{"id":1091,"date":"2020-05-18T20:01:11","date_gmt":"2020-05-18T18:01:11","guid":{"rendered":"http:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/?p=1091"},"modified":"2020-06-18T19:27:28","modified_gmt":"2020-06-18T17:27:28","slug":"una-citta-senza-nomea-nameless-city","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/una-citta-senza-nomea-nameless-city\/","title":{"rendered":"Una citt\u00e0 senza nome<br \/><em>A nameless city<\/em>"},"content":{"rendered":"<p>Dare un nome alle cose \u00e8 molto importante. \u00c8 importante per gli esseri umani &#8211; ognuno si d\u00e0 o gli viene dato un nome, elemento riassuntivo dell\u2019identit\u00e0 dell\u2019individuo &#8211; come lo \u00e8 altrettanto per le citt\u00e0.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Elias Canetti, grande autore del Novecento, afferma addirittura che \u00e8 soltanto quando una cosa ha un nome che esiste pienamente. In qualche modo, ci\u00f2 \u00e8 in sintonia con la tradizione originaria del pensiero giudaico-cristiano: nel Vangelo di Giovanni si legge: \u201cin principio era il Verbo\u201d e, ancora, \u201cil Verbo era presso Dio\u201d, \u201cil Verbo era Dio\u201d. E, se il verbo \u00e8 Dio, l\u2019atto della creazione coincide col fatto che si nomina una cosa. Se la cosa non ha un nome, la cosa non esiste.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Cosa c\u2019entra questo con la citt\u00e0? Io sono romano e Roma ha un mito fondativo esemplare i cui protagonisti sono Romolo e Remo, una coppia di gemelli che si rif\u00e0 alla mitologia di Castore e Polluce, dei quali soltanto il primo era immortale mentre l\u2019altro era destinato a morire: \u00e8 dunque ovvio che Remo debba soccombere a Romolo. Nel momento in cui Romolo d\u00e0 un nome alla citt\u00e0, recintandola, il fratello lo irride saltandone le mura, che sono ancora delle mura virtuali.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>La citt\u00e0, un tempo, era facilmente identificabile in virt\u00f9 dell\u2019esistenza di mura: le ultime grandi mura di citt\u00e0 che sono state abbattute sono &#8211; se non sbaglio &#8211; quelle di Pechino demolite per volere di Mao Zedong negli anni Cinquanta, con l\u2019affermarsi della rivoluzione cinese e la proclamazione della Repubblica Popolare.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Da allora, in poche altre citt\u00e0 del mondo \u00e8 accaduto lo stesso. Mao Zedong proclam\u00f2 &#8211; se non ricordo male, perch\u00e9 queste memorie marxiste sono ormai quasi sepolte, pi\u00f9 o meno volontariamente &#8211; che abbatteva le mura di Pechino affinch\u00e9 la campagna potesse entrare nella citt\u00e0. Di fatto, \u00e8 avvenuto l\u2019esatto contrario: la campagna \u00e8 stata invasa dalla citt\u00e0. E, al di l\u00e0 delle rivoluzioni cinesi, oggi l\u2019assenza di mura \u00e8 una caratteristica fondamentale di qualsiasi citt\u00e0.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Anche in Puglia, se pensiamo ad Araldo di Crollalanza e alla bonifica delle terre incolte, possiamo constatare che \u00e8 successo esattamente il contrario: l\u2019urbanizzazione ha occupato il territorio della campagna. Nel 1940, nel quadro della bonifica integrale, mio padre Roberto ha costruito insieme a Giorgio Calza Bini la citt\u00e0 di Incoronata, vicino Foggia. Ebbene oggi \u00e8 la citt\u00e0 di Foggia che si \u00e8 espansa a tal punto da raggiungere la citt\u00e0 di Incoronata, non il contrario. La citt\u00e0 contemporanea, dunque, non pu\u00f2 essere delimitata, ma &#8211; allo stesso tempo &#8211; non sappiamo pi\u00f9 cos\u2019\u00e8 \u2018citt\u00e0\u2019. Se andiamo in macchina da Rimini a Pescara, ci troviamo davanti allo stesso <i>continuum <\/i>di costruito, che non consente pi\u00f9 di distinguere tra ci\u00f2 che \u00e8 urbano e ci\u00f2 che non lo \u00e8. Tornasse in vita Engels, non ci capirebbe pi\u00f9 granch\u00e9! Il conflitto tra citt\u00e0 e campagna si \u00e8 risolto con la liquidazione della campagna. Ma c\u2019\u00e8 anche un\u2019altra osservazione da fare: se da un lato la citt\u00e0 si dissolve perdendo compattezza e diventando un <i>unicum <\/i>che inghiotte la campagna, dall\u2019altro, le mura delle nostre case (abitazioni domestiche, luoghi per molto tempo considerati inviolabili e fondamento dell\u2019esistenza privata dell\u2019individuo) vengono sistematicamente penetrate dalla televisione e da internet. Spettacolarizziamo volontariamente la nostra dimora e la mettiamo in collegamento col mondo. Allo stesso tempo, per\u00f2, si osserva uno strano fenomeno: lo spazio pubblico si sta privatizzando. Abito a Trastevere da molti anni ed \u00e8 ormai sempre pi\u00f9 frequente che incontri amici andando al supermercato piuttosto che in altri luoghi. Una volta al D\u00ec per D\u00ec, un\u2019altra alla Standa; pi\u00f9 difficilmente passeggiando per una piazza. Sento che i luoghi pubblici si stanno restringendo, se non dissolvendo. Ad esempio, il teatro in Trastevere \u00e8 diventato un cinema e quanto tempo ancora potr\u00e0 resistere come cinema? I cineclub di Trastevere sono quasi tutti chiusi.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Contro questo, io &#8211; che sono un\u2019animale urbano &#8211; sostengo con convinzione che dobbiamo abitare di pi\u00f9 i luoghi pubblici. C\u2019\u00e8 una battuta-chiave di Eduardo De Filippo in <i>Napoli Milionaria<\/i>, probabilmente il suo testo pi\u00f9 bello: Riccardo, il ragioniere che \u00e8 stato sfrattato da Amalia perch\u00e9 \u201cse non puoi pagare l\u2019affitto devi andartene\u201d (siamo nel negli anni Quaranta ma, forse, la situazione non \u00e8 poi cos\u00ec tanto diversa&#8230;), risponde: \u201cUn tempo la casa era nu poco tutta la citt\u00e0\u2026ma cambiare casa adesso, che appena uno esce di casa si sente come uno straniero?\u201d. Oggi invece soltanto la nostra casa, possibilmente di propriet\u00e0, anche se violata sistematicamente dalla televisione ci sembra il luogo dove possiamo sentirci sicuri. Appartiene sempre di pi\u00f9 al passato il sentimento che la nostra casa non si fermasse all\u2019alloggio, che la vera casa sia, almeno un poco, tutta la citt\u00e0.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<figure id=\"attachment_1093\" aria-describedby=\"caption-attachment-1093\" style=\"width: 430px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-1093\" src=\"http:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/nicolini-1-01.jpg\" alt=\"\" width=\"430\" height=\"355\" srcset=\"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/nicolini-1-01.jpg 823w, https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/nicolini-1-01-300x248.jpg 300w, https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/nicolini-1-01-768x634.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 430px) 100vw, 430px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-1093\" class=\"wp-caption-text\"><em>Strategie per lo spazio pubblico. Bruxelles<\/em><\/figcaption><\/figure>\n<p>Io, ripeto, sono un animale urbano. Sar\u00e0 per il fatto che sono nato durante la guerra e che i miei primi ricordi sono quelli dei bombardamenti che di notte ci costringevano a scendere nei rifugi, lasciando in me un senso di insicurezza riguardo alla propria casa. Ho cominciato a vivere senza paura nel momento in cui i bombardamenti sono cessati e subito ho sentito fisiologicamente come \u201cabitazione\u201d, come luogo in cui mi sentivo sicuro, tutta la citt\u00e0 di Roma. E per essere preciso, prima il mio quartiere, poi tutta la citt\u00e0. Sono cresciuto proprio come un animale urbano liberato dalla gabbia e credo che questo mi abbia poi aiutato a immaginare l\u2019Estate Romana: un progetto in controtendenza, in un periodo in cui tutti invitavano a chiudersi in casa per paura del terrorismo, ho invitato la gente ad uscire. Molti giovani che probabilmente rischiavano di andare a ingrossare le fila delle brigate combattenti per una causa sbagliata, voglio credere che, divertendosi alle maratone cinematografiche di Massenzio e agli altri appuntamenti dell\u2019Estate Romana, abbiano cominciato a capire che lo scopo fondamentale della vita non \u00e8 ammazzare il nemico, ma viverla. E questo, credo, dovremmo ricordarcelo anche oggi, in una situazione piena di tensioni che, per molti versi, somiglia a quella della fine degli anni Settanta. Soprattutto quando la parte che odia si autoproclama il partito dell\u2019amore. Quasi come nell\u2019invasione degli Skrull nell\u2019Universo Marvel, che avviene all\u2019insegna del messaggio \u201clui ti ama\u201d. Quando lo sento dire riferito a <i>quell\u2019uomo<\/i>, mi preoccupo: non credo che lui ci ami pi\u00f9 della Regina degli Skrull che voleva distruggerci. E ho paura.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>In questa situazione, credo sia importante ricordare a tutti noi che la vera casa di un essere umano \u00e8, almeno un poco, anche la citt\u00e0. Dobbiamo avere la capacit\u00e0 di ridare un nome alle cose, di ridare alla piazza il valore della piazza, di restituire ai luoghi d\u2019incontro (cinema, teatri, etc.) il proprio significato. Non \u00e8 una cosa facile.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Il lavoro progettuale che si fa sui loghi \u00e8 molto bello. Ma un un brand non potr\u00e0 mai sostituire la citt\u00e0. Quello che dobbiamo realizzare \u00e8 un progetto pi\u00f9 complesso. Ricordo, per esempio, fenomeni strani accaduti a Roma: prima ancora del periodo in cui la Capitale \u00e8 stata riempita di cartelli con l\u2019indicazione \u201cAuditorium\u201d &#8211; meravigliosa dimostrazione di come Freud avesse letto con acutezza la fragilit\u00e0 della nostra psiche, sindaci compresi&#8230; &#8211; ci fu il periodo in cui chiunque arrivasse a Roma, da qualsiasi parte provenisse, trovava il cartello che indicava \u201cStadio\u201d. Non si parla male di Carraro perch\u00e9 \u00e8 come sparare sulla Croce Rossa ma, siccome nel 1990 c\u2019erano i Mondiali di Calcio in citt\u00e0, il sindaco immaginava che Roma sarebbe stata invasa da una folla di turisti che domandava ansiosa: \u201cDov\u2019\u00e8 lo stadio?\u201d e, senza nemmeno posare le valigie in albergo, si riversava direttamente all\u2019Olimpico a vedere le partite di calcio!<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Ma analoghe deformazioni le ha avute anche un altro sindaco di Roma, proprio quello che ha preso il posto di Carraro: Francesco Rutelli, che ha bandito un concorso intitolato \u201cCento piazze\u201d. Come se il problema delle piazze romane fosse quello di avere un architetto in pi\u00f9, di segnare col travertino il ciglio delle aiuole, di ripavimentare il selciato con i sampietrini, di introdurre nuovi elementi di arredo urbano o di rifare il disegno dei lampioni. Questa \u00e8 una cosa che non funziona, che non pu\u00f2 funzionare. Perch\u00e9 il problema dello spazio pubblico non \u00e8 una questione che riguarda solo l\u2019architetto, non \u00e8 un problema tecnico. \u00c8 una questione che riguarda invece il cittadino, la capacit\u00e0 di noi tutti di dare allo spazio pubblico il significato di spazio pubblico. \u00c8 un problema di visione e di progetto politico.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Che cosa dobbiamo fare? Io non ho la ricetta. Non sarei in grado di proporre oggi una soluzione. E credo che anche quella da me proposta per Roma alla fine degli anni Settanta era legata a tante cose che non ci sono pi\u00f9 o che, comunque, sono molto cambiate. Ad esempio, non essendoci ancora la televisione privata, nasceva magari questa grande nostalgia per un film che si era visto e che poi non si poteva facilmente rivedere. Una nostalgia che oggi non \u00e8 cos\u00ec forte, perch\u00e9 posso recarmi in videoteca &#8211; o in altro posto simile \u2013 e comprarmi il mio DVD per guardarmelo a casa quando voglio. L\u2019effimero dell\u2019Estate Romana adesso non basta e, del resto, non ha mai voluto essere un modello. Bisogna trovare un\u2019altra cosa, inventare qualcosa di nuovo. Credo che dobbiamo muoverci pensando con una mentalit\u00e0 che oserei definire \u201csituazionista\u201d. Penso che Guy Debord abbia ragione: in un\u2019epoca in cui i progetti sono deboli, bisogna progettare le situazioni. \u00c8 sulle situazioni che si pu\u00f2 intervenire. E si pu\u00f2 intervenire soltanto se si riesce mantenere il distacco dai coinvolgimenti viscerali, se si riesce a prendere la distanza dalla propria maschera sociale per tentare, in questo modo, di affermare una propria identit\u00e0 non conformista. Penso alla \u201crivolta\u201d di Albert Camus.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<figure id=\"attachment_1094\" aria-describedby=\"caption-attachment-1094\" style=\"width: 386px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-1094\" src=\"http:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/nicolini-2-01-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"386\" height=\"258\" srcset=\"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/nicolini-2-01-300x200.jpg 300w, https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/nicolini-2-01-768x511.jpg 768w, https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/nicolini-2-01.jpg 977w\" sizes=\"(max-width: 386px) 100vw, 386px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-1094\" class=\"wp-caption-text\"><em>Los Angeles Riots<\/em><\/figcaption><\/figure>\n<p>Non si tratta di un fenomeno che interessa soltanto l\u2019Italia, di questo dobbiamo esserne consapevoli. Nel 1987 sono stato invitato dall\u2019amministrazione della citt\u00e0 di Los Angeles. Arrivato, ho trovato grandi rassegne stampa che parlavano di un certo Nicolini, un comunista, che faceva uscire la sera la gente a Roma, nel periodo del terrorismo. Mi avevano chiamato per questa ragione: volevano che la gente uscisse la sera, anche a Los Angeles. Dopo un mese di soggiorno, in cui ho girato tutte le parti di L.A. (dalle watts Towers di Simon Rodia alle prime case in cemento armato di wright, da Santa Monica al Disney Auditorium) ho tenuto un simposio intitolato \u201cLos Angeles after dark: dream or reality?\u201d Alla fine, ho risposto: \u201cNightmare\u201d. Questa era l\u2019unica possibilit\u00e0 per una citt\u00e0 che concepiva lo spazio pubblico soltanto come un percorso, come luogo di passaggio verso non-luoghi in cui fermarsi. Una metropoli dove tutto era rigorosamente separato: i coreani dai cinesi, gli afroamericani dai messicani&#8230; Infatti, soltanto un anno dopo la mia fallimentare visita come possibile medico (non mi sono mai saputo organizzare bene dal punto di vista professionale&#8230;) sono scoppiati i disordini di Los Angeles. Questo per dire che i problemi che abbiamo in Italia ci sono in tutte le parti del mondo. Anche in Francia, per esempio. L\u00ec c\u2019\u00e8 una politica assimilazionista: tendenzialmente l\u2019immigrato non \u00e8 guardato come un pericoloso criminale che \u201cabitualmente delinque\u201d, ma nelle periferie di Parigi e di altre citt\u00e0 si \u00e8 comunque creata una situazione di rivolta urbana. Io conosco bene la <i>banlieu <\/i>parigina e, dal punto di vista dei servizi, non c\u2019\u00e8 paragone con quella di Roma: Nanterre e Aubervilliers sono quartieri dove hanno sede teatri nazionali; Bobigny, che \u00e8 meno conosciuta, ha comunque un complesso di sale teatrali e spazi culturali straordinario dove hanno allestito i loro spettacoli autori come Lepage e Peter Sellars (tanto che il Petruzzelli &#8211; cui auguro una grande ripresa &#8211; ne avr\u00e0 da fare di strada prima di arrivare allo stesso livello). Nonostante questo, anche l\u00ec, i disordini ci sono stati.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>\u00c8 un problema molto complicato. Che pu\u00f2 fare un progettista? Evitare di bloccarsi sulle pregiudiziali ideologiche, di irrigidirsi in narcisistici dilemmi. Creare invece situazioni. E magari capire che alcuni modelli, un tempo accreditati, sono ormai falliti. Com\u2019\u00e8 fallito, ad esempio, il modello della citt\u00e0 d\u2019autore. Brasilia \u00e8 stata costruita su una visione di S. Giovanni Bosco: il missionario aveva sognato che la capitale del Brasile sarebbe stata costruita al centro geografico esatto del Brasile. E cos\u00ec \u00e8 stata fondata il 21 aprile (giorno in cui ricorre il Natale di Roma) del 1960, Anno Santo. Ci sono andato nel 1982, in occasione di un progetto dell\u2019Estate Romana, inseguendo il ministro italo-brasiliano che avrebbe dovuto finanziare il viaggio a Roma della batteria Imperio Serrano, la scuola di samba che quell\u2019anno aveva vinto il Carnevale di Rio. Ebbene, non l\u2019abbiamo trovato n\u00e9 a Rio de Janeiro n\u00e9 a Bahia n\u00e9, tanto meno, a Brasilia ma a San Paolo. A Brasilia abbiamo invece incontrato il Ministro della Cultura, il quale ci ha ricevuti in uno dei bellissimi edifici della citt\u00e0 e durante l\u2019incontro ci ha confessato: \u201cQuant\u2019\u00e8 difficile abitare in un\u2019opera d\u2019arte!\u201d. E aveva ragione: \u00e8 veramente difficile abitare in un\u2019opera d\u2019arte! Le citt\u00e0 d\u2019autore falliscono, nonostante le architetture eccezionali. La citt\u00e0 non ha &#8211; e non pu\u00f2 avere &#8211; il carattere della citt\u00e0 d\u2019autore. Questo significa anche che le stesse citt\u00e0 d\u2019arte sono in crisi: pi\u00f9 Roma che Bari. Dove c\u2019\u00e8 citt\u00e0 d\u2019arte spuntano dappertutto &#8211; inopportune e impertinenti &#8211; le <i>griffe<\/i>, i <i>brand<\/i>. Forse sta svanendo quel periodo in cui si \u00e8 creduto di poter costruire delle citt\u00e0 irreali, come Dubai o Abu Dhabi.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Si sta diffondendo per\u00f2 la tendenza a comportarci come <i>cyborg<\/i>: oggi, casa \u00e8 dov\u2019\u00e8 il nostro cellulare. Se si smarrisce il telefonino si perdono gli indirizzi, \u00e8 una catastrofe, come perdere il computer. Quando sento parlare di non-luoghi, penso anche al fatto che pochi luoghi posseggono tanta identit\u00e0 quanto le fermate della metropolitana di Mosca realizzata da Stalin e che pochi luoghi hanno invece cos\u00ec poca identit\u00e0 dei centri commerciali moscoviti costruiti dopo la caduta del comunismo. C\u2019\u00e8 qualcosa che non funziona: a dirla tutta, dovrebbe essere esattamente il contrario.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<figure id=\"attachment_1095\" aria-describedby=\"caption-attachment-1095\" style=\"width: 434px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-1095\" src=\"http:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/nicolini-3-01-300x243.jpg\" alt=\"\" width=\"434\" height=\"352\" srcset=\"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/nicolini-3-01-300x243.jpg 300w, https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/nicolini-3-01-768x622.jpg 768w, https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/nicolini-3-01.jpg 1240w\" sizes=\"(max-width: 434px) 100vw, 434px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-1095\" class=\"wp-caption-text\"><em>Skrull \u201cHe loves you\u201d.<\/em><\/figcaption><\/figure>\n<p>Vorrei concludere partendo da una riflessione da architetto: il Modulor di Le Corbusier, teoria di scala delle proporzioni concepita nel secondo dopoguerra, in fondo rappresenta la volont\u00e0 di evocare l\u2019armonia di forme della sezione aurea, e dunque un estremo tentativo di ritornare alla cultura classica, quel passato meraviglioso che abbiamo sempre amato.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Ho avuto una formazione culturale assolutamente sbagliata: mi sono formato con i libri della BUR, la Biblioteca Universale Rizzoli, perch\u00e9 costava poco e pubblicava tante cose. Ma ne ho desunto anche il pregiudizio &#8211; non so bene perch\u00e9 &#8211; che un testo fosse tanto pi\u00f9 bello, quanto pi\u00f9 fosse antico. Cos\u00ec ho cominciato la mia carriera di lettore &#8211; sebbene capendo pochissimo all\u2019inizio, dati i miei dodici anni &#8211; leggendo Cicerone, Eschilo, Sofocle, Monsignor Della Casa, <i>La Secchia Rapita <\/i>del Tassoni, il <i>Machbeth <\/i>di Shakespeare, insomma tutti i grandi classici. Cosa c\u2019\u00e8 di pi\u00f9 bello la sera per rilassarsi del leggere un canto de\u2019 <i>La Gerusalemme liberata? <\/i>\u00c8 un\u2019opera bellissima e se non l\u2019avete ancora letta lo dovete fare! Una meravigliosa storia d\u2019amore tra Armida e Rinaldo. Non come quella tra Clorinda e Tancredi che per amore si ammazzano, con grande piacere di lui nel battezzare l\u2019amata morente: mi vengono i brividi quando ci penso&#8230;Nella <i>Gerusalemme liberata<\/i>, invece, Armida addirittura dice che chi la uccider\u00e0 avr\u00e0 il suo corpo e alla fine &#8211; e credo sia questa la vera ragione per cui il povero Tasso \u00e8 stato sbattuto in prigione &#8211; i due se vanno via felici e contenti: Rinaldo prende in sella Armida, la pretesa maga pericolosissima, avviandosi a conquistare un nuovo regno. Questo per dire che la cultura classica \u00e8 bellissima, come si fa a non amare le proporzioni? Vorrei davvero che l\u2019uomo fosse misura di tutte le cose. La mattina, quando posso, faccio ginnastica e cerco di mettermi in posizione ricordando Cesare Cesariano, Vitruvio, il cerchio, il quadrato, il mio ombelico come l\u2019epicentro della misura proporzionale&#8230; C\u2019\u00e8 un articolo molto bello di Giuseppe Vaccaro, architetto straordinario, in cui afferma che \u00e8 bellissima l\u2019idea di Modulor avuta da Le Corbusier, per\u00f2 in architettura &#8211; a differenza che in musica &#8211; le proporzioni non seguono una legge prestabilita: quando un uomo entra in una chiesa, in un teatro, o quando cammina per una strada o attraversa la propria abitazione, non segue lo stesso percorso, non lo ripete identico tutte le volte. E allora? Dove vanno a finire questi rapporti proporzionali su cui ci ha tanto intrattenuto Le Corbusier? Sono rapporti che si sovrappongono all\u2019uomo e che compaiono per frammenti, sono valori estetici in qualche modo estranei agli aspetti essenziali dell\u2019esperienza reale. Dunque, a questo punto, dovremmo dimenticarceli: io dovr\u00f2 smettere di leggere la <i>Gerusalemme liberata <\/i>e tutti noi dovremmo mettere in soffitta l\u2019idea che l\u2019uomo \u00e8 misura di tutte le cose. Ecco che, allora, ritorna Elias Canetti: perch\u00e9 se l\u2019uomo non \u00e8 misura di tutte le cose, dobbiamo indagare su una cosa straordinaria, ovvero, l\u2019individuo nel momento in cui si smarrisce. Canetti ricorda un\u2019esperienza vissuta a Vien- na quand\u2019era giovane, una vicenda tristemente ricorrente: la polizia aveva sparato sugli operai in rivolta.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Canetti partecipa al corteo di protesta che, a un certo punto, prende la direzione del Palazzo di Giustizia e finisce per incendiarlo.<br \/>\nDa allora, Canetti, si terr\u00e0 sempre lontano dalle manifestazioni di massa (cosa che non c\u2019\u00e8 bisogno di fare, perch\u00e9 si pu\u00f2 benissimo partecipare ai cortei senza necessariamente arrivare ad appiccare incendi&#8230;). Riflettendo su quanto aveva vissuto in prima persona, rileva che c\u2019\u00e8 una tendenza della massa a inglobare in s\u00e9 l\u2019individuo. Ma quando parliamo di luogo pubblico, non dobbiamo intendere solo quello dell\u2019adunata o della manifestazione (magari quella in cui ci si stringe al compagno per sentirsi una sola cosa): il luogo pubblico \u00e8<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span>quel luogo in cui si pu\u00f2 stare con quella stessa libert\u00e0 con cui scegliamo il percorso quando entriamo in un posto.<br \/>\nSu questo tema, molte cose sono state pensate e sperimentate: basti pensare a tutta la tradizione surrealista, alla <i>d\u00e9rive<\/i>, etc. A partire da Walter Benjamin, sono state scritte delle cose molto belle; un mondo senz\u2019altro straordinario, ma forse passato. Partendo sempre da questo punto di vista, oggi, che cosa possiamo fare? Come possiamo muoverci nella citt\u00e0 con la stessa libert\u00e0 con cui scegliamo il percorso in un edificio? Questo \u00e8 il problema che tutti dobbiamo porci: architetti, sociologi, urbanisti&#8230; Dobbiamo riuscire nuovamente a creare un fondamento comune che ci unisca consentendoci tutta- via anche il conflitto. Perch\u00e9 spazio pubblico significa valori condivisi, e dunque significa Costituzione, significa civilt\u00e0. Se non c\u2019\u00e8 spazio pubblico, tutto questo muore. Dobbiamo muoverci in questa direzione, anche se davanti a noi abbiamo due grandi ostacoli che sono gi\u00e0 stati descritti molto bene da due straordinari scrittori del secolo passato: George Orwell e Aldous Huxley. In 1984, il primo ci ha fatto riflettere sulle insidie del Grande Fratello.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Il secondo ha descritto l\u2019ancor pi\u00f9 pericoloso e minaccioso \u201cMeraviglioso nuovo mondo\u201d (<i>The brave New World<\/i>), preannunciando con grande acutezza quale sarebbe stata la prigione per gli uomini del suo futuro (che coincide col nostro presente): il piacere. Nell\u2019epoca spaventosa immaginata da Huxley, l\u2019umanit\u00e0 \u00e8 soggiogata dall\u2019essere continuamente stimolata a soddisfare la bassezza dei propri desideri, \u00e8 imprigionata all\u2019interno del circuito di pulsioni e di vizi.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>La societ\u00e0 smette cos\u00ec di mettere in discussione il sistema di potere che la governa, abbandona l\u2019idea di reclamare una di- versa organizzazione della societ\u00e0: l\u2019uomo \u00e8 tanto felice da non riuscire pi\u00f9 a progettare. I tempi sono maturi per un\u2019invasione Skrull, al grido di \u201cLui vi ama\u201d.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<hr \/>\n<p><span style=\"color: #3366ff;\"><b>[<\/b><b>english<\/b><b>]<\/b><\/span><\/p>\n<p>From the chimera to the phoenix, from the old ENI logo (&#8230;) If the city dissolves, loses its compactness and at the same time becomes a continuous built environment that swallows up the countryside; in the same way the walls of our homes, of our domestic space, that place for so long considered inviolable, the foundation of the private existence of the individual, our homes are constantly penetrated by television, as well as by the Internet. we voluntarily use our homes as spectacle, connecting to the entire world. At the same time, we see a strange phenomenon, in which public space becomes private; I have lived in Rome, in the Trastevere neighbourhood, for many years, and I meet friends more frequently in a supermarket. (&#8230;) I\u2019ll say it again \u2013 I am an urban animal. Maybe it\u2019s because of when I was born, during the war, so my first memories are of the bombings that forced us into the shelters during the night (and of course this experience created a sense of insecurity even in my own home). I began to live without fear when the bombings stopped; at which point I suddenly felt that all of Rome was my home and I was safe there. To be exact: first came my neighbourhood, and then came the city. I grew up just like an urban animal freed from its cage; I think this is what brought about my idea for the Estate Romana&#8230;which was pretty important, because at a time when everyone was told to stay at home because of the threat of terrorism, I invited people to get out and about. (&#8230;) Public space is a place where one can enjoy the same freedom with which we choose a path when we go somewhere. Much has been done on this theme: think of the surrealist tradition, the d\u00e9rive, etc. Walter Benjamin wrote wonderful things about an extraordinary world, probably gone. What can we do today, following this same point of view? How can we move about our city with the same freedom with which we would walk through a building? This is the question we must ask ourselves, whether we are sociologists, architects or just the man in the street&#8230;Because we must find a common ground which unites us, offering security as well as room for diversity&#8230;Because we need to define public space; what does it signify? Shared values, therefore it signifies creation, it signifies civilization. If there is no public space, all of this dies&#8230; becomes like opinions on some television talk show in which everyone competes to see who can yell loudest. Of course, this is very, very far from the search for truth.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<hr \/>\n<p><i>(Tratto da:<a href=\"http:\/\/www.faustolupettieditore.it\/catalogo.asp?id=232\"> NB. I linguaggi della comunicazione, Foreste urbane, N.3, Anno IV, Logo Fausto Lupetti Editore, Milano 2012.<\/a>)<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/i><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Contro questo, io \u2013 che sono un\u2019animale urbano \u2013 sostengo con convinzione che dobbiamo abitare di pi\u00f9 i luoghi pubblici.<\/p>\n","protected":false},"author":32,"featured_media":1092,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[11],"tags":[74,108,14,41,61],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1091"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/users\/32"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1091"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1091\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1099,"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1091\/revisions\/1099"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1092"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1091"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1091"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1091"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}