption-attachment-1299\" style=\"width: 355px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-1299\" src=\"http:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/abruzzese-1-256x300.jpg\" alt=\"\" width=\"355\" height=\"417\" srcset=\"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/abruzzese-1-256x300.jpg 256w, https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/abruzzese-1-1193x1400.jpg 1193w, https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/abruzzese-1-768x902.jpg 768w, https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/abruzzese-1.jpg 1276w\" sizes=\"(max-width: 355px) 100vw, 355px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-1299\" class=\"wp-caption-text\"><em>Illustrazione di MAT<\/em><\/figcaption><\/figure>\n<p><i>Messe <\/i>cos\u00ec le cose \u2013 appunto di <i>predisposizione <\/i>si tratta \u2013 \u00e8 necessario che, prima di parlare di reputazione, si sia in grado di valutare le condizioni dei dispositivi culturali, meglio dire socio-antropologici e simbolici, che in un determinato ambiente (nella cerchia degli affetti familiari e amicali cos\u00ec come nella cerchia dei gruppi sociali e della loro vita quotidiana, locale, nazionale e globale) sono in grado di funzionare, agire, fare pratica del mondo. In grado di andare nel senso, senso come direzione e sensibilit\u00e0, della fiducia che <i>serve<\/i>; c\u2019\u00e8 infatti di mezzo proprio il rapporto politico tra servo e padrone, la doppiezza enigmatica, originaria, del potere, del dominio. La fiducia \u00e8 un artefatto emotivo che serve a condividere, mettere in comune, valori e aspettative individuali e collettive.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Cosa dunque rappresenta avere oggi o tentare di avere una buona reputazione? \u00c8 bene cercare di rispondere a questa cruciale domanda sapendo che essa \u2013 la reputazione \u2013 significa l\u2019acquisizione di una qualit\u00e0 tutta particolare, risultato di un continuo processo di negoziazione e rinegoziazione; un patrimonio che di certo non si conquista per mezzo di un solo evento \u2013 adatto semmai a produrre miti e aureole ma non un processo, non la garanzia di una disponibilit\u00e0 incondizionata, di una apertura all\u2019altro che vi si voglia e possa intrattenere. Un evento \u00e8 adatto semmai a produrre potere ma non potenza. Una catena di eventi non \u00e8 di per s\u00e9 dinamica: a creare una reputazione \u00e8 ci\u00f2 che riempie i vuoti tra un evento e l\u2019altro. \u00c8 in questi vuoti, in questo vuoto, che la vita quotidiana continua a <i>sopravvivere<\/i>. Mentre invece la comunicazione pubblicitaria in senso stretto, ma anche l\u2019insieme della comunicazione di impresa, sembrano pi\u00f9 spesso determinate a oscurare il vuoto \u2013 la sua domanda di <i>altro <\/i>\u2013 piuttosto che correre il rischio di farne esperienza. a coprirlo dei propri contenuti, piuttosto che servirsene per farli tacere. per farli cadere nel silenzio.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Solo pochi anni sono trascorsi da quando, in una mia prefazione a un saggio di Luigi Mariano (<i>Responsabilit\u00e0 etica d\u2019impresa<\/i>. <i>Teorie e buone pratiche<\/i>, Liguori 2007), mi era parso, pur con qualche sforzo, di potere coniugare tra loro in modo pacifico i bisogni dell\u2019Impresa (sono essi tattiche o strategie, arbitrio della necessit\u00e0 o del desiderio?) e l\u2019ambiente sociale in cui tali bisogni si manifestano nella forma rovesciata di offerta, di promessa tangibile, realizzata. Eccedendo in dialettica, arrivavo a \u201ccogliere il forte rapporto \u2013 del tutto eccentrico, sicuramente trasgressivo, anticonvenzionale \u2013 che qui, proprio ai bordi della pubblicit\u00e0 tradizionale, si instaura tra comunicazione commerciale e interesse sociale, tra promozione del prodotto e promozione dell\u2019uomo, tra profitto economico e ridistribuzione delle risorse, tra l\u2019opportunismo di chi vuole vendere e l\u2019altruismo di chi vuole donare, tra lo spirito del Mercante, lo spirito del principe e il sentimento popolare. tra tattica e strategia, e tra sfruttamento e progetto\u201d.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Pochi anni sono passati, ma da allora ad oggi abbiamo assistito ad una catastrofe globale di portata straordinaria, cio\u00e8 fuori di ogni ordine. Di ogni ordine della societ\u00e0 moderna, passata e presente: dei suoi modelli economici e politici, dei suoi valori individuali e collettivi. Dei suoi conflitti materiali e immateriali, ideologici. all\u2019euforia per un salto altrettanto clamoroso e travolgente delle forme di comunicazione \u2013 il transito dai linguaggi analogici della civilt\u00e0 di massa ai linguaggi digitali della civilt\u00e0 post-industriale; dai media delle identit\u00e0 collettive ai personal-media di identit\u00e0 in frantumi, troppo forti e\/o troppo deboli rispetto agli equilibri dei rapporti nazionali e internazionali \u201cclassici\u201d, conformi allo spirito degli stati nazionali e delle classi sociali \u2013 non \u00e8 corrisposta un\u2019epoca di rinascita dei contenuti espressi dai processi di civilizzazione e occidentalizzazione del mondo. anzi mai come oggi si \u00e8 data la piena dimostrazione della crisi di reputazione di quanti detengono posizioni di responsabilit\u00e0: gruppi, apparati, istituzioni, imprese, movimenti.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<figure id=\"attachment_1300\" aria-describedby=\"caption-attachment-1300\" style=\"width: 355px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-1300\" src=\"http:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/abruzzese-2-01-214x300.jpg\" alt=\"\" width=\"355\" height=\"498\" srcset=\"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/abruzzese-2-01-214x300.jpg 214w, https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/abruzzese-2-01-998x1400.jpg 998w, https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/abruzzese-2-01-768x1078.jpg 768w, https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/abruzzese-2-01-1095x1536.jpg 1095w, https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/abruzzese-2-01.jpg 1223w\" sizes=\"(max-width: 355px) 100vw, 355px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-1300\" class=\"wp-caption-text\"><em>Il banco dei pegni in un\u2019illustrazione del \u2018700. (http:\/\/venezia.myblog.it)<\/em><\/figcaption><\/figure>\n<p>Crisi di reputazione che colpisce il mondo e non soltanto l\u2019Italia. Importante capirlo, dal momento che ad affrontare il problema della perdita di reputazione del nostro sistema nazionale in modo per cos\u00ec dire provinciale (esiste un provincialismo cosmopolita, ed anzi lo sguardo provinciale \u00e8 forse uno degli ingredienti storici del cosmopolitismo come ideologia e come stile intellettuale) sono in particolare, e con non poche ambiguit\u00e0, proprio coloro che appartengono ai suoi pi\u00f9 riconosciuti settori di punta, di eccellenza (design, moda, lusso, arte, loisir, creativit\u00e0 urbana). proprio gli scrittori e lettori di riviste come questa. per parte mia, credo invece che insistere sul nostro degrado nazionale (da quando?), presentandolo come una anomalia, una deviazione dal novero delle altre nazioni economicamente pi\u00f9 forti e politicamente pi\u00f9 sviluppate, ha il difetto e il torto di fare credere che le culture egemoni di queste nazioni \u2013 massima espressione dell\u2019occidente \u2013 siano per noi l\u2019obiettivo da raggiungere, mentre invece la portata della crisi globale in cui stiamo precipitando mostra che, a venire meno in modo davvero irreversibile, \u00e8 proprio la capacit\u00e0 di traino dei loro stessi modelli. Il loro crollo \u00e8 una apocalisse, cio\u00e8 la rivelazione del loro contenuto e della loro storia.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Alla eclissi di credibilit\u00e0 della pi\u00f9 parte dei <i>protagonisti <\/i>dei regimi democratici e dei sistemi di mercato, e al conseguente calo di fiducia nella loro immagine (quanto pi\u00f9 pubblicamente esibita), partecipano anche, come reazione opposta, forme di fiducia spinte al massimo: tanto in eccesso da trasformarsi in speranza incondizionata e gioco d\u2019azzardo. Tali sono le fiammate di consenso ottenute o tentate sul fronte delle politiche populiste. E tali sono le passioni accese dai social media digitali, in direzioni che, a seconda dei contesti geopolitici e socioculturali, vanno dallo spirito insurrezionale a quello utopico. Pi\u00f9 in generale: per un verso la digitalizzazione del mondo e le biotecnologie sembrano offrire la fantasmagorica promessa di una \u201crealt\u00e0 aumentata\u201d, quindi una potenza \u2013 sovranit\u00e0, <i>auctoritas <\/i>\u2013 gi\u00e0 davvero disponibile, <i>a portata di mano<\/i>, e del tutto impensabile con le precedenti tecnologie; per altro verso si \u00e8 aperta una terribile scissione tra la esasperata pretesa di autorit\u00e0 delle forme di dominio sociale e l\u2019effettiva reputazione dei loro gruppi dirigenti. alla crescita dei new media, delle loro pratiche dal basso e dall\u2019alto (con effetti virali di velocizzazione delle relazioni di potere e dei conflitti, di massima turbolenza, di instabilit\u00e0 sociale e di conseguenti spinte reazionarie), corrisponde la perdita di reputazione di chi governa l\u2019economia e la politica, ma anche le istituzioni del sapere, della ricerca e formazione professionale: gli apparati che hanno o meglio avrebbero dovuto avere la funzione di creare nuove classi dirigenti.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Sono questi i motivi sostanziali per cui non posso pi\u00f9 condividere l\u2019ottimismo o quantomeno la credibilit\u00e0 di quanto mi \u00e8 accaduto di scrivere nel 2007, anno di vigilia di un tracollo finanziario che sta producendo una vera e propria regressione sociale, tanto pi\u00f9 se vista sulla base dei valori di cui la modernit\u00e0 si \u00e8 servita per costruire il proprio mito positivo, salvifico. Le sue retoriche della felicit\u00e0. Le sue estetiche dei consumi. E quindi mi sembra che anche la prospettiva con cui sono qui chiamato a collaborare debba sapere mettersi in discussione. Rileggiamo gli obbiettivi di questa prospettiva: \u201cNegli ultimi anni le strategie aziendali si sono sempre pi\u00f9 orientate ad ottener valore non soltanto dal profitto economico, ma anche attraverso la ricerca di un corretto bilanciamento delle aspettative dei diversi pubblici con cui l\u2019impresa intreccia relazioni quotidiane. La questione centrale diventa la definizione effettiva del valore: se si quantifica puntualmente il valore economico, restano incerte le qualit\u00e0 del valore ambientale e del valore sociale, cos\u00ec come la loro misurazione. L\u2019attuazione della responsabilit\u00e0 sociale di impresa e le conseguenti opere filantropiche per il bene della comunit\u00e0 rappresentano un potenziale \u201ccontenuto emozionale\u201d che l\u2019impresa utilizza, associandole alla propria immagine, come valore aggiunto in grado di differenziare, posizionare e conferire competitivit\u00e0\u201d.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Lo dico a modo mio: il valore economico non \u00e8 al <i>centro <\/i>di un oggetto di interesse sociale \u2013 o meglio dire territoriale, per non rischiare di concepire il consumo, il mercato e le merci come qualcosa di separato dal sociale e di contrario al cittadino o all\u2019umano. Questo valore va calato nella certezza (<i>certo <\/i>\u00e8 ci\u00f2 che \u00e8 <i>deciso<\/i>, diviso dai conflitti che lo attraversano) di una rete di relazioni (l\u2019<i>inter-essere <\/i>contrasta ogni costituzione fondata sull\u2019individualismo, sulle sue prospettive verticali e lineari) in cui ogni punto di incrocio \u00e8 insieme centro e periferia di complesse negoziazioni sociali. Ma, ad evitare un eccesso di utopia, va aggiunto che l\u2019idea di una viva compenetrazione tra la sfera dei bisogni economici e quella dei bisogni sociali (idealmente e ideologicamente considerati come bisogni umani) non \u00e8 riconoscibile come un <i>principio <\/i>\u2013 origine, valore o fine che si voglia intendere \u2013 ma piuttosto come un continuo configgere tra le due sfere. Un <i>massacro<\/i>, una violenta e dolorosa, mortale, ferita della carne degli esseri umani e delle cose per mezzo delle quali essi sentono il mondo. Ragione per cui non pu\u00f2 esservi mai nessuna riconciliazione e armonia tra l\u2019economico e il sociale se inteso come il suo contrario e il suo controllore. Solo conflitti, tensioni e passioni.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<figure id=\"attachment_1301\" aria-describedby=\"caption-attachment-1301\" style=\"width: 355px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-1301\" src=\"http:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/abruzzese-3-01-212x300.jpg\" alt=\"\" width=\"355\" height=\"502\" srcset=\"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/abruzzese-3-01-212x300.jpg 212w, https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/abruzzese-3-01-990x1400.jpg 990w, https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/abruzzese-3-01-768x1086.jpg 768w, https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/abruzzese-3-01-1086x1536.jpg 1086w, https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/abruzzese-3-01.jpg 1240w\" sizes=\"(max-width: 355px) 100vw, 355px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-1301\" class=\"wp-caption-text\"><em>Illustrazione di MAT<\/em><\/figcaption><\/figure>\n<p>Nulla \u2013 se non la duplice falsa coscienza che si nasconde nell\u2019uso che noi moderni facciamo tanto delle ideologie affermative quanto di quelle negative \u2013 pu\u00f2 spingerci a obiettare, contestare le pratiche di convergenza tra responsabilit\u00e0 di impresa e responsabilit\u00e0 sociale: infatti tutte le nostre professioni, ogni nostro lavoro e divertimento, appartengono alla violenza che le buone intenzioni umanitarie di tali pratiche comportano: quella violenza che il contratto sociale ha fatto propria per distinguerla da quella inumana della Natura. Ne faccio io stesso parte nello scriverne ora e qui. Voi nel leggermi. Nulla da obiettare dunque, su queste pratiche se non la necessit\u00e0 di ripensarle alla radice, di prenderne le distanze pur essendo costretti a esercitarle. A servirle. Tutto bene, se non fosse che gli attori in grado di portare avanti un progetto siffatto non ci sono. Non ci sono n\u00e9 quelli capaci di interpretarlo in modo disincantato \u2013 sarei tentato di dire in modo filosoficamente cinico \u2013 n\u00e9 quelli capaci di interpretarlo con rinnovata convinzione e decisione. Non possono esserci, date le condizioni di crisi sistemiche in cui siamo e a lungo saremo obbligati a operare. Non ci sono perch\u00e9 la tarda modernit\u00e0 ha cessato di creare classi dirigenti e soprattutto non ne dispone ora che sarebbero necessarie per affrontare la propria catastrofe. L\u2019assenza di risorse investite sulla ricerca e sulla formazione (o il loro cattivo uso: prigioniero dei propri stereotipi e dei propri committenti pubblici e privati) \u00e8 stata cos\u00ec lunga che, anche riprendendosi dal suo lungo sonno, potrebbe disporre di nuove classi dirigenti soltanto tra vari anni e cio\u00e8 gli anni necessari a rifondare i contenuti della scuola e dell\u2019universit\u00e0. Questa, nelle sue zone di eccellenza, crede di avere raggiunto un salto di qualit\u00e0, pensando ancora di dovere soddisfare i bisogni dell\u2019Impresa invece che produrre lavoro intellettuale attrezzato a trasformarla. Crede di dovere creare professionisti invece di classe dirigente. a questo punto il problema della reputazione va affrontato ripensandone i contenuti e non le forme di ostentazione.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Il discorso deve tornare a trattare i contenuti che, in processi di lunghissima durata, soltanto adesso sono culminati in tutta la loro tragicit\u00e0, e che la modernizzazione ha \u201cficcato\u201d dentro il significato della parola reputazione: contenitore ed anzi \u201ccorazza\u201d di una tradizione umanista che \u00e8 andata attrezzandosi e perfezionandosi nel tempo lineare delle religioni giudaico- cristiane e infine nelle religioni di stato, di classe e di partito. Dunque anche dei valori della cittadinanza e della democrazia, dei conflitti sociali e delle ideologie. Credo davvero che non si possa continuare a ragionare sui temi oggi di moda quali creativit\u00e0 urbana, solidariet\u00e0 sociale e ambientale, innovazione e vita quotidiana, mercati e sostenibilit\u00e0 delle risorse materiali o immateriali che siano, tornando sempre di nuovo a basarsi sui valori del modernismo e del progressismo.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Lo zoccolo irriducibile della tradizione moderna \u2013 dei suoi soggetti e dei suoi interessi, delle sue estetiche ed etiche \u2013 non si supera con gli espedienti del post-modernismo e del pensiero debole. Lo spirito del progresso come violenza sulla vita delle cose e insieme con esse dell\u2019essere umano, carnefice e vittima di se stesso, non si supera attribuendo una vocazione di per s\u00e9 liberatoria o rivoluzionaria alle innovazioni dei linguaggi virtuali e della societ\u00e0 delle reti; i deliri dei consumi non si superano con la repressione dei bisogni in cambio della sopravvivenza dei deliri del potere. La sfida \u00e8 quella di mettere in gioco la negazione e non la rinascita del pensiero rinascimentale; la negazione e non il ritorno di vocazioni identitarie fondate sul pensiero religioso delle narrazioni occidentali.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>L\u2019umanesimo non pu\u00f2 pi\u00f9 funzionare n\u00e9 come ricostituente della societ\u00e0 n\u00e9 come cura.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<hr \/>\n<p><span style=\"color: #3366ff;\"><strong>[english]<\/strong><\/span><\/p>\n<p>Reputation does not mean image: images can contribute to building a reputation, and, while they are an essential (technological) tool to achieving this aim, they are not enough to transform themselves into a reputation. For however much having an image, a suit, can be linked to being able to perceive an individual, an item or a brand (and perception is always a reciprocal mirroring, an asymmetrical relationship that is, nonetheless, a relationship), a reputation demands something which goes beyond just appearing and being seen (over and over again, touched and creating a certain impact), it has to do with feeling, its extension and the intensity of its range. It is, therefore, a relational space based on the trust and participation of its real and imaginary players. a real and imaginary whole: a territory that is both tangible and intangible, concrete and abstract. (&#8230;) What does having or striving for a good reputation mean? We should answer this crucial question well aware that it \u2013 a reputation \u2013 means acquiring a very special quality, the result of a continuing process of negotiation and renegotiation; it is not something you earn thanks to a single event \u2013 which is perhaps useful for creating myths and halos but not a true process, it is not an assurance of unconditional appeal, of an opening towards another with whom we want to or even can establish a relationship. An event may be able to produce power, but not potency. A chain of events is not, in and of itself, dynamic: what makes a reputation is that which fills in the gaps between one event and another. It is in these gaps, in this gap, that daily life continues to survive, whereas advertising in the purest sense, but also corporate communications as a whole, more often than not seems to obscure the gap &#8211; its demand for something else &#8211; rather than run the risk of learning something from it. It tries to cover it with its own content rather than use it to silence it.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>I truly believe that we cannot continue to grapple with today\u2019s trendy topics such as urban creativity, social and environmental solidarity, innovation and daily life, markets and the sustainability of material or immaterial resources by always returning to base ourselves on the values of modernism and progressivism. (&#8230;) The challenge is to put denial into play, and not the rebirth of Renaissance thought; denial and not the return of a vocational identity founded on the religious ideas of western thought. Humanism can no longer serve as a tonic, if you will, for society, nor as a cure.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<hr \/>\n<p><em>(Tratto da\/from: <a href=\"http:\/\/www.faustolupettieditore.it\/catalogo.asp?id=195\">NB. I linguaggi della comunicazione, Il valore dell\u2019impresa, N.1, Anno IV, Logo Fausto Lupetti Editore, Milano 2012.<\/a>)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La sfida \u00e8 quella di mettere in gioco la negazione e non la rinascita del pensiero rinascimentale.<\/p>\n","protected":false},"author":26,"featured_media":1298,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[11],"tags":[22,23,61,91,99],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1297"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/users\/26"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1297"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1297\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1303,"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1297\/revisions\/1303"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1298"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1297"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1297"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1297"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}