{"id":1133,"date":"2020-05-19T20:26:05","date_gmt":"2020-05-19T18:26:05","guid":{"rendered":"http:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/?p=1133"},"modified":"2020-06-18T19:27:00","modified_gmt":"2020-06-18T17:27:00","slug":"poetica-del-divenirepoetics-of-becoming","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/poetica-del-divenirepoetics-of-becoming\/","title":{"rendered":"Poetica del divenire<br \/><em>Poetics of becoming<\/em>"},"content":{"rendered":"<p><i>&#8220;Ma l&#8217;illusione manca e ci riporta il tempo nelle citt\u00e0 rumorose dove l&#8217;azzurro si mostra soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase.&#8221;<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>Eugenio Montale<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/em><\/p>\n<p>Gillo Dorfles \u00e8, da sempre, &#8220;critico e pittore assieme&#8221;(1). La riflessione di Paolo Fossati che evidenzia, appunto, la convivenza, in Dorfles, di una doppia vocazione, rimanda non solo a quel filone del Movimento per l&#8217;Arte Concreta che lo vide, assieme a Gianni Monnet, Bruno Munari e Atanasio Soldati tra i pi\u00f9 rilevanti artefici, protagonisti e interpreti di un rinnovamento dell&#8217;arte in Italia, ma anche ad un periodo (e ad un programma) che, ripercorrendo e riallacciando i ponti con alcuni stilemi delle avanguardie storiche, richiama l&#8217;attenzione sui vari linguaggi dell&#8217;arte, sui materiali e le tecniche, su un panorama che intreccia il mondo dell&#8217;architettura, del disegno industriale, dell&#8217;arredo e della moda, della musica, del manifesto pubblicitario, della scultura e della pittura, per dar vita ad una poliglotta estetica, ad una <i>sintesi delle arti (2)<\/i> che non \u00e8 \u2013 e non vuol essere \u2013 semplicistica riapertura o rievocazione nostalgica del <i>Gesamtkunstwerk<\/i>, ma brano riflessivo sulle varie declinazioni della creativit\u00e0 umana: e sull&#8217;apertura (apertura concreta, pi\u00f9 esattamente) di questa creativit\u00e0 ai bisogni quotidiani.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Il <i>Discorso tecnico delle arti <\/i>\u2013 apparso, nel 1952, in una collana (Saggi di varia umanit\u00e0) diretta da Francesco Flora per i tipi Nistri-Lischi di Pisa \u2013 \u00e8 cifra indicativa di una vivace e inconfondibile esperienza artistica che si metamorfosa in proposizione teorica per affrontare, appunto, un discorso sui rapporti e le interferenze che intercorrono fra i vari codici artistici. Un discorso che, se da una parte si inserisce nel dibattito estetico anticrociano dell&#8217;immediato dopoguerra avviato da Luciano Anceschi in tempi non sospetti con il saggio <i>Autonomia ed eteronomia dell&#8217;arte <\/i>(1936), dall&#8217;altra sottolinea l&#8217;importanza di una ritmicit\u00e0 (tonale e timbrica) che stabilisce &#8220;il reale valore dell&#8217;intervallo luminoso e dell&#8217;intervallo sonoro&#8221;<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0(3)\u00a0<\/span>all&#8217;interno dei vari orizzonti idiomatici. Fino a rilevare e rivelare &#8220;la necessit\u00e0 di uno spazio vuoto, la necessit\u00e0 di creare un particolare ritmo spaziale&#8221; che domina il mondo della pittura come quello della musica e della poesia (4), o delle arti in generale.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>A questa componente estetologica che nasce, appunto, da una pratica artistica e da una diretta conoscenza tecnica delle arti, Dorfles ha dedicato, in varie occasioni, una serie di riflessioni cruciali per sottolineare l&#8217;esigenza di una pausa (<i>Il ritorno della pausa <\/i>\u00e8, nel 1982, il titolo di un numero monografico della rivista <i>Taide<\/i>)(5), di uno spazio di rispetto \u2013 per l&#8217;arte, per la critica e per il pubblico \u2013 necessario a riscattare un intervallo perduto &#8220;nei termini di una sosta in quel continuo flusso percettivo che ci vede coinvolti&#8221; (6), a ricercare un adeguato spazio di distacco dalle innumerevoli sollecitazioni semiotiche di cui oggi \u00e8 pervaso e invaso il mondo. La <i>Necessit\u00e0 d&#8217;un ricupero del fattore intervallare<\/i>\u00a0(7) si presenta, difatti, a pi\u00f9 riprese, e con urgenza, per evidenziare non solo un costante <i>divenire delle arti e della critica (8)<\/i>, una metamorfosi della vita quotidiana condizionata dal nuovo che avanza, ma anche per &#8220;ristabilire e statuire <i>ex novo <\/i>un ruolo diverso alla nostra capacit\u00e0 percettivo-gustativa&#8221; (9). \u00c8 quanto afferma, ad esempio, in una relazione tenuta in occasione del Convegno di Montecatini conosciuto, nell&#8217;ambito familiare della critica e della teoria, con il sintagma <i>Critica O (10)<\/i>.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Le &#8220;misteriose e intuitive leggi del ritmo&#8221;(11) messe in campo con il <i>Discorso tecnico<\/i>, territorio cruciale per la creazione, per la pratica critica e per la fruizione dell&#8217;opera, ritornano, cos\u00ec, nel maggio del 1978, per segnalare una distanza indispensabile nei confronti di quella &#8220;iperdisponibilit\u00e0 all&#8217;ascolto, al visionamento, alla ricezione in generale di [&#8230;] messaggi totalmente o parzialmente \u2013 o equivocabilmente \u2013 estetici&#8221; che sollecitano e corrompono, a volte, l&#8217;autenticit\u00e0 di un giudizio assiologico. Dopo appena due anni, con <i>L&#8217;intervallo perduto <\/i>(1980), la considerazione si infittisce per indicare un itinerario, un fattore primario, una dominante che attraversa non solo i territori &#8220;della creazione artistica, ma addirittura di numerose condizioni di esistenza della nostra epoca&#8221; (12). &#8220;Si tratta&#8221;, sottolinea Dorfles, &#8220;di recuperare la capacit\u00e0 \u2013 o meglio la coscienza d&#8217;una capacit\u00e0 diastemica; si tratta di constatare come e perch\u00e9 in alcune manifestazioni epocali sia presente o assente questa costante-incostante cos\u00ec fondamentale per ogni creazione e per ogni equilibrio vitale. E si tratta anche di saper distinguere quando alcuni fenomeni artistici sorgono o sono sorti per l&#8217;assenza o la rinnovata presenza di questo fattore intervallare&#8221;(13). Di un intervallo, di un sintagma del tempo (14), di un vuoto e di una pausa che sono &#8220;nodo cruciale per l&#8217;arte e per la critica&#8221; (Trimarco)(15) e, nel contempo, necessit\u00e0 fisiologica da riconquistare all&#8217;interno di una planetaria ipertrofia segnica, di un &#8220;colossale e ubiquitario \u201cinquinamento immaginifico\u201d cui la nostra civilt\u00e0 abbia mai assistito&#8221;(16).<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>\u00c8 sulla scia dell&#8217;intervallo perduto che, per analizzare l&#8217;elettrocardiogramma del divenire dell&#8217;arte, della critica e della vita, Dorfles propone, seguendo la traiettoria luminosa del <i>nyat <\/i>(cos\u00ec \u00e8 espresso il vuoto nel Sutra del Mahayana), una ritemporalizzazione pi\u00f9 umana: efficace non solo a risvegliare le menti in preda ad una ormai diffusa ipnomedialit\u00e0 che segue &#8220;il meccanismo dell&#8217;ipnopedia&#8221;(17), ma anche a difendere le ultime labili linee dell&#8217;autenticit\u00e0.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<figure id=\"attachment_1135\" aria-describedby=\"caption-attachment-1135\" style=\"width: 398px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img decoding=\"async\" class=\" wp-image-1135\" src=\"http:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/tolve-2-01-263x300.jpeg\" alt=\"\" width=\"398\" height=\"455\" srcset=\"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/tolve-2-01-263x300.jpeg 263w, https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/tolve-2-01-1348x1536.jpeg 1348w\" sizes=\"(max-width: 398px) 100vw, 398px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-1135\" class=\"wp-caption-text\"><em>\u00a9 Lorem ipsum lorem ipsum lorem ipsum lorem ipsum lorem ipsum<\/em><\/figcaption><\/figure>\n<p>Per prendere una rivincita sui simulacri e sui luoghi comuni che creano un pluralismo omologante \u2013 o una omogeneit\u00e0 della diversit\u00e0 (Michaud) \u2013 e soffocano i focolai della diversificazione creativa, Dorfles pone allora sulla bilancia impazzita della societ\u00e0 contemporanea e dell&#8217;imbroglio culturale (Clifford), un andamento atto a decelerare il sisma degli eventi per ritornare alla purezza distensiva della fantasia fisiologica, del caro immaginar.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Lungo questo orizzonte di pensiero il paesaggio prospettato da Dorfles guarda, infatti, con cautela e fermezza, verso un necessario recupero della manualit\u00e0 e della tecnica per generare una \u2013 altrettanto necessaria \u2013 revisione estetica. E non solo nel campo della pittura (e dell&#8217;arte in generale) ma anche in quello di alcuni territori legati al mito e al rito, al mistero e al magico, al fantastico, al naturale, all&#8217;umano (18). Per Dorfles \u00e8 importante, adesso, ad apertura del nuovo millennio, generare un anticorpo in grado di immunizzare l&#8217;uomo \u2013 e con lui l&#8217;artista e il critico \u2013 da una overdose di artificiosit\u00e0. Ma anche risvegliare e accrescere la capacit\u00e0 immaginifica dell&#8217;uomo a partire proprio da una pratica manuale e artigianale che riattiva &#8220;tutti i rapporti con il nostro corpo&#8221; e riorganizza &#8220;la sua partecipazione&#8221; alle &#8220;attivit\u00e0 creative&#8221; della vita quotidiana (19). Un ritorno al corpo che non vuol dire, tuttavia, aborrire i nuovi mezzi di comunicazione e i nuovi strumenti elettronici. N\u00e9 tantomeno abbandonare le importanti conquiste tecnoscientifiche. Bens\u00ec riconquistare un fondamentale rapporto con la propria corporalit\u00e0 e con la propria essenza fisiologica, ritornare ad un modello emotivo capace di decelerare il passo sulle piste scivolose del presentismo e apprezzare nuovamente gli strumenti della vita, di un nucleo fragile in cui mentale e manuale, teorico e pratico si intrecciano indissolubilmente.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Ricuperare una pausa, un ritmo, un intervallo, vuol dire, allora, per Dorfles (per l&#8217;artista e per il teorico), allontanarsi da un pernicioso <i>horror pleni<\/i>, da una (in) civilt\u00e0 del rumore (ovvero da una &#8220;non civilt\u00e0 dell&#8217;informazione&#8221;)(20), da fattoidi disturbanti e viziosi, da una infezione semiotica deleteria al pensiero critico e alla creativit\u00e0. Vuol dire, infine, porre le basi educative (pedagogiche e soprattutto andragogiche) efficaci a generare una corretta \u2013 e quantomai urgente \u2013 riflessione sull&#8217;esistenza (21).<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<hr \/>\n<h6>(1)\u00a0P. Fossati, Il movimento arte concreta 1948-1958. Materiali e documenti, Martano Editore, Torino 1980, p. 27.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/h6>\n<h6><span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0(2)\u00a0<\/span>&#8220;<i>Sintesi tra le arti <\/i>\u00e8 un problema vitale&#8221;, scrive Franco Passoni nel dodicesimo Bollettino, &#8220;che via via assume nel mondo contemporaneo un\u2019importanza sempre pi\u00f9 urgente. \u201cSintesi non \u00e8 una formula \u2018ex novo\u2019 d\u2019un particolare modo d\u2019intendere o voler fare arte. Sintesi \u00e8 il diretto concorso di tecnici e artisti, sul piano della stretta collaborazione, per il raggiungimento finale d\u2019un concreto il quale aderisca alla funzione di armonia in colleganza fra il mondo della forma, lo spazio e l\u2019applicazione. Noi affermiamo che il prodotto \u00e8 l\u2019unico e inequivocabile soggetto sul quale tutti noi dobbiamo concentrare i nostri sforzi&#8221;. F. Passoni, <i>Le arti e la tecnica<\/i>, in &#8220;Arte concreta, bollettino n. 12&#8221; del Movimento Arte Concreta, 15 febbraio 1953, ora anche in S. Spriano, a cura di, I 15 bollettini del M.A.C., ristampa anastatica, Galleria Spriano Edizioni, Omegna 1981, p. 65.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/h6>\n<h6><span class=\"Apple-converted-space\">(3)\u00a0<\/span>G. Dorfles, <i>Discorso tecnico delle arti <\/i>(1952), Christian Marinotti Edizioni, Milano 2003, p. 87.<\/h6>\n<h6><span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0(4)\u00a0<\/span>G. Dorfles, Discorso tecnico, cit., p. 59.<\/h6>\n<h6><span class=\"Apple-converted-space\">(5)\u00a0<\/span>G. Dorfles, a cura di, <i>Il ritorno della pausa<\/i>, n. monografico della rivista &#8220;Taide materiali minimi&#8221;, a. 3, n. 4, sett.-dic. 1982, La Buona Stampa, Ercolano 1982. Un numero che Dorfles definisce chiamando a s\u00e9, tra l\u2019altro, una schiera di artisti (Bertholin, Renato Boerio, Gerardo Dicrola, Jeorge Eielson, Nino Longobardi, Enrico Luzzi, Mimmo Paladino, Ico Parisi, Angelomichele Risi, Nicola Salvatore e Irene Schwartz) per delineare non solo un terreno felice in cui ritorna il disegno teorico d\u2019impostazione intervallare ma anche \u2013 seguendo le linee programmatiche della galleria e della rivista \u2013 una via dedicata al &#8220;materiale minimo \u2013 ossia allo schizzo, l\u2019abbozzo, il non-finito, l\u2019embrionale, il magmatico&#8221; che, per Dorfles, &#8220;pu\u00f2 diventare la vera matrice di qualcosa di pi\u00f9&#8221;: non solo pream- bolo all\u2019opera autentica, al prodotto finito, ma anche, e soprattutto, componimento vivace, luogo di magma energetico e di intervallo in cui rintracciare gli elementi pi\u00f9 autentici dell\u2019opera e del procedimento artistico. &#8220;\u00c8, allora, in questo intervallo tra il momento ancora miocinetico del gesto e quello ponderato della costruzione che si cela \u2013 non sempre ma spesso&#8221;, suggerisce Dorfles, &#8220;l\u2019unica traccia di quel tempuscolo o corpuscolo di nuovo, di genuino, di automatico, di cui noi stessi non ci eravamo accorti, ma che costituisce l&#8217;unica autentica base d&#8217;ogni nostra successiva creazione&#8221;. La pausa, l&#8217;intervallo e il materiale minimo (attraversato, quest&#8217;ultimo, da un punto di vista pi\u00f9 strettamente creativo) fanno anche da stradario ad una ricomparsa personale di Dorfles \u2013 del critico e dell&#8217;estetologo ormai indiscutibili su un piano strettamente accademico \u2013 alla pittura.<\/h6>\n<h6><span class=\"Apple-converted-space\">(6)\u00a0<\/span>M. Musaio, Pedagogia del bello. Suggestioni e percorsi educativi, Franco Angeli, Milano 2007, p. 180.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/h6>\n<h6><span class=\"Apple-converted-space\">(7)\u00a0<\/span>G. Dorfles, \u00c8 ancora possibile un giudizio assiologico?, in E. Mucci, P. L. Tazzi, Teoria e pratiche della critica d&#8217;arte. Atti del convegno di Montecatini, maggio 1978, Feltrinelli, Milano 1979, pp. 15-17.<\/h6>\n<h6><span class=\"Apple-converted-space\">(8)\u00a0<\/span>A cui Dorfles ha dedicato due volumi esemplari, <i>Il divenire delle arti <\/i>(Einaudi, Torino 1959) e <i>Il divenire della critica <\/i>(Einaudi, Torino 1976).<\/h6>\n<h6><span class=\"Apple-converted-space\">(9)\u00a0<\/span>G. Dorfles, \u00c8 ancora possibile un giudizio assiologico?, cit., p. 14.<\/h6>\n<h6><span class=\"Apple-converted-space\">(10)\u00a0<\/span>&#8220;Il sintagma <i>Critica O<\/i>&#8220;, si legge nella Premessa alla pubblicazione degli Atti, &#8220;era suscettibile di letture diverse: una era quella offerta dal livello pi\u00f9 formalizzato equivalente al significato di numero zero di una pubblicazione periodica; se il grafema O manteneva il significato di numero, si instaurava anche un secondo livello di lettura, il grado zero della critica; se invece il grafema O era riferito alla vocale o, come congiunzione disgiuntiva (e tale lettura era possibile solo in italiano), il sintagma assumeva il significato di critica o qualche altra cosa che la critica non era, o non lo era pi\u00f9\u201d.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/h6>\n<h6><span class=\"Apple-converted-space\">(11)\u00a0<\/span>G. Dorfles, Discorso tecnico, cit., p. 54.<\/h6>\n<h6><span class=\"Apple-converted-space\">(12)\u00a0<\/span>G. Dorfles, <i>L\u2019intervallo perduto<\/i>, Einaudi, Torino 1980, p. 8.<\/h6>\n<h6><span class=\"Apple-converted-space\">(13)\u00a0<\/span>G. Dorfles, L\u2019intervallo perduto, cit., p. 9.<\/h6>\n<h6><span class=\"Apple-converted-space\">(14) \u00a0<\/span>Per tale questione si vedano almeno Nicomaco di Gerasa, <i>Manuale di Armonica<\/i>, V, 244, in L. Zanoncelli, <i>La manualistica musicale greca<\/i>, Guerini e Associati, Milano 1990 (pp. 152-153); \u00c1. Szab\u00f2, <i>The beginnings of greek mathematics<\/i>, D. Reidel Publishing Company, Dordrecht 1978; F. R. Levin, <i>The Manual of Harmonics of Nichomacus the Pythagorean<\/i>, Phanes Press, New York 1994.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/h6>\n<h6><span class=\"Apple-converted-space\">(15)\u00a0<\/span>A. Trimarco, <i>L\u2019angelo della critica<\/i>, in Gillo Dorfles, pubblicazione edita in occasione del conferimento della cittadinanza onoraria di Paestum, MMMAC, Fisciano 1999, p. 15. Ora, con lo stesso titolo, anche in Id., <i>L\u2019arte e l\u2019abitare<\/i>, Editoriale Modo, Milano 2001, pp. 48-51.<\/h6>\n<h6><span class=\"Apple-converted-space\">(16)\u00a0<\/span>G. Dorfles, L\u2019intervallo perduto, cit., p. 18.<\/h6>\n<h6><span class=\"Apple-converted-space\">(17)\u00a0<\/span>G. Dorfles, <i>Simulacri e luoghi comuni<\/i>, Tempo Lungo Edizioni, Sarno (SA) 2002, p. 47.<\/h6>\n<h6><span class=\"Apple-converted-space\">(18)\u00a0<\/span>A. Tolve, <i>Alcune curiosit\u00e0 sulle linee attuali dell&#8217;arte (e della vita). Un dialogo con Gillo Dorfles<\/i>, in &#8220;ArsKey&#8221;, a. 1, n. 1, p. 78: &#8220;Io ho sempre sostenuto l\u2019importanza di forme artistiche che abbiano un\u2019immediata corrispondenza con la manualit\u00e0 e con la corporeit\u00e0 dell&#8217;artista. Naturalmente questo non significa privilegiare l\u2019artigianato sugli altri procedimenti dell\u2019arte. Tuttavia, l&#8217;uomo da sempre ha voluto dare e lasciare un&#8217;impronta del suo corpo. Detto questo, credo che oggi (o anche domani) l&#8217;efficacia della sua fisicit\u00e0 e della sua manualit\u00e0, sia non solo inevitabile e imprescindibile ma, direi, anche quasi obbligatoria&#8221;.<\/h6>\n<h6><span class=\"Apple-converted-space\">(19)\u00a0<\/span>G. Dorfles, <i>Se l&#8217;artista spegne il pc e torna a fare l&#8217;artigiano<\/i>, in &#8220;La Lettura&#8221;, inserto domenicale del &#8220;Corriere della Sera&#8221;, a. 1., n. 3, domenica 27 novembre 2011, p. 3.<\/h6>\n<h6><span class=\"Apple-converted-space\">(20)\u00a0<\/span>A. Tolve, <i>Horror pleni. La (in)civilt\u00e0 del rumore. Un dialogo con Gillo Dorfles<\/i>, in &#8220;Segno. Attualit\u00e0 Internazionali d\u2019Arte Contemporanea&#8221;, a. XXXIII, n. 220, luglio-settembre 2008, p. 96.<\/h6>\n<h6><span class=\"Apple-converted-space\">(21)\u00a0<\/span>Per tali questioni si veda A. Tolve, <i>Gillo Dorfles. Arte e critica d&#8217;arte nel secondo Novecento<\/i>, La Citt\u00e0 del Sole, Napoli 2011. E particolarmente il capitolo <i>L&#8217;autentico, l&#8217;inautentico, l&#8217;attuale <\/i>in cui ho calibrato l&#8217;attenzione sulla produzione teorica di Dorfles dagli anni Novanta del Novecento al 2011.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/h6>\n<hr \/>\n<p><span style=\"color: #3366ff;\"><b>[<\/b><b>english<\/b><b>]<\/b><\/span><\/p>\n<p><em>&#8220;But the dream fails and time returns us\u00a0to the raucous towns where the sky shows only in broken pieces pinched high between the cornices of buildings.&#8221;<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>Eugenio Montale<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Gillo Dorfles has always been \u201cboth critic and painter\u201d(1). The thoughts of Paolo Fossati which show, in fact, how Dorfles has a dual vocation, refers not only to that theme running through Movimento per l\u2019Arte Concreta which saw him, with Gianni Monnet, Bruno Munari and Atanasio Soldati among the most important originators, actors and key players of a renewal of art in Italy, but also to a period (and to a programme) which, rediscovering and restoring links with some stylistic features of the historic avantgarde movements, draws attention to the various languages of art, the materials and the techniques, to a panorama which weaves together the world of architecture, industrial design, interior design and fashion, music, advertising billboards, sculpture and painting to create a universal aesthetic language, a fusion of the arts (2), which is not, and does not set out to be, a simplistic reopening or nostalgic re-evocation of the Gesamtkunstwerk, but a reflection on the various versions of human creativity and on the opening-up (or more specifically a concrete opening-up) of this creativity to daily needs.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>The Discorso tecnico delle arti, which appeared in 1952 in a series (Saggi di varia umanit\u00e0) directed by Francesco Flora for the publishers Nistri-Lischi in Pisa, is indicative of a lively and distinctive artistic experience which is metamorphosed into a proposed theory for tackling in fact a discorso or discourse on relationships and interferences between the various artistic codes. A discourse which, although on the one hand is part of the aesthetic anti-Croce debate immediately after the War launched by Luciano Anceschi in times of peace with the essay Autonomia ed eteronomia dell\u2019arte (1936), on the other hand underlines the importance of a tone and timbre rhythm which establishes \u201cthe real value of the light interval and of the sound interval\u201d within the various idiomatic perspectives. Even noting \u201cthe need for an empty space, the need to create a particular spatial rhythm\u201d which dominates the world of painting like that of music and poetry (3) or of the arts in general.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>To this aesthetological component which comes, in fact, from artistic practice and direct technical knowledge of the arts, Dorfles has dedicated, on various occasions, a series of crucial reflections to underline the need for a pause (Il ritorno della pausa was, in 1982, the title of a monograph edition of the magazine Taide)(4) , of a space of respect \u2013 for art, criticism and for the public \u2013 needed to redeem a lost interval \u201cwithin the terms of a pause in that constant flow of perception in which we\u2019re involved\u201d (5), to seek an adequate space for detachment from the countless semiotic stresses of which the world today is pervaded and invaded.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>La Necessit\u00e0 d&#8217;un ricupero del fattore intervallare (6)\u00a0appears, in fact, urgently and on several occasions, to highlight not only a constant ongoing progress of arts and criticism (7), a metamorphosis of daily life conditioned by the encroaching new, but also to \u201cre-establish and set up from scratch a different role for our capacity for perception and taste\u201d (8). This is what he states, for example, in a talk given at the Montecatini conference known, in the familiar environment of criticism and theory, by the syntagma Critica O (9).<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>The \u201cmysterious and intuitive laws of rhythm\u201d (10) brought into play with the Discorso tecnico, a crucial area for the creation, for criticism and for enjoyment of the work, return in this way, in May 1978, to indicate an essential distance with respect to that \u201chyperwillingness to listen, to view, to receive in general [&#8230;.] messages totally or partially \u2013 or unequivocally \u2013 aesthetic\u201d which stress and corrupt, at times, the authenticity of an axiological opinion.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>After just two years, with L\u2019intervallo perduto (1980) the consideration deepened to indicate an itinerary, a primary factor, dominance which traverses not only the territories \u201cof artistic creation, but even numerous conditions of existence of our age\u201d (11). \u201cIt is a question\u201d, underlined Dorfles, \u201cof regaining the ability, or rather the awareness of a diastemic ability. It is a question of noting how and why in some epochal events this constant-inconstant, so essential for every creation and all vital equilibrium, is present or not. It is also a question of distinguishing when some artistic phenomena arise or have arisen due to the absence or renewed presence of this interval factor\u201d (12). An interval, a sintagma of time (13), a void and a pause which are a \u201ccrucial node for art and criticism\u201d (Trimarco) (14) and, at the same time, a physiological need to regain within the planetary sign hypertrophy a \u201ccolossal and ubiquitous \u2018pollution of images\u2019 which our civilisation has never seen before\u201d (15).<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>It is in the wake of the intervallo perduto, the lost interval, that, in order to analyse the electrocardiogram of the trend in art, criticism and life, following the light path of the nyat (this is how the void is expressed in the Mahayana Sutra), Dorfles proposes a more human rebuilding of time: effective not only in reawakening minds in the grip of a now widespread \u201chypnotic mediality\u201d which follows \u201cthe mechanisms of the hypnopaedia\u201d (16) but also defining the last faint lines of authenticity.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>In order to claim victory against the simulacra and the commonplaces which create a homogenising pluralism or a homogeneity of diversity (Michaud) and put out the incipient fires of creative diversification, Dorfles then places on the chaotic scales of contemporary society and of cultural fraud (Clifford) a trend suitable for slowing down the earthquake of events in order to return to the relaxing purity of natural imagination, of the caro immaginar.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>In this perspective of thought the landscape put forward by Dorfles looks, in fact, with caution and firmness, towards a necessary recovery of manual skills and technique to generate an equally necessary aesthetic overhaul. And not only in the field of painting (and of art in general) but also in that of some territories linked to myths and rituals, mysteries and magic, the fantastic, natural and the human (17). For Dorfles it is important now, as the new millennium begins, to generate an antibody able to immunise humans, including the artist and the critic, against an overdose of artificiality. And also reawaken and increase the capacity for imagination of mankind starting in fact from manual and artisanal practice which reactivates \u201call relationships with our body\u201d and reorganises \u201cparticipation\u201d in the \u201ccreative activities\u201d of daily life (18). A return to the physical side which does not mean however abhorring the new means of communication and the new electronic instruments. Nor even less so abandoning the important technical and scientific conquests. But instead regain a fundamental relationship with our own corporality and with our own physiological essence, returning to an emotional model able to slow down the pace on the slippery slopes of presentism and appreciate again the instruments of life, of a fragile nucleus in which mental and manual, theoretical and practical are inextricably interwoven.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Regaining a pause, a rhythm, an interval, means then for Dorfles (for the artist and for the theoretician) moving away from a pernicious horror pleni, from an (un) civility of noise (or from a \u201cnon-civility of information\u201d) (19), from disturbing and vicious factoids, from a semiotic infection damaging to critical thought and to creativity. It means, finally, laying the educational bases (pedagogic and above all andragogic) effective in generating a correct, and very urgent, reflection on existence (20).<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<hr \/>\n<h6><span class=\"Apple-converted-space\">(1)\u00a0<\/span><i>P. Fossati, <\/i>Il movimento arte concreta 1948-1958. Materiali e documenti<i>, Martano Editore, Turin 1980, p. 27.<\/i><\/h6>\n<h6><span class=\"Apple-converted-space\">(2)\u00a0<\/span><i>\u201cThe fusion among arts is a crucial problem\u201d, wrote Franco Passoni in the twelfth Bollettino, \u201cwhich is gradually taking on an increasingly pressing importance in the contemporary world. A fusion is not a brand new formula or a particular way of understanding or producing art. The fusion is the direct concurrence of technicians and artists, on a close cooperation level, for the ultimate achievement of something concrete in accordance with the function of harmony in the connection between the world of form, space and practical application of collective work. If we examine our era for the purpose of making a diagnosis, it is first of all absolutely necessary to note that the pace of production and construction hinges on acceleration. We claim that the product is the only and unmistakable subject on which we must all concentrate our efforts\u201d. F. Passoni, Le arti e la tecnica, in &#8220;Arte concreta, bulletin no. 12&#8221; of the Concrete Art Movement, 15 February 1953, now also in S. Spriano, editor, I 15 bollettini del M.A.C., anastatic reprint, Galleria Spriano Edizioni, Omegna 1981, p. 65.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/i><\/h6>\n<h6><span class=\"Apple-converted-space\">(3)\u00a0<\/span>G. Dorfles, Discorso tecnico delle arti (1952), Christian Marinotti Edizioni, Milan 2003, p. 59.<\/h6>\n<h6>(4) G. Dorfles, edited by, Il ritorno della pausa, monograph edition of the magazine Taide materiali<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span>minimi, a. 3, no. 4, September &#8211; December 1982, La Buona Stampa, Ercolano 1982. An edition set out by Dorfles by summoning, among others, an array of artists (Bertholin, Renato Boerio, Gerardo Dicrola, Jorge Eielson, Nino Longobardi, Enrico Luzzi, Mimmo Paladino, Ico Parisi, Angelomichele Risi, Nicola Salvatore and Irene Schwartz) to map out not only a happy terrain in which the theoretical design of an interval layout makes a comeback but also, following the programming lines of the gallery and magazine, a path dedicated to the \u201cminimum material, i.e. the sketch, draft, the unfinished, the embryo, the magma\u201d which, for Dorfles, \u201ccan become the true basis for something more\u201d, not just a preamble to the authentic work, to the finished product, but also, and above all, a lively component, a place of energetic magma and interval in which to retrace the more authentic elements of the artistic procedure and work. \u201cIt is then\u201d, suggested Dorfles, \u201cin this interval between the still myokinetic moment of the gesture and the weighted one of the construction where, not always but often, the only trace of that infinitesimal time interval or corpuscle of the new, the genuine, the automatic, is concealed, of which we ourselves were not aware but which constitutes the only authentic base of all our later creations\u201d. The pause, the interval and the minimum material (the latter traversed by a strictly creative viewpoint) also serve as roadmap for a personal reappearance by Dorfles, of the critic and aesthetologist now incontrovertible on a strictly academic level, in painting.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/h6>\n<h6><span class=\"Apple-converted-space\">(5)\u00a0<\/span><i>M. Musaio, <\/i>Pedagogia del bello. Suggestioni e percorsi educativi<i>, Franco Angeli, Milan 2007, p. 180.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/i><\/h6>\n<h6><span class=\"Apple-converted-space\">(6)\u00a0<\/span><i>G. Dorfles, <\/i>\u00c8 ancora possibile un giudizio assiologico?<i>, in E. Mucci, P. L. Tazzi, <\/i>Teoria e pratiche della critica d&#8217;arte. Proceedings of the Montecatini conference<i>, May 1978, Feltrinelli, Milan 1979, pp. 15-17.<\/i><\/h6>\n<h6><span class=\"Apple-converted-space\">(7)\u00a0<\/span>To which Dorfles has dedicated two exemplary books, Il divenire delle arti (Einaudi, Turin 1959) and Il divenire della critica (Einaudi, Turin 1976).<\/h6>\n<h6><span class=\"Apple-converted-space\">(8)\u00a0<\/span><i>G. Dorfles, <\/i>\u00c8 ancora possibile un giudizio assiologico?<i>, cit., p. 14.<\/i><\/h6>\n<h6><span class=\"Apple-converted-space\">(9)\u00a0<\/span>The syntagma Critica O\u201d, as we read in the introduction to the publication of the proceedings, \u201ccould be read in different ways. One was that offered by the more formalised level equivalent to the meaning of the zero edition of a periodical publication. If the grapheme O maintained the meaning of number, a second level of reading was introduced, the zero degree of criticism. If instead the grapheme O was referred to the vowel or, as a disjunctive conjunction (and this interpretation was only possible in Italian), the syntagma took on the meaning of criticism or something else which criticism was not, or was no longer\u201d.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/h6>\n<h6><span class=\"Apple-converted-space\">(10)\u00a0<\/span><i>G. Dorfles, <\/i>Discorso tecnico<i>, cit., p. 54.<\/i><\/h6>\n<h6><span class=\"Apple-converted-space\">(11)\u00a0<\/span>G. Dorfles, L\u2019intervallo perduto, Einaudi, Turin 1980, p. 8.<\/h6>\n<h6><span class=\"Apple-converted-space\">(12)\u00a0<\/span><i>G. Dorfles, <\/i>L\u2019intervallo perduto<i>, cit., p. 9.<\/i><\/h6>\n<h6><span class=\"Apple-converted-space\">(13)\u00a0<\/span>For this issue refer at least to Nicomaco di Gerasa, Manuale di Armonica, V, 244, in L. Zanoncelli, La manualistica musicale greca, Guerini e Associati, Milan 1990 (pp. 152-153); \u00c1. Szab\u00f2, The beginnings of Greek mathematics, D. Reidel Publishing Company, Dordrecht 1978; F. R. Levin, The Manual of Harmonics of Nichomacus the Pythagorean, Phanes Press, New York 1994.<\/h6>\n<h6><span class=\"Apple-converted-space\">(14)\u00a0<\/span>A. Trimarco, L\u2019angelo della critica, in Gillo Dorfles, published on the occasion of the granting of honorary citizenship of Paestum, MMMAC, Fisciano 1999, p. 15. Now, with the same title, also in Id., L\u2019arte e l\u2019abitare, Editoriale Modo, Milan 2001, pp. 48-51.<\/h6>\n<h6><span class=\"Apple-converted-space\">(15)\u00a0<\/span><i>G. Dorfles, <\/i>L\u2019intervallo perduto<i>, cit., p. 18.<\/i><\/h6>\n<h6><span class=\"Apple-converted-space\">(16)\u00a0<\/span>G. Dorfles, Simulacri e luoghi comuni, Tempo Lungo Edizioni, Sarno (SA) 2002, p. 47.<\/h6>\n<h6><span class=\"Apple-converted-space\">(17)\u00a0<\/span>A. Tolve, Alcune curiosit\u00e0 sulle linee attuali dell&#8217;arte (e della vita). Un dialogo con Gillo Dorfles, in &#8220;ArsKey&#8221;, a. 1, no. 1, p. 78: \u201cI\u2019ve always maintained the importance of artistic forms which have an immediate correspondence with manual skill and with the corporeality of the artist. Naturally this does not mean preferring craft over other artistic processes. However mankind has always wanted to give and leave an imprint on the body. Having said this, I believe that today (or also tomorrow) the efficacy of mankind\u2019s physicality and manual skill is not only inevitable and unavoidable but, I would say, also almost obligatory\u201d.<\/h6>\n<h6><span class=\"Apple-converted-space\">(18)\u00a0<\/span>G. Dorfles, Se l&#8217;artista spegne il pc e torna a fare l&#8217;artigiano, in \u201cLa Lettura\u201d, Sunday supplement of Corriere della Sera, a. 1., no. 3, Sunday 27 November 2011, p. 3.<\/h6>\n<h6><span class=\"Apple-converted-space\">(19)\u00a0<\/span>A. Tolve, Horror pleni. La (in)civilt\u00e0 del rumore. Un dialogo con Gillo Dorfles, in &#8220;Segno. Attualit\u00e0 Internazionali d\u2019Arte Contemporanea&#8221;, a. XXXIII, no. 220, July-September 2008, p. 96.<\/h6>\n<h6><span class=\"Apple-converted-space\">(20)\u00a0<\/span>For these questions see A. Tolve, Gillo Dorfles. Arte e critica d&#8217;arte nel secondo Novecento, La Citt\u00e0 del Sole, Napoli 2011.<br \/>\nAnd in particular the chapter L&#8217;autentico, l&#8217;inautentico, l&#8217;attuale in which I drew attention to the theoretical output of Dorfles from the 1990s to 2011.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/h6>\n<hr \/>\n<p>(Tratto da\/from: NB. I linguaggi della comunicazione, Parola Critica, Numero\/Issue 1, Anno\/Year Logo Fausto Lupetti, Milano 2015.)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 importante, adesso, ad apertura del nuovo millennio, generare un anticorpo in grado di immunizzare l&#8217;uomo, e con lui l&#8217;artista e il critico, da una overdose di artificiosit\u00e0.<br \/>\nIt is important now, as the new millennium begins, to generate an antibody able to immunise humans, including the artist and the critic, against an overdose of artificiality.<\/p>\n","protected":false},"author":34,"featured_media":1134,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[11],"tags":[9,14,37,80,106],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1133"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/users\/34"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1133"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1133\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1140,"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1133\/revisions\/1140"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1134"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1133"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1133"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1133"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}