{"id":1084,"date":"2020-05-18T19:39:58","date_gmt":"2020-05-18T17:39:58","guid":{"rendered":"http:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/?p=1084"},"modified":"2020-06-18T19:27:41","modified_gmt":"2020-06-18T17:27:41","slug":"design-fuori-luogo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/design-fuori-luogo\/","title":{"rendered":"Design fuori luogo"},"content":{"rendered":"<p>Non ci muoviamo nella stessa maniera da una citt\u00e0 all\u2019altra. I nostri gesti sono pi\u00f9 liberi in certi luoghi, pi\u00f9 lenti in altri, pi\u00f9 impacciati dove ci sentiamo sorvegliati, pi\u00f9 nobili negli spazi che elevano lo spirito, pi\u00f9 tesi e sulla difensiva in luoghi incivili. A Milano mi sento pi\u00f9 nobile, a Parigi pi\u00f9 rapido, a Zurigo pi\u00f9 chiuso. In breve, gli spazi interferiscono sul nostro comportamento.<\/p>\n<p>Alcuni luoghi, alcune situazioni generano aggressivit\u00e0, altri al contrario richiamano al rispetto. Sicuramente le circostanze dei fatti possono indurre di per s\u00e9 un comportamento aggressivo, ma quest\u2019ultimo assume forme ancor pi\u00f9 violente nel contesto di oggetti e spazi che gi\u00e0 mancano di rispetto e civilt\u00e0.<\/p>\n<p>Di fatto, il designer &#8211; insieme al paesaggista, all\u2019architetto e al light designer &#8211; interviene con l\u2019obiettivo di migliorare questa quotidiana interazione tra individuo e ambiente. Se spesso viene recriminata al progettista la cattiva qualit\u00e0 relazionale di un oggetto, un segno, uno spazio, un processo o una situazione, siamo ancora lontani dal considerare il design come il diretto responsabile del sistema di interazioni che si manifesta nel nostro ambiente di vita. E, ancor meno, dall\u2019imputare al design la natura dei flussi emotivi e delle sensazioni mentali e fisiche provate da chi si muove in un determinato luogo e in un particolare contesto sociale. Si tratta di aspetti difficilmente misurabili, quasi mai ricondotti direttamente alla responsabilit\u00e0 del progettista. I designer intervengono su queste relazioni senza sentire la responsabilit\u00e0 sociale che, per esempio, provano i medici; quest\u2019ultimi, infatti, sono ben consapevoli di essere direttamente responsabili della salute dei propri paziente e, indirettamente, della salute di tutti i cittadini del paese. \u00c8 evidente che tali aspetti fondamentali non sono contemplati nei progetti commissionati al designer, il quale &#8211; da parte sua &#8211; non si preoccupa affatto di sollevare simili riflessioni. Pertanto l\u2019analisi dell\u2019ambiente che ci circonda dimostra che gran parte dei segni, degli oggetti, degli spazi, dei processi e delle azioni con cui entriamo in relazione non presentano il rispetto che ci si aspetterebbe e sono complici della tristezza, del malessere e dell\u2019aggressivit\u00e0 diffusa.<\/p>\n<p>Credo che, malgrado tutto, possa essere interessante provare a considerare queste entit\u00e0 non-umane come se fossero persone e testare in qualche modo il loro comportamento. Ad esempio, possiamo farlo per analizzare le iscrizioni presenti negli spazi collettivi, sia pubblici che privati (visto che oggi non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 molta differenza). La domanda-chiave \u00e8 \u00abIn che modo mi parlano?\u00bb. Tranne tutti gli avvertimenti che sono l\u00ec esclusivamente per infliggere pene in caso di comportamenti sbagliati, o quelli che si sollevano da ogni responsabilit\u00e0, \u00e8 possibile constatare che siamo continuamente interpellati, avvertiti brutalmente, comandati, inutilmente sedotti, raramente ringraziati e, ancor meno, rispettati come cittadini responsabili. Al contrario, veniamo considerati come parte di una folla, materiale umano da governare e disciplinare. Pochissime iscrizioni ci sorridono. E sono ancor meno quelle che non prendono le distanze e non prendono troppo sul serio la situazione e la comunicazione in atto. Sono rare le iscrizioni che si comportano &#8211; come direbbero gli inglesi &#8211; da veri <i>gentlemen<\/i>. Quasi nessuna ci porta rispetto. E di questo, consciamente o inconsciamente, ce ne accorgiamo. Da questo insieme di dispositivi si diffonde un\u2019atmosfera in cui seduzione e autoritarismo si confondono. E questa dialettica risulta pi\u00f9 che mai enfatizzata nell\u2019attuale clima di sorveglianza. Naturalmente questa atmosfera cambia a seconda dei luoghi ed esistono ancora spazi accoglienti, ma il bilancio complessivo resta comunque negativo e la tendenza non promette bene.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Ci\u00f2 che \u00e8 relativamente facile rilevare a livello delle iscrizioni, risulta pi\u00f9 difficilmente decodificabile a livello degli oggetti e degli spazi. L\u2019atmosfera rimane un dato complesso da decifrare e, fortunatamente, da dominare. Uno spazio, un oggetto o un segno sviluppato a partire da criteri economici, funzionalistici e di sicurezza &#8211; senza alcun interesse verso la qualit\u00e0 dell\u2019interazione, la dimensione umana e sociale &#8211; considera l\u2019estetica, come anche la poesia, delle inutili facezie.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<figure id=\"attachment_1086\" aria-describedby=\"caption-attachment-1086\" style=\"width: 355px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-1086\" src=\"http:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/baur-2-01-212x300.jpg\" alt=\"\" width=\"355\" height=\"502\" srcset=\"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/baur-2-01-212x300.jpg 212w, https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/baur-2-01-990x1400.jpg 990w, https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/baur-2-01-768x1086.jpg 768w, https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/baur-2-01-1086x1536.jpg 1086w, https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/baur-2-01.jpg 1240w\" sizes=\"(max-width: 355px) 100vw, 355px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-1086\" class=\"wp-caption-text\"><em>Parvis de Silos, Progetto di segnaletica &#8211; Int\u00e9gral Ruedi Baur Paris<\/em><\/figcaption><\/figure>\n<p>Se nei centri storici delle nostre citt\u00e0 gli effetti della sovrapposizione di vincoli stabiliti da ingegneri, contabili e responsabili della sicurezza sono in parte compensati dalla presenza di edifici e di strutture urbane di qualit\u00e0, altrettanto non avviene nei quartieri teatro di segregazione urbana (<i>S\u00e9gr\u00e9gation urbaine <\/i>\u00e8 infatti il nome scelto per il nostro programma annuale di ricerca su forme pi\u00f9 civili di design, nell\u2019ambito dell\u2019istituto <i>Design2context <\/i>e del corso di studi <i>Civic-city<\/i>) e neppure in quelli che Marc Aug\u00e9 definisce non-luoghi. Oppure negli iper-luoghi descritti da Paul Virilio, popolati da individui neosedentari che vivono in citt\u00e0 deterritorializzate dove i luoghi si ripetono uguali ovunque.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Spazi che non rivelano direttamente delle destinazioni preferenziali (questi parcheggi, aeroporti, centri internodali, hotel, luoghi di ristorazione e queste fermate dei bus, sale d\u2019attesa, scale mobili, stazioni ferroviarie e della metropolitana) rappresentano, tuttavia, dei luoghi in cui trascorriamo del tempo importante.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>I progettisti moderni, per risparmiare i propri sforzi formali agli spazi pi\u00f9 nobili, hanno spesso trattati questi spazi pubblici con negligenza, lasciando ad altri il compito di trovare soluzioni puramente razionali.<\/p>\n<p>A questo punto, \u00e8 necessario riprendere la questione delle interazioni. Quelle tra i non-luoghi e gli individui &#8211; per non dire utenti &#8211; che li frequentano, generalmente obbligati a recarvisi e a passarci del tempo. Interazioni interessate principalmente da questioni di attesa, di circolazione e soprattutto di informazione necessaria alla fruizione di questi luoghi e all\u2019accesso verso le destinazioni desiderate. Dunque, per funzionare, questi spazi necessitano di informazione pi\u00f9 di altri. Si potrebbe anche os- servare che questi spazi dovrebbero essere espressamente pensati in risposta alle necessit\u00e0 di informazione reclamate da ciascun utente. Per esempio, sapere che ci troviamo nel posto giusto e avere la certezza che l\u2019organizzazione con cui abbiamo a che fare funziona senza problemi ci rilassa, al di l\u00e0 dell\u2019atmosfera da cui siamo circondati. Ma nell\u2019ambito dell\u2019approccio razionalista ancora dominante, questi non-luoghi sono concepiti sostanzialmente per rispondere a vincoli di flusso, sicurezza, informazione e commercio, senza alcuna preoccupazione per aspetti come l\u2019atmosfera, il benessere, l\u2019interazione. La logica della gestione della folla indifferenziata e indistinta appare contrapposta alla qualit\u00e0 dell\u2019interazione individuale, alla valorizzazione delle peculiarit\u00e0 del luogo e del contesto. A livello grafico, nei non-luoghi si assiste all\u2019invasione di non-segni &#8211; detti universali, ovvero ottimizzati &#8211; che sovrappongono tristezza alla tristezza e intercambiabilit\u00e0 alla decontestualizzazione. Segni senz\u2019anima, posizionati su supporti rispondenti a esigenze di lettura ottimale, di riproduzione seriale e di resistenza alle aggressioni e all\u2019effetto corrosivo.<\/p>\n<p>A questo punto, \u00e8 necessario mettere in discussione una delle credenze tanto sbandierate da chi difende un simile modello di luogo basato sul sistema della ripetizione. Da chi sostiene che gli spazi collettivi debbano necessariamente rispettare delle regole generalizzate e cita, come esempio, le logiche del sistema segnaletico stradale. Da chi ritiene possibile costruire la citt\u00e0 attraverso le regole, da chi pensa che i problemi si risolvano a colpi di norme, nazionali e internazionali. Da chi difende l\u2019ordine, visivo. Da chi oggi tenta di affrontare le complesse problematiche di accessibilit\u00e0 per i diversamente abili, imponendo anche in questi casi delle regole pensate per altri contesti e che, una volta applicate alla lettera, non soltanto rischiano di non funzionare ma soprattutto di lasciarci spazi ancor pi\u00f9 squallidi.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Questa credenza si riferisce alla nostra capacit\u00e0 di lettura dei segni e postula che un segno \u00e8 leggibile soltanto quando \u00e8 sempre identico a se stesso. Questa teoria tanto diffusa tra gli ingegneri, ma anche tra tanti designer, ignora una delle capacit\u00e0 pi\u00f9 sviluppate nell\u2019essere umano: la decodifica e la classificazione per categorie o per famiglie di segni. Cos\u00ec come siamo in grado di leggere un testo stampato in Times o in Bodoni, allo stesso modo, siamo in grado fin da piccolissimi di riconoscere un cane indipendentemente dal suo colore, dalla sua taglia e dalla variet\u00e0 di forma con cui viene rappresentato, poich\u00e9 facciamo riferimento a un codice interpretativo che abbiamo appreso molto presto. I ristoratori conoscono molto bene questo meccanismo: nonostante la moltitudine di segni impiegati per indicare le toilette per uomini e quelle per donne, \u00e8 quasi impossibile trovarsi in difficolt\u00e0 nel distinguere le une dalle altre. E anche se facessimo confusione, non sarebbe una tragedia. Infatti credo che, innanzitutto, sia fondamentale sdrammatizzare simili questioni. Un designer come Philippe Stark e il trattamento maestoso che ha riservato alla scalinata di accesso ai servizi igienici del caff\u00e8 Coste hanno contribuito, negli anni Ottanta, ad alleggerire l\u2019approccio puramente funzionale di questo genere di non-luogo, conferendogli uno statuto di rappresentazione.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<figure id=\"attachment_1087\" aria-describedby=\"caption-attachment-1087\" style=\"width: 355px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-1087\" src=\"http:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/baur-3-01-240x300.jpg\" alt=\"\" width=\"355\" height=\"443\" srcset=\"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/baur-3-01-240x300.jpg 240w, https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/baur-3-01-1121x1400.jpg 1121w, https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/baur-3-01-768x959.jpg 768w, https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/baur-3-01.jpg 1194w\" sizes=\"(max-width: 355px) 100vw, 355px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-1087\" class=\"wp-caption-text\"><em>Parvis de Silos, Progetto di segnaletica &#8211; Int\u00e9gral Ruedi Baur Paris<\/em><\/figcaption><\/figure>\n<p>Se trasferiamo questa questione al caso, per esempio, di un parcheggio pubblico possiamo constatare che questa tipologia di spazio \u00e8 connotata esclusivamente dalla razionalit\u00e0 del sistema con cui vengono posizionati i veicoli. Troviamo posto nel parcheggio, paghiamo e ci possiamo ritenere soddisfatti. Per\u00f2 sappiamo bene che questi spazi incutono paura. Un parcheggio sotterraneo gestito secondo l\u2019approccio razionale finisce per assomigliare al set di uno degli innumerevoli film dell\u2019orrore ambientati in questi luoghi. \u00c8 noto che la sensazione di disorientamento sempre presente in questo genere di posti privi di prospettiva esterna, pu\u00f2 infondere paure che, a loro volta, generano in noi ulteriore disorientamento. Per consentire un approccio sereno al luogo, \u00e8 necessario interrompere questo processo psicologico emancipandolo dalla tradizionale rappresentazione lugubre. E la segnaletica pu\u00f2 contribuire molto. Chiaramente, la sua funzione non potr\u00e0 trascendere dal fornire indicazioni sulla direzione, ma l\u2019obiettivo \u00e8 quello di utilizzare questa interazione essenziale per cercare di sdrammatizzare la situazione. E il risultato non sar\u00e0 certamente quello perseguito da un approccio funzionalista alla segnaletica. Un leggero slittamento visivo, una sottile autoderisione della situazione, un gesto poetico possono liberare l\u2019individuo da questi stereotipi negativi e restituirgli una realt\u00e0 diversa. Si tratta, dunque, di apportare un contributo d\u2019autore in uno spazio anonimo. Anche se, beninteso, il fine \u00e8 prima di tutto di poter parcheggiare la propria automobile, trovare facilmente l\u2019uscita pedonale, ritornare alla propria vettura e lasciare il parcheggio. Non si tratta di interrompere questo processo e l\u2019apporto dell\u2019autore sar\u00e0 tanto pi\u00f9 corretto e pertinente quanto pi\u00f9 sar\u00e0 capace di confrontarsi con questa situazione.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>\u00c8 proprio nell\u2019attenzione prestata alle necessit\u00e0 dell\u2019utente e all\u2019atmosfera in cui quest\u2019ultime trovano luogo che questi spazi conquistano qualit\u00e0. La segnaletica gioca un ruolo cruciale. Essa pu\u00f2 livellarsi alla tristezza dell\u2019ambiente, essere pura- mente razionale &#8211; limitarsi a numerare, a mettere delle frecce e ordinare &#8211; oppure, pu\u00f2 caratterizzare il luogo e la situazione, diventare strutturante e al contempo poetica, arrivando a produrre senso e immagine. Il punto non \u00e8 rendere \u00abcredibili\u00bb questi posti, ma portarli fuori dall\u2019anonimato dei non-luoghi. Fuori da questa diffusa sensazione di deresponsabilizzazione e disumanizzazione che troppo spesso li identifica.<br \/>\nPrendiamo in esame gli aeroporti. Nonostante il loro prestigio, per molto tempo sono stati considerati spazi internazionali neutri, al netto di qualsiasi espressione locale. Bisogna ammettere che c\u2019\u00e8 stato un periodo in cui l\u2019espressione internazionale poteva sedurre per la sua capacit\u00e0 di discostarsi da un localismo chiuso e vecchio stampo. Ma nel momento in cui l\u2019espressione internazionale diventa dominante al punto da eliminare tutte le differenze e da rappresentare la soluzione pi\u00f9 semplicistica, bisogna domandarsi se davvero questo internazionalismo \u00e8 ancora in grado di sedurre.<br \/>\nL\u2019alternativa non \u00e8 quella di ritornare al locale, ma di confrontarsi pi\u00f9 intensamente con il contesto. Cos\u00ec possiamo considerare l\u2019aeroporto come una zona internazionale, un altrove senza peculiarit\u00e0 in cui esprimersi attraverso questa lingua fondata su pittogrammi universali o, al contrario, trattarlo come la porta di accesso o di uscita di un territorio, come un luogo particolare con la sua storia, le sue specificit\u00e0, le sue qualit\u00e0. Pertanto \u00e8 chiaro che si tratta pi\u00f9 di contestualit\u00e0 che di localismo, pi\u00f9 di espressione specifica che di <i>globisch<\/i>, pi\u00f9 di creazione unica che di copia conforme e, dunque, pi\u00f9 di invito alla scoperta che di visita guidata.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<hr \/>\n<p><i>(Tratto da\/from: <a href=\"http:\/\/www.faustolupettieditore.it\/catalogo.asp?id=232\">NB. I linguaggi della comunicazione, Foreste Urbane, N.3, Anno IV, Logo Fusto Lupetti Editore, Milano 2012.<\/a>)<\/i><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I nostri gesti sono pi\u00f9 liberi in certi luoghi, pi\u00f9 lenti in altri, pi\u00f9 impacciati dove ci sentiamo sorvegliati.<\/p>\n","protected":false},"author":31,"featured_media":1085,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[11],"tags":[14,41,61,63,74,100],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1084"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/users\/31"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1084"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1084\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1090,"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1084\/revisions\/1090"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1085"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1084"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1084"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blueforma.it\/centro-interdisciplinare-di-ricerca\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1084"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}